L’ultimo rigore

Coreografia
Coreografia
Direttori di orchestra
Direttore di orchestra

 

‘Matera non perde mai’, sono i ragazzi e le ragazze della Curva Sud. A fine partita. Nessuno sembra volersene andare dallo stadio. La gente della gradinata sta lì. La curva ha il fiato di gridare ancora. ‘Grazie, ragazzi’. Eppure, ultimo rigore. E, addio. ‘Matera non perde mai’. Mentre il cielo si ingrigisce e non c’è tramonto, il Matera ha perso. Applausi degli ultras, che non vogliono muoversi dalla loro Curva (che non è curva, è un frammento fuori asse di un rettangolo).

Matera Paris
Matera Paris

E c’erano i ragazzi di Matera-Paris con lo striscione dipinto a mano. E gli abbracci per quelli venuti da Trani.

Chi tira i rigori?
Chi tira i rigori?

Il fotografo ha le lacrime a un passo. Nemmeno lui se ne vuole andare, come se non dovesse correre al suo giornale. Lascia la maglietta bianca a un ragazzino. Qualcuno posta subito una foto dei visi immalinconiti: ‘Come il 3 luglio’. Giorno dopo la Festa della Bruna, per chi di Matera non è. E’ passata la festa. Non se ne vanno dallo stadio. In attesa della nuova festa. Calciatori, con la mano sul cuore. Epica strana, il calcio. Chi dirige i cori mica la vede la partita. Ma è come se stesse campo. Dirige un’orchestra di fracassi e compulsioni, di cuore e cielo. Il direttore dei canti, si sacrifica voltando la schiena al campo. Un amico fraterno lo sorregge sul bilico di una balaustra.

Lontano dalla porta non si è soli
Lontano dalla porta non si è soli

Gato Diaz, questa volta, ha parato un solo rigore. E poi se ne è tornato sul campo pieno di buche della Valle del Rio Negro. Qualcuno ha giurato di averlo visto in giro a Matera. Niente da fare: era il 1958 quando parò quel rigore durato sette giorni. Qui, ieri, in due hanno mandato fuori il pallone. Gato ha fatto quello che doveva fare.

Adesso non ha più pensieri
Adesso non ha più pensieri
La bottiglietta del portiere
La bottiglietta del portiere

 

Il portiere se ne sta solo, l’altro portiere, questa volta, lo guarda da vicino. Lui sa della solitudine del portiere. E’ incerto: vorrebbe dargli qualche consiglio e una pacca sulle spalle, ma poi pensa che deve andare dalla parte sbagliata e allora pensa che potrebbe suggerirgli un errore. Bel dilemma. Quello che ora deve parare da un tocchetto alla palla, la spinge verso il tiratore che se la sistema sul dischetto. In realtà vorrebbe calciarla lontano. L’arbitro fischia.

Lentezza
Lentezza
Con lentezza
Con lentezza
Starà bene qui?
Starà bene qui?

Siete in due a essere soli. Portiere e tiratore. Che pensieri vi frullano nella vostra serietà? ‘Solo quando c’è il rigore vi ricordare di me, del vostro portiere’, rimproverava Stefano, se non ricordo male. C’è sempre chi non tira i rigori. Ho comprensione per chi alla fine non se la sente e se ne sta lì schiantato sul prato con la testa verso terra. Ma il portiere non può fuggire, ci deve essere. ‘Il portiere caduto alla difesa/Ultima vana, contro terra cela/la faccia e non veder l’amara luce’, era un poeta di Trieste a piangere assieme al quel numero uno con gli occhi colmi di timore e coraggio. Portieri sono stati, a leggere Darwin Pastorin, Camus, Nabokov e Evtushenko: sono certo che parassero bene. Come vorrei vederli giocare ancora…

 

Aspettando il rigore. Il cuore va a mille, ma non lo fai vedere
Aspettando il rigore. Il cuore va a mille, ma non lo fai vedere
Parchè la palla è andata fuori?
Parchè la palla è andata fuori?

’Il portiere si domanda in quale angolo l’altro tirerà’, e questo è Peter Handke, ostico e ruvido. Come si attiene a chi deve gettarsi per terra per afferrare un pallone troppo veloce. Il portiere sa dove il tiratore indirizzerà la palla, ma anche lui sa che l’altro sa. E un via vai di pensieri mentre corri verso la palla e il portiere cerca di confondere la sua paura e di contagiartene. Alla fine non sai perché ti butti da una parte e non dall’altra. Quanti sono lunghi undici metri? Visti da dietro la porta, molto pochi. Eppure, spesso, non si riesce nemmeno a centrarla. Non capisci perché, all’ultimo momento, il piede si è storto. La palla rimbalza contro i cartelloni della pubblicità e avverti un urlo da preda ferita scorrere gli spalti. Le mani vanno alla faccia, a nascondere gli occhi, come in una tragedia greca. Baggio calciò addirittura sopra la traversa e se lo sogna ancora la notte. Qui, a Matera, la palla va via di lato. Storie di centimetri. Il tiratore non vuole vedere i suoi compagni. Pietrificati sulla linea del centrocampo. Là bisogna tornare. Là da dove si dovrà, come in una giostra, ricominciare a girare. Appena un uomo in nero metterà fiato in un fischietto.

Sconfitti
Sconfitti

All’ultimo rigore.

'Matera non perde mai'
‘Matera non perde mai’
IncrediBile. Il cartello, appeso con lo scotch, è rimasto
IncrediBile. Il cartello, appeso con lo scotch, è rimasto

 

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10 pensieri riguardo “L’ultimo rigore

  • 2 Giugno 2015 in 11:06
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    La foto “la bottiglietta del portiere” è una poesia. Mi ha emozionato. Sono innamorato del gioco del Calcio ma di un Calcio semplice e genuino…proprio come quella foto. Ecco perché mi ha emozionato. Grazie e forza Matera!!!

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    • 2 Giugno 2015 in 12:01
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      Ciao, Giuliano. Grazie, forse la foto meno riuscita, ma quella che dà un pezzettino di umanità alla ‘solitudine’ del portiere. Sì, grazie Matera.

      Risposta
  • 2 Giugno 2015 in 20:12
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    In tutte le parole dette durante la telecronaca dei 90′ regolamentari, dei 30′ supplementari e dei rigori forse non sono riuscito ad esprimere le emozioni di un foto-racconto in bianco&nero. Matera ha vinto!

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    • 3 Giugno 2015 in 1:33
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      Sono d’accordo con te: Matera ha vinto. Fammelo dire da fiorentino un po’ intruso su quel campo di calcio. Come fotografo, non ero mai stato in un campo di calcio e non potevo seguire la partita dietro a una macchina fotografica, in più non sapevo bene come muovermi, ho cercato i momenti in cui mi emozionavo…

      Risposta
      • 3 Giugno 2015 in 14:37
        Permalink

        Beh, penso che ti porterai con te tre cose che non hai potuto fotografare: il boato sul gol di Coletti dell’1-0; l’ulrlo alla parata di Bifulco nella lotteria dei rigori; l’applauso finale….

        Risposta
        • 3 Giugno 2015 in 19:49
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          Un tempo volevo fotografare la musica…ho ben chiaro il boato, l’urlo e l’applauso finale. Il boato e l’applauso ho cercato di fotografarli, ma, come con la musica, mi devo arrendere. Ci riproverò. E saranno applausi per una vittoria…

          Risposta
  • 3 Giugno 2015 in 9:43
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    A Matera anche il calcio si trasforma in poesia. Attraverso questi splendidi scatti, si coglie davvero l’umanità di questo popolo che attendeva da anni un riscatto nel campo sportivo. Le immagini catturate in momenti di forte tensione emotiva sono il regalo che un fotografo di eccellenza possa fare a tutta la città, trasformando il tutto da un evento sportivo ad un evento storico e culturale di grande impatto sociale.
    Un servizio emozionante,
    grazie davvero.

    Risposta
    • 3 Giugno 2015 in 19:47
      Permalink

      Grazie a te. E’ Matera che fa miracoli…

      Risposta
  • 21 Giugno 2015 in 18:35
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    estasi. connubio di immagini e parole. racconto di emozioni.
    Molto molto bello.
    grazie. arriva diretto dal cuore al cuore.
    Biba

    Risposta
    • 22 Giugno 2015 in 13:10
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      Grazie, Biba…un abbraccio

      Risposta

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