Matera, la Festa della Bruna/Appunti per un racconto che non ho scritto

Il Generale
Il Generale

 

Volevo incontrare il Generale dei Cavalieri della Bruna fuori dalla Festa. Incontravo Angelo (un bel nome: Angelo Raffaele Tataranni) a palazzo Lanfranchi. Dove lavora. E poi lo rivedevo, orgoglioso, con elmo e corazza nei giorni della Festa.

Tre anni fa andammo alla sua stalla. Angelo ci fece incontrare Milano, il suo cavallo murgese. Era bellissimo, una criniera folta, il pelo lucente. Allora Milano aveva sedici anni e partecipava alla Festa da quando ne aveva tre.

Sedici anni. Angelo, se i miei appunti ritrovati non sono sbagliati, aveva sedici anni quando entrò fra i cavalieri. E’ cresciuto fra i cavalli. Figlio di contadini. Nato nei Sassi. L’esodo degli anni ’60 portò la sua famiglia ad Agna, il quartiere destinato alla gente che lavorava i campi e aveva gli animali. Degli anni dei Sassi, mi raccontò di ricordare che un puledro saltava il suo letto per uscire all’aperto.

Quel giorno, Angelo trottò per noi. Accennò un galoppo. Quando cavalca Angelo mi appare felice. So che quell’anno, non fu Milano il suo cavallo per la Festa.

Non so come si fotografano i cavalli. Non mi è mai riuscito.

L’ultima volta ho incontrato Angelo alla partita Matera-Como, semifinale dei play-off per la serie B. Era la fine del primo tempo. Lui fra la gente, io ai bordi del campo. Ci salutammo attraverso la rete e ci facemmo gli auguri per la partita e forse dimenticammo di incrociare le dita.

Milano
Milano

 

Il generale, Bruna 2012, Angelo Raffaele Tataranni

 

Il generale, Bruna 2012, Angelo Raffaele Tataranni

Il generale, Bruna 2012, Angelo Raffaele Tataranni

Il generale, Bruna 2012, Angelo Raffaele Tataranni

 

Ho fatto in tempo ad assistere alla vestizione del Generale nella camera della sua casa. Il primo anno mi sentii un intruso. C’era un uomo all’ingresso che controllava chi entrava, per fortuna c’era Antonio che mi aiutò a vincere la sua diffidenza. Oggi Angelo si veste in pubblico: nelle grandi sale di palazzo Lanfranchi. Scenografia di dignità regale.

Può costruirsi una nostalgia in poco tempo? Mi piaceva molto di più la camera nella quale Angelo diventava il Generale. Mentre aspettavo la metamorfosi, guardavo i piccoli soprammobili sopra il comodino. La moglie e la figlia vestiti con gli abiti dell’eleganza. Fotografi e uomini con la telecamera si arruffavano ai lati del letto, un po’ si sgomitava, ma alla fine trovavamo incastri che ci andavamo bene. Arrivò una fotografa da Roma, una famosa, e volle mettere tutti in fila. La guardai con qualche compassione. Ancora ci sorridiamo sopra sulla sua inconsapevole saccenza. Ho nostalgia perfino dello specchio dell’armadio nel quale, maledizione, finivamo sempre per rifletterci.

Il Generale e i cavalieri. Nella camera di Angelo
Il Generale e i cavalieri. Nella camera di Angelo

Alla fine, in quella camera, entrava anche un gruppo di cavalieri. Era come un’irruzione festosa e goliardica. Corazze, spade ed elmi cozzavano. Le armature cozzavano una contro l’altra. I pennacchi svolazzavano.

In cucina, sul tavolo, c’era la focaccia e le piccole paste.

Il generale, Bruna 2012, Angelo Raffaele Tataranni

Buona festa, Generale.

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