Matera, la Festa della Bruna/Appunti per un racconto che non ho scritto. L’auriga di un carro fiammeggiante

Belisario e le sue mule
Belisario e le sue mule

La Festa della Bruna ha il ritmo delle lunghe durate. Per questo ho fatto in tempo a conoscere Belisario. E’ stato l’auriga del Carro Trionfale per 36 anni. Dal 1975 al 2011. Strana parola, auriga. Popolare a Matera…: vetturino o conduttore non poteva funzionare. Al tempo dei greci, l’auriga manovrava i carri da guerra. E Belisario ne aveva la stoffa, il coraggio, i muscoli, la forza da contadino. E il volto.

Matera, festa della Bruna, auriga Belisario

Ho smarrito il quaderno degli appunti. Non ricordo quanti anni avesse Belisario quando lo incontrai, doveva essere vicino agli 80. E’ rimasta una registrazione che mai ho sbobinato. Andammo a trovarlo nella sua campagna, alla vigilia della Festa. Ebbi bisogno di un interprete, non capivo la lingua di queste terre. Volevo sapere delle sue storie con il Carro e lui, invece, mi raccontò di quando trebbiavano il grano a mano e facevano ruotare le mule sul raccolto. Voleva dirmi della sua vita: dei campi, degli animali, delle storie con i macellai. Per anni e anni, aveva fatto il carrettiere, Belisario. Mestiere di famiglia. Poi si sposò e decise che era tempo di comprarsi un camion. Era il 1962. Se interpreto bene i suoni della sua voce rimasti sulla registrazione (hanno il rimbombo dei bassi in una cantina dove si fa rhytm and blues), Belisario arrivò sulla nicchia riservata all’auriga grazie agli amici macellai di Matera. Ma di questo non parlò. Quel giorno aveva pensieri suoi o io non capii. Con la serietà delle grandi occasioni, si fece fotografare assieme alle mule. Ne aveva cinque. MI disse che ‘la notte non stava tranquillo’. Ci teneva a quegli animali. Mi disse anche che una volta accadde un miracolo: ‘Finì sul giornale, una mula aveva figliato’. Non so se lo aveva letto o se era una sua mula.

All’auriga spetta una dono, una ricompensa: prima della distruzione del Carro, si taglia la sua prora e gliela si offre. Belisario mi disse di non averne nessuna da mostrarmi. Le aveva compartite con chi proteggeva le mule nel viaggio fra le strade di Matera. Allora, vi era sedici mulattieri attorno al cocchio regale degli animali che trainavano il Carro.

Matera, festa della Bruna, auriga Belisario

Fu l’ultimo anno che condusse il Carro alla Festa. Non so se lo avesse intuito. Si vestiva con abiti scuri, la cravatta slacciata. Eleganza rurale che faceva a botte con il viso da vecchio delle campagne. Lo vidi un minuto prima che guidasse il Carro all’ultimo metro, sul Corso, prima arrivasse alla piazza dello strazzo. Non accelerò, non cambiò velocità, aveva il frustino alzato, ma posso giurare che non lo usò, almeno in quel frammento di secondo in cui mi passò davanti. Era già veloce. Non appena i ragazzi assalirono il Carro, lui fermò gli animali. E si rannicchiò su se stesso. Era magnifico, Belisario. Stava davvero guidando un Carro fiammeggiante.

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