Matera, la Festa della Bruna/Appunti per un racconto che non ho scritto. Michelangelo

 

Michelangelo
Michelangelo

Alcuni anni fa, primo stupore di Matera, Raffaele mi portò alla bottega di Michelangelo Pentasuglia. E mi disse: ‘Lavora la cartapesta’. Allora mi muovevo per la prima volta per la città. Già sapevo che ‘qualcosa stava accadendo’. Non sapevo nulla della Festa della Bruna. Nemmeno potevo immaginarlo. Quell’anno, 622esima volta che la Madonna da riccioli di seta se ne sarebbe andata in giro per le strade di Matera, Michelangelo avrebbe costruito il suo dodicesimo Carro (albo ufficiale). Lui mi raccontò di averne costruiti ben trentasei. Mi spiegarono che la costruzione del Carro è impresa di una squadra e lui era decenni che, dalla primavera all’estate, passava i giorni e le notti nel capannone di Piccianello a dare mano a un lavoro collettivo. Michelangelo, quando lo incontrai, aveva 74 anni.

Allora, su una rivista, ripetei: ‘Michelangelo lavora la cartapesta’. E poi continuai con trucchi da cronista: ‘La sua arte è ingenua e leggera. Costruisce le scenografie sante del carro che, ogni 2 luglio, viene trainato in processione da otto muli. E’ il giorno della Madonna della Bruna, protettrice della città. Michelangelo costruisce sculture che saranno distrutte nell’assalto finale al carro da parte dei materani più sfrontati e coraggiosi. Rituale di brutalità, notte di follia. L’arte di Michelangelo e degli altri maestri della cartapesta dura lo spazio di un corteo religioso’. Forse era la mia scrittura a essere ‘ingenua’. Scrissi in un gennaio, per una rivista di viaggi. Non volli tornare a casa per scrivere, mi regalai giorni incantanti. Scrissi in una casa sospesa sulle nebbioline che risalivano dalla Gravina. Allora, Matera, o, almeno, i suoi Sassi, mi entrarono nella pelle.

Michelangelo mostra ai fotografi il suo Carro
Michelangelo mostra ai fotografi il suo Carro

 

Quando chiesi a Michelangelo (i giornalisti non hanno mai fantasia) se non gli sembrava assurda e dolorosa la distruzione di un suo piccolo capolavoro, lui mi rispose senza guardarmi: ‘Una volta ho pianto. Ero un ragazzo. Non mi è più accaduto: la storia di Matera è la distruzione del Carro. Noi siamo nati con lo strappo’.

Mi raccontò che, nel 1947, non ebbe più voglia di andare a scuola. E allora entrò in bottega. Non so se da quel prozio di cui mi accennò. Mi disse che lavorava l’argilla. I Pentasuglia sono dinastia di artigiani e artisti a Matera. Chissà se il nome che Michelangelo si trovava addosso fu un caso o fu voluto dall’orgoglio superbo di una famiglia?

Mi spiegò che spalmava la carta con soli due strati di colla. Non so se a Caserta andava a prendere la carta o la colla. I miei appunti sono dispersi e frammentari, e c’è scritto che Michelangelo andava a Caserta.

Ricordo che lo vidi abbracciare Mariano, uno dei distruttori del Carro.

Michelangelo e Mariano, il costruttore e il distruttore
Michelangelo e Mariano, il costruttore e il distruttore

 

Ricordo che lo vidi vestito con gli abiti della festa quando, il 2 luglio, il Carro venne tirato fuori dal capannone. Era felice, Michelangelo. Mi piacque la sua cravatta allegra e variopinta in mezzo ad autorità vestite nero-matrimonio.

Ricordo la passeggiata trionfale di Michelangelo nella piazza trattenuta dalla polizia. Matera era tutta per lui, il Carro aveva riportato la Madonna a San Francesco e stava cominciando il suo ultimo viaggio per il Corso. Ancora pochi minuti e l’assalto lo avrebbe distrutto. Nemmeno immaginavo la furia sacra che stava per scatenarsi. Michelangelo, per un attimo, fu il signore della città. Era come se la piazza fosse stata vuota e allo stesso tempo osannante. I ragazzi della Bruna lo acclamarono.

La passeggiata trionfale di Michelangelo
La passeggiata trionfale di Michelangelo

Ricordo che non riuscii a tenere ferma la macchina fotografica. Michelangelo camminava svelto. Salutò e scomparve nella folla. La mia foto venne mossa.

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