Matera, La Festa della Bruna/Appunti per un racconto che non ho scritto. L’assaltatore

La distruzione
La distruzione

Ecco, vigilia della Festa a Matera. Mi piace pensare ai ragazzi che se la passeranno nei Sassi. Li incontri, all’alba del 2 luglio, dopo le ore insonni, sono le cinque del mattino, in attesa delle focacce di Paoluccio o al bar di piazza della Frutta. Provi a chiedere: ‘Che avete fatto’. Ti guardano e la risposta è immutabile: ‘Niente’.

Mariano
Mariano

Il mio ultimo personaggio di questa personale e arbitraria storia di uomini e donne che ho incontrato, quattro anni fa, sui diversi palcoscenici della Festa della Bruna è ‘il distruttore’. Confesso questa parola non mi piace molto, ma non so quale altra usare. C’è nella distruzione del carro una energia ‘costruttiva’, una sorta di brusco invito al futuro, una esibizione di forza (ma anche di apprensione) che non so raccontare. E che raramente le foto o i video riescono a raccontare. E’ una storia greca, la distruzione del carro. Ha la sua sacralità. E’ l’incontro, cruento come una partita di rugby, di tutte le diversità che hanno vissuto, disegnato, reso magnifica la Festa di Matera.

Mariano guarda il Carro
Mariano guarda il Carro

Mi raccontarono, come se fosse un’epica, delle gesta di Mariano. Mi narrarono come se fosse leggenda di quando saltò da un palo (da un davanzale?) sul Carro. Assalto aereo. Storie vecchie. Mi raccontarono della sua velocità. Una volta mi ha accompagnato a vedere i suoi trofei: le statue delle quali si era impossessato negli anni. Ora so di essere su un terreno pieno di rischi: sono molti i ragazzi che assaltano il Carro e che hanno storie celebri nel teatro dei racconti materani. Non abbiatene a male, io, quando venni qui per la prima volta, ho incontrato Mariano, allora aveva 37 anni e quindi non era un ragazzo. Vidi i suoi occhi scintillare nei racconti. Ne seguii le acrobazie nella notte del 2 luglio (quell’anno non andò molto bene, se non ricordo male).

Mariano
Mariano

Lo incontrai al capannone di Piccianello, già lo sapete. Si scambiavano complimenti con Michelangelo. Costruttore e distruttore assieme. Storia che si ripete ogni volta. Anche quest’anno: selfie assieme, l’artista e chi demolirà la sua opera. Il Carro è il lavoro immenso di chi modella cartapesta e di chi quella stessa cartapesta strapperà. Ci vorrebbe un esperto di arte per raccontare questa performance (e questa parola non mi fa rabbrividire). Forse ci vorrebbe Marina Abramović e le sue azioni sul corpo per rappresentarla.

So che, nell’azione teatrale, arte popolare, arte della tradizione, ci metterei dentro parole di Mariano. Erano perfette quando mi raccontò cosa accadeva dentro di lui nell’attesa che il Carro arrivasse in piazza: ‘Senti il rumore delle ruote di ferro sulle chianche, le pietre bianche di Matera. Il Carro sta arrivando, è immenso, un’ombra, un’oscurità. Hai brividi di paura, trattieni il respiro. Poi è solo l’istinto a dirti: salta!’. E’ lo strazzo, lo ‘strappo’…’ La distruzione-costruzione del Carro.

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.