Arles, trenta foto di un non-diario

Trenta scatti. Forse poco più di trenta. Un rullo analogico. Un gioco. Perchè non so bene cosa fare. Arles, les rencontres de la photographie. Ero stato qui venti e più anni fa. E allora non mi iscrissi all’Ecole Nationale Superieure de Photographie. Oggi scopro che chi ha più di trent’anni non può nemmeno provare a essere ammesso. Le mostre di Arles sono molto belle. Avete tempo fino al 20 settembre. 37 mostre. E Arles attorno a loro e voi. Ecco il mio non-diario per immagini.

Info per Arles: https://www.rencontres-arles.com/Home

Stephen Shore
Stephen Shore

La più bella fra le foto scattate ad Arles. Quasi la prima. La mostra di Stephen Shore. Mi sono perso all’inizio. Non capivo. Poi le sue foto hanno tirato un filo e allora vuoi capire…segui quel filo, che viaggia sulla superficie dell’America per poi svagare in qualche profondità. Ricordo le foto in bianco e nero degli alberi. Ricordo il taccuino per banalità del suo viaggio attraverso gli Stati Uniti. E mi è venuta voglia di vedere ancora le sue foto.

La foto inganna, conduce su una strada sbagliata. Io so perchè l’uomo e la donna guardano da parti opposte. Ma chi vede questa foto, cosa pensa?

Le gambe
Le gambe

Ad Arles è facile distrarsi. Le finestre distraggono. Distraggono i visitatori. E’ davvero un gioco. Le foto e chi le guarda. Le finestre che offrono la bellezza della città. La donna era stanca, ed era appena la seconda sala della mostra di Stephen Shore, i suoi colori anni ’50, il suo volto bello da ragazzo yankee, a poco più di vent’anni, già celebre. E la donna si era goduta la prima sala. Poi si è seduta e guardava la gente che le passava davanti. Non voleva più rialzarsi. E la ragazza ha aggirato le gambe della donna. Solo ora mi accorgo che la donna seduta è a piedi nudi.

Espace Van Gogh
Espace Van Gogh

Arles è la stanchezza. Il caldo. I piedi nell’acqua. La piccola fontana dell’Espace Van Gogh. Le mostre sono riprendere il fiato, abbandonarsi, bagnarsi, cercare un refolo di vento. Ad Arles, nei giorni delle mostre, molte storie sono concesse. Le foto come alibi.

Dietro una tenda a Fotohaus
Dietro una tenda a Fotohaus

Appunti smarriti. In rue de la Roquette, una vecchia casa-labirinto (in vendita) affittata da un gruppo di fotografi parigini e berlinesi. Un bel posto. Una ragazza alta e vestita di nera che conduce per le stanze. Le guardo le ossa sopra la scollatura. Mi piace. Bravi fotografi e fotografe. Fotohaus. Non mi sono annotato i nomi. Cerco le foto in bagno, in stanze piccolissime, sopra un caminetto, al secondo piano. Ci torno più volte. Lascio il mio nome. Una tenda si muove e appare una foto.

Gai Savoir
Gai Savoir

I ragazzi di rue la Roquette fanno un giornale. Quotidiano. Scrivono a torso nudo bevendo birra artigianale. E’ bello Le Gai Savoir…la Gaia Scienza, costa un euro. Penso che è quello che sogno per Erodoto. Qui si viene a bere birra, fare colazione, si organizzano mostre e si fa un giornale. Sono tutti giovani. Fanno un giornale di piccole cose. Raccontano rue la Roquette e hanno sapere. Una volta tanto non faccio il giornalista, non chiedo. Bevo una birra e la mattina dopo torno a fare colazione. Questo luogo è da non perdere ad Arles. Rue de la Roquette, 40.

Le tracce dei volti
Le tracce dei volti

Un fotografo (una fotografa?) lascia tracce sui muri. Volti nascosti e visibili. Disseminati qua e là. Soprattutto agli incroci, vicino a qualcosa (un tubo, un segnale, un intonaco sbrecciato). Non so se seguire queste tracce. Le incontro. Devo rimettere assieme il mosaico? Mi piacciono molto. Mi piace il ‘senza nome’.

Renè ed Ernesto
Renè ed Ernesto

E, nel luogo più lontano, in fondo agli ateliers, sconfinato ex-deposito ferroviario (battaglia per questi spazi, si litigano) c’è una parete libreria. C’è Burri accanto alla foto che lo ha condannato alla celebrità. Ernesto e Renè, fra gli scaffali.

Il cavaliere medioevale e gli indigeni della Terra del Fuoco
Il cavaliere medioevale e gli indigeni della Terra del Fuoco

Quest’uomo non poteva immaginare che un missionario salesiano se ne fosse andato fino in Patagonia per fotografare indigeni condannati alla scomparsa. Martin Gusinde, il nome del missionario, ci ha donato le foto della memoria. Chissà cosa scriverebbe Barthes. Noi stiamo vedendo uomini e donne che danzano nel gelo dell’estremo Sud del mondo. Gente che è morta. Gente che è scomparsa. Di loro non è rimasta alcuna traccia. Se non queste foto. Che già sono fantasmi. Foto nelle sale conventuali di una cattedrale medioevale. Il cavaliere ha occhi di pietra per un mondo al quale non poteva credere. Un tempo si scolpivano statue per fermare vanamente la vita, oggi si fanno fotografie.

Paolo Woods e Gabriele Galimberti
Paolo Woods e Gabriele Galimberti

Mostra straordinaria. Remarquable, dice Le Monde. Paolo e Gabriele hanno vagato per il mondo e fotografato ciò che non si può fotografare: i paradisi fiscali…gli uomini e le donne dei paradisi fiscali…dalla city di Londra a Panama, dalla società dei U2 ad Amsterdam, sono andati fino a Hong Kong. Riconosco l’oceano delle isole Vergini. Mostra in un palazzo che si affaccia sulla piazza di Arles. Da comprare il loro libro: Haevens…invece compro il libro degli indigeni della Patagonia. Vorrei sedermi al tavolo di chi traffica in denaro. La ragazza lo fotografa.

Nascosta sotto le foto
Nascosta sotto le foto

Corro dei rischi. Non volevo entrare nella chiesa di sant’Anna, i fotografi giapponesi non mi interessano. Troppo lontani. Però la finestra di Masashisa..ogni giorno fotografava la moglie che passava sotto la loro finestra. Fino a quando la moglie non se ne andò, un vetro infranto…una ragazza si è accucciata sotto la vetrina con i libri dei fotografi giapponesi.

I giapponesi
I giapponesi

Alla fine mi accorgo di avere scelto le foto scattate proprio nelle sale dove non avevo alcuna voglia di entrare. Ecco la sala dei fotografi giapponesi.

La sorpresa
La sorpresa

Ecco, farei confusione con i nomi, i miei appunti sono disordinati. Ma questa foto era una lastra nera, i miei occhi non vedevano niente. Quasi niente. Ma l’obiettivo vedeva i corpi. Una sorpresa. Un errore dei miei scatti? Un fantasma imprevisto? Non riuscivo a staccarmi dall’immagine nera della realtà, mentre il sensore restituiva i corpi sorpresi.

Il corpo
Il corpo

Rischio? Lui è Daido Moriyama? Non ne sono sicuro. Si è rinchiuso in una stanza con una donna e ne ha indagato il corpo. Anch’io vorrei scattare questa foto. Forse l’ho scattata. E’ un confine. (e se non fosse Daido, se i miei appunti si fossero ingarbugliati?)

Il corpo
Il corpo

 

Provo ancora a dire che queste foto sono di Daido. Forse no. Sto violando regole di copyright? Mi piacciono le sue foto, è arrivato lontano. Ha 76 anni, se è lui. Rintontisce con le sue foto. Fa venire voglia di toccarle.

Bancomat
Bancomat

Erano i giorni nei quale i bancomat greci erano chiusi. Esiste un mondo senza moneta? Dove va la nostra filosofia, resistenza  e ribellione se chiudono i bancomat? Fuori dalle mostre, due ragazze proseguivano i loro viaggio prendendo denaro al bancomat..e se Arles fosse stata in Grecia?

Albergo
Albergo

All’ufficio del turismo, mi hanno detto: ‘C’è solo una camera’. L’ultima. Hotel Crau. Un uomo e una donna di rara antipatia dietro il bancone. Colazione a 8 euro e novanta (anche no), albergo che tentennava sotto i passi, buio, scortese. Ma era l’ultima camera. E un corridoio che sa di Shining. A sera l’uomo guardava la tv fino a tardi.

Il DeFe di Mexico
Il DeFe di Mexico

E poi appare lei, Mexico. Il DF. Io abitavo dalle parti di Condesa. No, ci abitava Graciela. Allora avevo una storia con lei. Una bella storia. Riconosco la mappa al volo. Un fotografo della scuola di Arles è andato fino a là per fotografare di luoghi di Bolano. Un bel lavoro. Un po’ troppo concettuale. Bolano non è mai tornato a Mexico. E io? Dove abita ora Graciela?

Mezcal
Mezcal

Lei beve mezcal e una volta mi ha detto che pensava di scomparire. Non lo farà. Nemmeno Bolano lo ha fatto. Lo hanno raccontato, questo sì, ma poi non sono scomparsi. In fondo, fingono. E aspettano. Bolano ha scritto migliaia di pagine per ingannare l’attesa. Vorrei un bicchiere di Mezcal, ora. Da bere assieme a chi si suicida. E’ bravo questo ragazzo della scuola di Arles, ma il Messico sa di sangue e il suo lavoro è troppo ‘ricercato’. Non c’è il sangue. E nemmeno il mezcal. Bottiglie vuote.

I shop, I'm
I shop, I’m

E questa volta lui/lei (niente appunti, perdonatemi) hanno fotografato una carta di credito inserita in ogni tipo di macchinetta. In fondo, basta avere un’idea seriale. I ‘shop’, così esisto….con cosa ho pagato la birra all’Auchan?

Rebecca
Rebecca

Almeno ho fotografato il nome. Rebecca deve essere armena. Foto solitarie, in discoteca. Altri fantasmi. Fuori gamma. Qualcuno mi dica come ha fatto a scegliere solo sei foto? Perchè queste?

Dorotheè
Dorotheè

Lei si chiama Dorotheè. Come ti verrebbe di chiamarla dopo averla baciata?…ma quella foto, oltre, la vetrata è un incanto..l’uomo le sfugge, ma si fa raggiungere, l’uomo se ne va, ma qualcosa rimane, il suo volto, i suoi occhi. E il silenzio. La guardo da fuori. Non ci vuole l’aria condizionata per queste foto.

Fotografare la musica
Fotografare la musica

Ecco,l’impossibile. Le voci, ogni amplificatore una voce. E’ una fotografia? Lei si chiama Cardiff, Janet Cardiff e Cardiff è diventato un luogo importante, un ovunque che sta in un solo posto, per me. E Cardiff mi sfida: prova a fotografarla la musica, provaci davvero….

Salotto
Salotto

Gli snob di Arles cercano salotti abbandonati

Sedie
Sedie

Oppure sedie vuote.

Il tavolino rosso
Il tavolino rosso

Perdonatemi e voi sapete perchè. Non resisto alle tentazioni.

Le foto appese
Le foto appese

Lo vedete che Erodoto ha idee eccellenti: le mostre appese….questo è un fotografo russo, forse non l’hanno voluto e lui ha messo le sue foto sulle reti degli ateliers. Le reti che non fermano le immagini…applausi, ragazzo

Macchinetta per fototessere
Macchinetta per fototessere

Ecco, fatemi illudere…è davvero una macchina per farsi foto-tessere…

La discussione
La discussione

Loro non guardavano la mostra, ma per venti minuti buoni hanno discusso in una lingua slava. Lei all’attacco, lui in difesa…sono rimasto a bocca aperta ad ascoltare qualcosa che non capivo. Avrei voluto seguirli fino a casa, raccontare la loro storia.

Facciate
Facciate

Di lui ritrovo il nome, Markus Brunetti…ha fotografato, senza la sbavatura di un millimetro, le facciate delle più belle chiese dell’Europa. Perchè?

Dov'è?
Dov’è?

Ho fotografato una foto da Fellini 8 1/2, mostra bellissima. Poi l’ho tagliata. Ho cercato lei, donna in bianco, che cammina assieme a altri in un gioco, un girotondo, un momento felice. Un ritaglio sgranato, lontano, un dettaglio di una foto colma di gente. Perchè solo lei ha attratto la mia attenzione? E’ ancora viva? E’ ancora bella? Chi è? Ritrovatela…devo andare a vedere 8 1/2. Senza addormentarmi.

Ainouk
Ainouk

Quante leggi sto infrangendo? Dov’è l’articolo di legge che non mi consente di tenere con me Ainouk…

Picasso
Picasso

Ma siamo sicuri che sia Picasso o è John Malkovich?

Free access
Free access

Ecco, la prova. Il mio biglietto. Free access. 37 euro, visitare le mostre. E sì, soldi che avrei dato con infinito piacere, soldi ben spesi. Invece mi sono comprato un costosissimo libro di foto degli inizi del ‘900. Il mio secolo.

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