Luce d’agosto

Tramonto
Tramonto

William Faulkner odiava l’estate. O meglio, era ossessionato da Agosto, mese sull’orlo di un abisso.

Il giornalista Paolo Di Stefano lo sa bene (è nato ad Avola, in Sicilia: credo che conosca bene la luce d’agosto; poi è cresciuto a Lugano, e forse qui aveva nostalgia di quella luce perduta) e, sulle pagine del Corriere della Sera, qualche giorno ne racconta con maestria.

Una sera di agosto, ci ricorda Di Stefano, Faulkner e sua moglie erano seduti in veranda. Immagino la scena: le sedie a dondolo, un paesaggio piatto e bruciato, un cielo che si scalda nella fine della giornata, l’ombra scura di due alberi. Cicale e zanzare. E una leggera noia.

Lo sguardo di lei si smarrì sull’orizzonte: ‘Niente è paragonabile alla luce d’agosto’. Lo scrittore non disse niente, rimase sospeso per un attimo, le parole della moglie volarono verso quel confine fra i campi stremati e il cielo di foschia. Faulkner si alzò, andò alla sua scrivania e cambiò il titolo del romanzo che stava scrivendo: Dark house divenne Light in August. Ha ragione, Di Stefano: titolo magnifico.

La luce immobile, il cielo privo dello scalpore della primavera, agosto è il mese estremo (al pari, in contrapposizione, vi è la stanchezza del freddo di febbraio) ‘simile a un pingue uccello languido’. Le lenzuola dei letti si annodano una all’altra. I paesaggi hanno smarrito limpidezza. Hanno tremolii. Le persiane sono chiuse e il sole disegna geometrie sulle pareti. Sono tagli, lame, abbagli. Gli obiettivi fotografici cercano di afferrarli, ma vanno fuori gamma. Banalità: non è stagione di lucciole, ma di zanzare. Si intravede l’inverno. Le ombre si allungano. Sono momenti brevissimi, il sole, mentre si alza al mattino (e diventa subito pallido) o quando scivola verso il tramonto (e non riesci a fermarlo), sembra non avere pace: o è crudele o è troppo rapido. Di Stefano ci ricorda che Christmas, assassino imprendibile di ‘Luce d’agosto’, si prende ‘tutta la luce’. I pomeriggi sono ‘estenuati, immoti, morti’. In un punto che sta a metà del corpo circola un presagio di freddo. Di delusione.

Prima mattina
Prima mattina

 

Eppure… il desiderio è arrestare il disfacimento. Agosto è anche la perfezione. L’estate ha esaurito la sua grande forza. Ora torna il desiderio, il corpo, la notte. Vogliamo godere. Rovesciare gli equilibri delle giornate. Lo intuisce anche Faulkner. Scaccia il suo odio per l’estate e ne ritrova una dolcezza malinconica. Azzardo: lo scrittore amava l’estate e non poteva scriverlo. La luce d’agosto lo aiutava nelle pagine, ma non poteva confessarlo. Spero che quando tornò sulla veranda dopo aver cambiato quel titolo abbia abbracciato la moglie e, assieme, se ne siano andati a dormire nei campi infischiandosene delle zanzare.

Per la mia metà di agosto, discesa nella Gravina di Matera. Per andare a sedersi fra gli archi in rovina della Madonna degli Angeli, per stare con le pitture rupestri (e i graffiti dei ragazzi sui sai e sui volti dei santi) di chiese spalancate all’aria e al tempo. Matera è sbiadita nel sole d’agosto, non ha la lucentezza di certe giornate di gennaio. I Sassi sono polvere, terra, gioco di pietre. Non si muove nulla.

Uno scrittore, poi, non direbbe che, all’improvviso, è apparso un uomo che correva là dove io camminavo con pesantezza. Un atleta di mezza età. Magro e severo. Gli grido dietro: ‘Tutti i giorni?’. E lui passa davanti come se non esistessi e ringhia senza distrarsi: ‘No, solo nei giorni dispari’. Mi appare buffo in pantaloncini corti, la maglietta gialla a canottiera, i cappelli a criniera, le rughe a pergamena sul volto. Continua a correre il suo triathlon.

C’è il ‘silenzio immobile’ nella casa di Lena Grove, la giovane poverissima che va in cerca del padre nella immaginaria contea di Yoknapatawpha. E’ romanzo disperato senza disperazione, Luce d’agosto. ‘Ci sente perduti e confusi’, scrive Claudio Magris. Ma c’è anche la mia vicina di casa che, all’alba della domenica, mette su Rita Pavone e spezza ogni silenzio. Non riesco a immaginarla danzare, ma forse lo fa. C’è la luce del sole che, al tramonto, affresca lo schienale di una sedia su una parete. Faulkner, è ancora Di Stefano, a ricordarcelo ricorda che l’acqua del secchio, in estate, è tiepida e ha un sapore dolce che fa tornare alla mente ‘il vento caldo di luglio fra i cedri’.

 

L’articolo di Paolo Di Stefano è uscito il 5 agosto sul Corriere della Sera (http://bit.ly/1NaOn3f)

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