Ferrara/Festival di Internazionale. Con il dovuto ritardo…e la necessaria distrazione

Corso d'Ercole, i ciottoli delle Università
Corso d’Ercole, i ciottoli delle Università

 

A Monica interessano le storie.

Dovrebbe passare un po’ di tempo all’Albergo degli Artisti. Nel centro di Ferrara, a un passo dal cinema Apollo. Arredi fermi nel tempo. Commoventi. Una stella, tendaggi rossa, un terrazzino con le ortensie. Camere senza bagno. Un luogo prezioso. Vado lì, nei tempi di Internazionale.

Sala prove del teatro comunale
Sala prove del teatro comunale

 

Quest’anno, come mi capita da un po’, vado per distrazione. Non faccio più il militante. Dal festival della Paesologia in Lucania ai ragazzi di Internazionale a Ferrara: non sono qui per fotografare, raccontare, conoscere, fare il giornalista. Sono qui e basta. Per affezione. Per il piacere di essere qua. Per far scorrere i giorni. Per scavalcare il mio timore. Per fingere. Quest’anno prevedono pioggia.

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workshop ‘ saper scegliere’
Workshop 'Saper scegliere'
Workshop ‘Saper scegliere’

 

E, per la prima volta, sono riuscito a iscrivermi a un workshop. Photediting. Con Monica, donna basca, di formazione inglese (questo è già sufficiente per averne qualche paura), photoeditor per venti anni del SundayTimes. Ha l’aria brava. Maglietta, scarpe da ginnastica, viso brusco, occhiaie, capelli neri. Dura. Ma mi piace. Immagino i litigi in redazione. Lei è pronta a tirar fuori le unghie. Dice: ‘Amo stare dietro la scena, dietro al tavolo da cucina’. Ha avuto potere, questa donna. La sua bocca, la punta delle sue labbra, punta in basso. Vorrei fotografarla mentre ride.

Mi sono iscritto a questo workshop perchè si chiama ‘Saper scegliere’. Non vi sono mai riuscito. Per la bulimia di volere tutto. E il fatto che qui ci siano trenta tre foto ne è la prova.

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Saper scegliere
Saper scegliere
Saper scegliere

Cammino per le strade acciottolate di Ferrara. Misuro i passi. Ora conosco la ragione della mia lentezza. Mi siedo nella penultima fila. Sono il più vecchio qua dentro. Ho il doppio dell’età dei ragazzi che si sono iscritti al seminario. Più del doppio. Fanno il business development manager, il comunication manager, il project manager. Io cosa faccio?

La farfalla
La farfalla

Parole guida. A esempio: visual stories…in fondo basta ricordare i cinque W delle nostre prime prove: who, what, when, where, why…le storie sono semplici. Scorrono storie straordinarie nelle parole di Monica: mi chiedo, come si racconta la normalità? La strada che ho percorso questa mattina per venire qui, a esempio.

Il mercato attorno alla cattedrale
Il mercato attorno alla cattedrale

Già, c’era il mercato a Ferrara. Mercato bello, attorno alla Cattedrale. Gente di prima mattina. Il popolo di Internazionale ha antropologia diversa dalla gente del mercato. Golfini a cinque euro da un lato e sull’altro lato del marciapiede si sfoglia il libretto giallo del programma del festival. Non c’è contatto fra i due lati della strada. Vestono in maniera diversa. Pensano in maniera diversa.

Il centro
Il centro

A notte, i ragazzi si prendono la città. Almeno, il suo centro.

Al mattino, andando al workshop, sulla soglia di una casa, un muratore aveva allineato gli attrezzi per il giorno. Perchè non mi sono fermato qui?
Al mattino, andando al workshop, sulla soglia di una casa, un muratore aveva allineato gli attrezzi per il giorno. Perchè non mi sono fermato qui?

La fotografia è democratica. Comunica storie complesse in modo semplice. Comprensibile.

Condividere. Condividere sempre.

I cubani
I cubani

Vado dai cubani. Raccontano di essere stati presi di sorpresa dal cambiamento. Tre papi a Cuba dal 1998. Un milione di cubani, ancor oggi, se ne vuole andare. La chiesa come sola forza di società civile organizzata. Prendo appunti qua e là. Fotografo. Dicono: Raul è ben più pratico di Fidel. Fidel ha paura del denaro. Tre milioni di cubani fanno i piccoli imprenditori: sono ‘cuentapropistas’. Ma chi rimane fuori dall’economia del dollaro? Tra due anni, i Castro saranno fuori dal potere diretto. Non è detto: il figlio di Raul è già colonnello ed è stato il solo ad essere presente all’incontro fra il padre e Obama. L’esercito ha il controllo dell’isola e della sua economia. Successione dinastica.

La poltrona rossa
La poltrona rossa

Internazionale è la poltrona rossa sul palcoscenico del teatro comunale

Jared
Jared
Jared
Jared

Ho tempo per Jared. Come potrei mancare? Così scopro che ha 78 anni, che faceva l’ornitologo e insegnava fisiologia. Era un esperto di vescica biliare. Suona la viola e il pianoforte. Indossa un splendida giacchetta color porpora, una cravatta rossa e calzini rossi. Parla l’italiano come Olio. Andò in Nuova Guinea a studiare gli uccelli. Non ha cellulare, non usa il computer. Ha una brava segretaria. ‘Il mondo non ha mai vissuto cambiamenti così rapidi’. Cammina piano per non inciampare. ‘Nel 2050 si capirà il destino del mondo’. Quanti anni avrò nel 2050? Ricordo che anche nel 1972 qualcuno fece un’affermazione simile, ma mise la scadenza al 2000. Ricordo Jonas che avrà vent’anni nel duemila. Oggi ne ha 35. Dalla platea uno gli chiede di Casaleggio e un altro della teoria della scimmia acquatica. ‘Il mondo tribale non può permettersi l’odio’.

La fotografia è disciplina
La fotografia è disciplina

Monica dice che è necessaria disciplina se si vuole fare il fotografo. Ecco, mi pareva…

E ancora: io sono minimalista. Ecco, mi pareva…

E’ impossibile essere ‘esperti’ oggi: i cambiamenti sono troppo rapidi (anche lei come Jared) per riuscire a starvi dietro.

Attenzione
Attenzione
Scegliere
Scegliere

Da ricordare: Simon Norfolk e poi il fotografo di cui non afferro il nome che racconta del ‘dogging’. Ecco, queste foto mostrano senza far vedere. Si intuisce tutto, non si vede nulla. Ombra nella notte, infrarossi, bosco, buio, luci delle macchine, sesso. Senza vedere. Ma tutto è così chiaro. Nel nero. Poi Ed Clark: si può essere concettuali a Guantanamo?

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Le foto di Z.

Z. mostra la storia di suo padre colpito da ictus a 47 anni. Mostra le foto del suo corpo. C’è qualcosa che rimane impigliato nella mia testa.

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Guardare le foto
Le foto
Scegliere le foto

Un’altra ragazza mostra foto di una barbie alle prese con pupazzi, violenze e amori. Anche qui c’è qualcosa. Non so cosa. E’ lei che lavora in multimedia store? Insomma, fa la commessa…ha qualche bravura o è il ‘progetto’ che prevale sul talento?

Il fotografo cambogiano
Philong Sovan

 

Poi incontro un fotografo cambogiano: lui ha fotografato gente illuminata solo dalla luce dello schermo del suo computer. Le notti di Phnom Penh sono buie. Chi lo avrebbe pensato: mettere le persone davanti al proprio computer…

Sono qui per devozione a Christian Caujolle

Christian Caujolle
Christian Caujolle

 

Vado a vedere un film sulla storia straordinaria di Antanas Mockus, sindaco di Bogotà. E mi innamoro della sua barba risorgimentale, del suo sorriso, del suo Parkinson, del suo slogan: ‘La vida es sagrada’. Del culo che mostrò in pubblico: ‘Gesto di malaeducazione, ma feci vedere il colore della pace: el blanco’. Le matite possono cambiare la Colombia? E i mimi posso dirigere il traffico? E se un sindaco indossa un costume da SuperEroe? E la paz in Colombia…

Antanas Mockus
Antanas Mockus (da foroconsultivo.org)

Il photeditor ‘toglie’. Mi trovo con duecento foto in mano e devo ‘scegliere’. Sono didascalico.

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Workshop per bambini
workshop per bambini
workshop per bambini

Esco dal workshop di Monica e vado al workshop di fotografia per bambini. Una storia del Wsp, il più bel collettivo di fotografia italiano. Due donne, una di Roma, l’altra di Novara, e un ragazzo. E i bambini. Mi fanno capire cos’è la cornice di un’immagine. Seguo i loro giochi, imparo, imparo molto. Disimparo. I ragazzini scattano. Con tutto: con i fogli, con i cellulari, con macchine colorate, con una pesantissima D800, con la mia macchina che affido, con paura vera, alle loro mani. Guidano gente bendata per far toccare il mondo a chi non ha occhi. Escono all’aperto a lanciarsi gomme colorate. So che questo è fotografia. Rosy si sdraia, si mette a schiena in giù, fa capriole, fa foto dall’alto, lei che è piccolina. Ecco, Internazionale per i bambini. Scopro che chi fa questo prezioso seminario non è pagato. Un po’ mi indigno, ma poi torno a divertirmi. E’ una bella storia, questa.

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I bambini ci fotografano
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La cornice della fotografia
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Chi fotografa chi?

Cos’altro ho fatto a Ferrara?

Le code di Internazionale
Le code di Internazionale

Ho parlato con Liliana del destino del suo albergo a una stella, ho bevuto il suo caffè e il suo vino, ho visto il bel film di Alan e Medhin sulla memoria degli eritrei (e c’erano le mie foto, cazzo. Aprono il film e io non lo sapevo, foto nei plasticoni, diapositive del 1983: dove sono quelle foto?), ho camminato con Sandro e la sua malinconia. Dice: è meglio stare con i giardinieri che con tutte queste chiacchiere; ho conosciuto un tipo che fa open data e poi l’ho perso; non ho fotografato ZeroCalcare che ha cominciato a firmare autografi alle otto e trenta di sera e a mezzanotte era ancora lì. Non ho fotografato il pizzaiolo Armando che ti chiede: ‘Con acciuga o senza?’, ‘Piccola o grande?’. E te la sforna su carta oleata tagliata a spicchi. E valeva la pena fotografarlo, perché nemmeno mi è venuto in mente? Poteva essere articolo per Erodoto. Sono invecchiato o forse distratto. Tutte e due, ha detto Sandro. E allora ho visto le mie rughe. Ora so che qualcosa non funziona. E così ho finito la birra Poretti che ci portavamo dietro. Non ho ascoltato Paolo Fresu e questo mi dispiace. Ho conosciuto una barista pugliese, mi piaceva molto, troppo veloce, però, il suo ragazzo fa il musicista e mi ha regalato un disco. Me ne sono andato via con lentezza, sperando che qualcuno mi fermasse. E mi dicesse: rimani. C’è stato il sole che ha sfidato la pioggia.

Ho ricordato a Ferrara, questo sì. Ho ricordato.

I messaggi di Internazionale
I messaggi di Internazionale

Sul mio blocchetto per appunti ci sono pagine di impegni per i giorni futuri. Giorni che dovrebbero essere anni e secoli. Giorni da riempire. Per non fermarsi. Ma la gamba ora rallenta e devo tirarmela dietro. Non rivedrò Monica e me ne dispiace. Forse mi avrebbe costretto alla disciplina.

Pepe
Pepe
Rosy
Rosy

 

 

 

 

 

 

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2 pensieri riguardo “Ferrara/Festival di Internazionale. Con il dovuto ritardo…e la necessaria distrazione

  • 11 Ottobre 2015 in 15:49
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    Grazie mille, Andrea!!!!!!

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    • 11 Ottobre 2015 in 15:54
      Permalink

      Non riuscirei a starti dietro. Grazie a te e ai bambini

      Rispondi

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