Etiopia/Le foto che non ho fatto

 

Basha hotel
Basha hotel

Le foto che non ho fatto. Fra Kombolcha ed Asayita. Fra l’altopiano e l’antica capitale del sultanato afar

Una ragazza è seduta su un masso, lungo la strada che da Kombolcha scende a Bati, vecchia strada italiana. Controlla un filo con appese delle bandierine sbiadite e triangolari. Sta lì. Operai etiopici e capimastro cinesi. I ragazzi spaccano le pietre. Le scelgono con stanchezza. Le trascinano di lato e poi, a colpi di martello, le spezzano. Fino a ridurle a piccoli sampietrini per costruire la massicciata. Lei sta lì…guarda la nostra macchina arrivare, non si muove, si gira verso gli operai, non so chi faccia un gesto. Abbassa il filo, gli uomini non alzano nemmeno il naso. Nati, il nostro autista, dice qualcosa. Lei sorride, si porta la mano alla bocca, gira la testa…

Gli operai setacciano la sabbia. Usano vecchie reti di materassi.

Un ragazzo indossa una maglietta gialla e ha un cartellino al collo scritto in cinese.

Moschea di Asayita
Moschea di Asayita

C’è un uomo a Bati. E’ un pazzo. In ogni villaggio c’è un pazzo. Più di uno. Lui sta riempiendo di acqua di fango una bottiglia. La raccoglie dall’impronta di una ruota che si è trasformata in pozzanghera. Lo guardo. Non riesco mai ad avere pensieri. Non provo nulla. Spero che non la beva, sussurro dentro di me. Rimango a guardarlo per un minuto. So dove dorme quest’uomo. Riempie la bottiglia dell’acqua lercia con meticolosità. Poi la tappa con cura. E la metta in una busta di plastica.

Nego woreda, villaggio afar
Nego woreda, villaggio afar

C’è un altro pazzo. Mi passeggia davanti urlando al telefono. A volte dice una parola in inglese. Non sta parlando con nessuno. Ma urla. Esce musica dal cellulare. Va avanti e indietro per una ventina di volte. Credo che stia facendo uno spettacolo per me. Io seguo il suo camminare. Grida e poi abbassa la voce. Ha un sorriso beffardo. Poi si fa serio. Alla fine interviene un uomo dalla camicia celeste e gli impone di far tacere la musica. Lui ride e ubbidisce.

La luce del Basha Hotel
La luce del Basha Hotel

Riporto a una foto alla coppia che gestisce uno store sulla via principale di Bati. Il marito ha l’aria del tigrino magrissimo. Lei è pingue e rotonda. Era serissima quando fotografai i suoi bambini. Allungo la foto oltre il bancone. E lei si apre in un grande sorriso. E mi mette un terzo figlio davanti. Fotografo. Faccio per andare via. E lei apre il frigo e tira fuori una bottiglia di acqua fresca. E’ per me.

La luce del mercato di Asayita
La luce del mercato di Asayita

Al Basha hotel di Asayita, i letti, come sempre, sono sul tetto. Hanno zanzariere azzurre. E il fiume Awash, sotto la scarpata, brilla nel cielo schiarito dalla luna. Un tempo non c’erano le luci dello zuccherificio a spezzare il buio della savana. Oggi vi è un’astronave atterrata sul filo dell’orizzonte. Bevo una birra saint George e come ogni volta passeggio nel buio fino alla piazza della città. I passeggeri di piccoli bus di domattina hanno steso i loro scialli e dormono per terra.

 

 

 

 

 

 

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