Dancalia/Il vento e il vulcano

La solita foto
La solita foto

In cima al vulcano, il vento notturno scardina una capanna. La sola costruita con legni e nessuna pietra. Si è inclinata e quasi vorrebbe volare nella caldera.

La foto che non ho fatto: al mattino, un uomo afar, da solo, la smonta ramo dopo ramo. E’ un lavoro lentissimo, meticoloso. Non so se lo faccia perché è la sua capanna (queste costruzioni servono solo ai turisti, vengono affittate alle agenzie che organizzano la salita al vulcano) o perché lui lavora per il proprietario (che se ne resta sempre al villaggio). Non ha attrezzi. Con le mani scava una nuova fossetta, è polvere di lava e viene via facilmente, poi pianta i pali, li intreccia, li incastra. A fine mattinata ha finito. Almeno le pareti esterne, sistema due altri pali per il tetto, ma poi se ne va. Nel pomeriggio non riappare. Quando se ne è andato, era un uomo di polvere bianca.

Il cono a sud
Il cono a sud

Abedellali è un ragazzino. 18 anni. Figlio di un impiegato del governo, dice a Nati, che traduce per me. Sta quassù in cima al vulcano. Soldato di guardia. A lui piace fare il militare. Lo ha scelto. Così qualcosa studierà. E poi avrà altri incarichi. Stare in un presidio così isolato è un apprendistato. Ha le idee chiare. Lo vedrò seduto, con indifferenza, per ore, in un posto di guardia di pietre a fissare la lava della Dancalia. Lui viene dalla scarpata dell’altopiano. I soldati, in cima al vulcano, sono tutti afar.

Soldati
Soldati

 

Dovrei dirvi del vulcano. Non so. Il lago di lava è molto vicino al bordo del cratere. Le pareti sembrano collassate e schizzi di lava saltano sulle sponde. Ma il lago di fuoco è tranquillo, gonfio, potente, ma non è agitato, non ha onde, ogni tanto scoppia, ma senza convinzione. Come se avesse ingoiato qualcosa di importante e stesse digerendo. Sta lì, come se stesse trovando le forze per venire fuori. E’ diverso, quest’anno, l’Erta Ale.

Hotel Erta Ale
Hotel Erta Ale

 

Il vecchio vulcano si prende tutto il vento e fa ancora da sentinella alle lontananze del lago Afdera e allo specchio bianco della Piana del Sale. Mi siedo di lato, non arrivo mai in cima. Chiudo gli occhi e scavalco l’ultima frattura. Poi li riapro e cerco l’equilibrio. Mi accorgo di compiere gli stessi gesti. Mutamenti impercettibili. Da qua vedo che sì il vulcano sotto di me ha desideri.

Il tetto della mia capanna
Il tetto della mia capanna

 

E poi cucciolo, il vulcano nuovo, mostra i segni della sua fatica. Ha pochi anni, l’ho visto nascere. Era giovane, nerissimo, provava a giocare con il fuoco, è andato su a balzi. Ora ha qualche crepa, si è imbiancato, ha già le rughe, la sua lava di pece ha riempito la sua caldera, il cono sarà una decina e più di metri, getta fuori fumo con orgoglio un po’ stanco, non c’è traccia di fuoco, E’ come se stesse per ripiegarsi su stesso. Crollare per poi rinascere. L’Erta Ale, se è vero che i due vulcani sono collegati, è in attesa.

Cucciolo
Cucciolo

 

Vedo passare due uccelli, due rapaci. Planano verso il villaggio degli igloo di pietra. Si rialzano. A sera, passa una volpe. Mi è parsa una volpe. La presenza degli uomini in vetta al vulcano ha cambiato sociologia (i soldati, gli afar che mai avevano avuto una ragione per salire fino a qua) e ambiente dell’Erta Ale.

Senza colori
Senza colori

 

Chissà chi ha definito il fuoco come un inferno. Guardo la linea incandescente della lava e penso che è uno spettacolo degno dei paradiso.

Cerco di non farmi vedere da lui
Cerco di non farmi vedere da lui

 

Eppure questo vulcano, mi emoziona da lontano. Dal bordo della caldera. Nella notte, la luna che lo sfida e lui che sta lì imperterrito. Mille anni fa, un guerrigliero eritreo me lo indicò da un punto indefinito dell’altopiano: ‘Non si è mai spento’, disse. Avrò capito bene? E’ un ricordo? Un’immaginazione? Lo sto inventando? L’Erta Ale non si è mai spento. Ripete le stesse onde di lava da sempre. E per sempre. Ma un giorno, a ritmi di decenni decide di venire fuori. Di continuare una costruzione che finirà solo con la fine dei tempi.

Chiacchiere
Chiacchiere

 

Il vulcano ha gli stessi pensieri dell’afar della capanna demolita dal vento.

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