Dancalia/L’ultima scuola

Vogliono mostrarti il loro ‘sapere’, i bambini delle scuole

Per i nostri occhi
Per i nostri occhi

. Piccola lezione per turisti bianchi che si fermano e sorridono davanti alle scuole dell’Africa. Almeno davanti alle scuole dei villaggi, delle terre di campagna, dei deserti della Dancalia. Si legge l’alfabeto latino. Eeee,biiii, ciii, diii, muovendo una bacchetta sui segni disegnati sulla lavagna.

Vi è una ragione per la quale un bambino con conta mai?

la scuola di melabday

‘Da quando è diventato importante sapere quanti hai, dico la mia età’. Più o meno. Questo si è sentita dire mia figlia, esperta di numeri, in un villaggio turkana. Ha senso contare? Un allevatore dancalo non ti dirà mai il numero delle sue capre. Nemmeno in Turkana. E poi porta sfortuna contare gli animali.

Da anni, questo disegno è affisso alla parete della stanza del direttore
Da anni, questo disegno è affisso alla parete della stanza del direttore

 

Il maestro
Il maestro

 

I bambini di Melabday leggono l’alfabeto sotto gli occhi commossi dei bianchi. Questo è ‘il paese del miele’. Non ho mai visto un’arnia da queste parti. E’ l’ultimo villaggio. Dopo vi è il canyon del Saba River, cammino per la Piana del Sale. Questa è l’ultima scuola. E io ne sono innamorato. Ci sono bravi maestri, cambiano spesso, ma sono ragazzi e ragazze afar. Molti vengono da villaggi vicini. Sono di queste terra. Una maestra viene da Dubti. E’ città lontana, all’alto capo della regione degli afar, ma è pur sempre territorio della Dancalia. Ci sono alfabeti e disegni del corpo appesi alle pareti. I nostri mappamondi, dopo un po’ si sgonfiano. Lasciamo sempre qui lo school material. Credo che sia la scuolina con più penne e quaderni della Dancalia. Il direttore, ogni volta, redige un verbale puntiglioso della donazione. Con tanto di timbro. Poi mi dà il foglio e mi dice: ‘Portalo alle autorità afar’. Non so a cosa si riferisca. Io dico: ‘Lo porto a un amico afar in città’. Lui annuisce.

 

La scuolina di Melabday
La scuolina di Melabday
Il conteggio di matite e quaderni
Il conteggio di matite e quaderni

 

Tre aule, la scuola primaria, credo fino alla terza o alla quarta. Vengono donne adulte con i piccoli in collo. Hanno quaderni diligenti. Stanno sui banchi con i loro figli. Un’aula è in muratura. Un’altra è uno scheletro di legno e almeno passa un refolo di vento. Un’altra ancora è ribollente: è costruita in lamiera. Al mattino in ragazzini si mettono su tre file e c’è l’alzabandiera.

la scuola di melabday
alzabandiera
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4 pensieri riguardo “Dancalia/L’ultima scuola

  • 18 Dicembre 2015 in 10:34
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    Caro Andrea,
    quanto orgoglio nel leggerti e nel trovarti sempre preciso puntuale mai approssimativo, capace di cogliere l’essenza dell’uomo.
    Capire e amare le terre del Corno d’Africa che siano il bassopiano occidentale (Keren, Tesseney) o gli acrocori del Tigray che tu vada a Lailibela o ad Axum ad Asmara o ad Addis Abeba, sei sempre attento a raccontarci la civiltà, la cultura, le magie, i contrasti, i colori ma anche i lati oscuri e quegli stati delle cose, che banalmente quasi tutti i tuoi colleghi chiamano “le grandi contraddizioni”, per te sono fonte di analisi lucide, precise e puntuali. Mai aggettivi banali, parole vuote.
    Gli altri, moltissimi degli altri, quando escono dal loro dannato eurocentrismo, sono i turisti, i giornalisti, i politici, la massa di “intellettuali” che sono esattamente come accenni all’inizio di questo servizio : “si fermano e sorridono davanti alle scuole dell’Africa”, non entrano non si stupiscono e non fanno stupire, non vedono i bambini delle scuole che ti mostrano il loro sapere, non insegnano ai propri bambini quello stesso sapere. E tutti questi signori sono ahimè infinitamente troppi.
    Tu Andrea sei ben altra cosa.
    Non so in quale parte di mondo fisico sei, so dov’è il tuo mondo spirituale (quella parte di esso che conosco) ed è lì che ti vorrei raggiungere per abbracciarti con un fraterno Buon Natale.
    GP Irtinni

    Risposta
    • 19 Dicembre 2015 in 10:16
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      Ciao, Giampaolo, come stai? Mi trovi ad Addis Abeba. Sono qui almeno fino alla fine di gennaio. Sto bene, i giorni scorrono. Ho accompagnato un gruppo di viaggiatori in Dancalia. Ora c’è mia figlia e faremo qualche piccolo giro. Lei è davvero ‘africana’. In questi mesi sta vivendo in Turkana, dal lato keniano. Grazie ancora.

      Risposta
  • 20 Dicembre 2015 in 15:25
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    Ciao, Andrea.
    Anch’io condivido tutto (neanche bisogno di dirlo…) , leggerti è ritrovarsi identico nel modo di “sentire” e di guardare il mondo e l’Africa in particolare…attraverso gli occhi e le parole di un altro. Ora ti scrivo in privato su FB.
    Un abbraccio.
    Umberto

    Risposta
    • 12 Gennaio 2016 in 8:38
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      Ciao, Umberto, scusami, per giorni sulle montagne del Lasta. Ora cerco i tuoi messaggi. Un abbraccio forte

      Risposta

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