Dancalia/L’attesa del lago Nero

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Ho visto un piccolo lago. Un lago che sembra nero. E’ nero.

Poi ho letto che i colori sono una invenzione del nostro cervello. Il mondo è in bianco e nero, non è a colori: è la nostra testa che crea l’arcobaleno. Questa è una cosa da filosofi, allora, con questo pensiero, mi sono avvicinato alle acque nere del lago Nero. Ho trasgredito ogni prudenza e vi ho immerso una mano. L’acqua era limpida, trasparente, priva di colore. Non era fuori gamma, è acqua. Com’era possibile che il lago sia nero se le sue acque sono di cristallo?

Attorno vi sono uccelli morti. Loro sono stati ingannati. Il lato oscuro della forza. Erano fuori rotta e non hanno saputo resistere alla tentazione dell’acqua. Pensavano di essere in salvo, hanno bevuto. Sono morti all’istante. Il lato cattivo della Dancalia.

Poi ho letto la storia inattendibile, smentita dai geologi, sul lago Nero, là ai confini di Dallol, il vulcano mancato della Piana del Sale. Ci sono uomini che lo hanno visto nascere.

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Ecco la storia del lago Nero:

‘L’esplosione avvenne nella notte del 21 ottobre del 1926. Gli operai del potassio si ritrovarono seduti sulle loro brande, gli afar si alzarono dai loro giacigli. Ognuno cercava negli occhi dell’altro una risposta. Erano abituati ai terremoti, ma questo non era stato un semplice scossone della Terra. Alberto Pollera, il capo, fece in tempo a vestirsi. Era appena andato a letto. Uscì e, nonostante il brivido di una paura indefinita, fu colpito dalla perfezione del cielo. Si affacciò dalla cresta più alta di Dallol. La Montagna Nera non esisteva più, blocchi di sale erano stati lanciati a centinaia di metri di distanza. La crosta salina si era aperta. L’acqua gorgogliava in un lago largo almeno trenta metri. Ultima eruzione di Dallol. Una violenta deflagrazione. Ancora una volta la pentola a pressione aveva mandato in mille pezzi il coperchio. Troppo alta la pressione là sotto. Ogni tanto i vulcani devono mostrare quel che sanno fare. Fu come un pugno dato alla Terra da qualcuno che vi era rinchiuso dentro. Spettacolare. Una melassa liquida di sale, quarzi, potassio ed ematiti alluvionò la piana sotto la collina di Dallol. Il magma si ritirò, la terra si richiuse, una bava di minerali continuò per mesi a ruscellare fuori del lago. Il vulcano aveva voluto sfidare gli uomini, li aveva provocati: donò, allora, ai minatori un filone di mille tonnellate di potassio l’anno senza che loro avessero bisogno di scavare. Dallol si era inferta una ferita nella pelle per mostrare agli uomini la ricchezza che proteggeva. Pollera conosceva la Dancalia e il suo doppio volto: pensò a una trappola. I geologi si avvicinarono al nuovo lago e non vollero credere ai propri occhi.

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Molti anni dopo, anch’io sono andato a vedere. C’era un velo di acqua e Hussein volle mostrarmi come era possibile camminare galleggiando sulla sua superficie. Un Gesù Cristo nero e magrissimo che barava. Ci tornai ancora una volta e il Lago Nero era ancora lì, questa volta prosciugato, un ovale di rocce annerite. Pensai a un grande osso circolare spolpato. Ma, come ogni pietra e ogni uomo della Piana del Sale, il Lago Nero sembrava aspettare. Ho capito che in Dancalia si aspetta. Il giudizio universale, immagino. Il perdono o la condanna. Oppure tutto questo non ha significati nascosti: la Dancalia ti mostra solo come è fatto il mondo. La forza naturale che organizzò i fuochi di artificio di quella notte di ottobre del 1926 si era limitata a ricordare le inquietudini del pianeta. E la sua immensa vitalità. Oggi, al Lago Nero, Hussein ci porta i turisti. C’è un’attenta perfidia in questa sua passeggiata: Hussein sceglie le ore della fine mattinata, quando il sole è più alto e il caldo è senza alcuna pietà. Credo che lo faccia apposta: non vuole rimanerci tanto sui bordi dell’ultimo vulcano di Dallol. Non vuole che qualcuno ne carpisca i segreti’.

L’orizzonte è la geografia delle Colonne di Dallol. Quest’anno il Lago Nero aveva un’aria abbandonata. Come se avesse smarrito orgoglio. Mi è apparso stanco, esausto. Come se fosse stufo della sua immota tranquillità. Mi hanno fermato prima che provassi ancora una volta a immergersi una mano e svelare il suo inganno. E’ tempo di darsi da fare, lago.

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4 pensieri riguardo “Dancalia/L’attesa del lago Nero

  • 24 Gennaio 2016 in 10:02
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    PASSARE UN COMMENTO SAREBBE SCIOCCO DA PARTE MIA.MA VOGLIO SOLO DIRE CHE SONO RIMASTO STUPEFATTO PERCHE’ POCHI GIORNI ORSONO PARLAVO CON UN INGEGNERE SOUTH AFRICANO E MI HA RACCONTATO L’ESPERIENZA CHE AVEVA VISSUTO IN DANCALIA.ECCO TUTTO QUI.GEAZIE PER AVER PUBBLICATO UN FATTO CHE POCHI CONOSCONO.

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    • 27 Gennaio 2016 in 5:48
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      Grazie a lei. In realtà oggi la Dancalia è ‘facilmente’ raggiungibile (i cinesi hanno costruito le strade, le compagnie minerarie sono arrivate in forze, il turismo è una realtà) e fa parte di itinerari offerti da numerosi operatori turistici. E’ un cambiamento rapido e inarrestabile. Il vulcano è indifferente, continua a essere uno degli spettacolo più ‘emozionanti’ offerti dalla forza del pianeta Terra.
      Grazie ancora

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  • 11 Febbraio 2016 in 19:52
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    Caro Andrea, sono Enrico Castelli, e sono a Semera da quattro giorni, mi hanno chiamato per riorganizzare il museo Afar… forse lo conosci, insomma visto che sei di casa qui in Dancalia, sentiamoci. Ho bisogno di materiale, di immagini… la cosa andra’ avanti per qualche tempo, forse potremo organizzare qualcosa di bello, una tua mostra? Fatti vivo se leggi il tuo blog! Enrico

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    • 12 Febbraio 2016 in 16:17
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      Ciao, Enrico…sono stato tre mesi in Etiopia e non ci siamo visti….capita, perchè Addis è casa. ora sono all’altro capo del mondo, in Nicaragua, appena arrivato…sono che non faranno mai un museo ad Asayita, ma non mi convinceranno mai a fermarmi a Semera…ma bello il museo…dovremo aspettare il viaggio verso l’Italia…a metà marzo…per il momento scrivi di cosa pensi di aver bisogno, appena possibile cercherò di farti avere quanto chiedi…come puoi immaginare io ho foto…e c’è una mia e di Paolo Ronc mostra ‘permanente’ e nascosta ad Hamed Ela…felice di salire sulla barchetta di questo museo. Un abbraccio, Enrico

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