‘Se ripassate fra cento anni, noi saremo ancora qui’/I riti arborei fra Lucania e Calabria

Da sette anni andiamo dietro agli alberi. La prima volta che vi arrivammo, ad Accettura, in Lucania, rimanemmo senza fiato per la meraviglia e lo stupore: la festa del Maggio ci sorprese. Ci entrò nel cuore e nella testa. Con il tempo scoprimmo che in nove paesi, fra Lucania e Calabria, avvenivano queste feste, riti antichi e moderni allo stesso tempo. Abbiamo inseguito alberi e buoi, musica e vino nelle Dolomiti Lucane e nel Pollino. Ne siamo usciti stremati e affascinati.

Alla fine abbiamo incontrato una piccola casa editrice di ragazzi lucani. Si chiama UniversoSud. E, assieme, abbiamo deciso che le storie che avevamo raccolto in questi sette anni, meritavano di essere raccontate. Per la prima volta, queste feste si troveranno assieme in un libro. Che uscirà a primavera. Un libro che riporteremo nei paesi dove gli alberi vengono portati nelle piazze per essere innalzati.

 Un libro che, come tutti i libri, avrà bisogno di lettori.

 Questi sono tempi di crowfunding, ma primo giorno dell’anno, a me va solo di provare a chiedere una promessa: ditemi se questo libro può interessarvi, se siete disposti a comprarlo, se volete riceverlo a casa, se dobbiamo portarvelo di persona, se verrete alle feste….

 

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I riti degli alberi. Fra Lucania e Calabria

Se ripassate fra cento anni, noi saremo ancora qui

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Fra i giorni della Pasqua e il settembre che annuncia i venti dell’autunno, nella Lucania più profonda e solitaria, fra le rocce delle Dolomiti Lucane e la montagna corale del Pollino, si celebrano, in un’euforica e faticosa eccitazione, piccole-grandi feste degli alberi.

Per gli antropologi più tradizionali, ad Accettura, a Pietrapertosa, a Castelmezzano a Oliveto Lucano, avvengono autentici matrimoni degli alberi, sposalizi fra il Maggio, u’ masc, un cerro, albero maschio, e la Cima, un agrifoglio, pianta femmina. Nel massiccio del Pollino (primavera di Alessandria del Carretto, Rotonda, Castelsaraceno, Terranova, e fine estate di Viggianello) sono invece un faggio, a’ Pitu, e un abete, la Rocca (a Castelsaraceno è la Canucchia, ad Alessandria del Carretto torna a chiamarsi Cima) a unirsi in un rituale che celebra il passaggio delle stagioni, il mutamento e la trasformazione della natura. E’ augurio festoso di fertilità. In nove paesi, otto in Lucania e uno in Calabria (Alessandria del Carretto), gli alberi e gli uomini sono protagonisti di giorni grandiosi. Colmi di ebbrezza, fatica, lavoro durissimo, adrenalina, cibo e vino. E’ festa che vale l’intera annata.

Per la gente di questi paesi le feste degli alberi (i Maggi delle Dolomiti, a’ pitu, i giorni dell’abete, in Pollino: cambiano i nomi, i ricordi, ma il rito è uguale in queste montagne) sono identità, storia di solidarietà, memoria del passato e certezza del futuro. Sono giorni attorno ai quali si aggrappa la contemporaneità di questi paesi, la loro esistenza e ragione di essere.

Oggi, nelle feste degli alberi, si intrecciano religione (il culto di sant’Antonio, di san Giuliano e di sant’Alessandro) con momenti di sincretismo dalle origini pagane.

Tornano gli emigrati, gli studenti fanno migliaia di chilometri pur di essere al paese nel giorno della festa, torna anche chi vive in Inghilterra, in Germania, in Svizzera. A Rotonda si torna dall’Argentina per la festa. I paesi ritrovano il loro popolo. Si fatica e si balla assieme. Si mangia in abbondanza e si beve con felicità. Si lavora per giorni e giorni (il taglio degli alberi, il trasporto con i buoi dei tronchi, la loro lavorazione, l’innalzamento, la scalata) perché la festa riesca. La fatica è immensa.

 

Questa è un’Italia lontana (i paesi lucani si allontano ogni volta che credi di essere arrivato). Sconosciuta. Queste sono feste dei paesi. Appartengono alla gente dei boschi e della montagna. Per goderne davvero, chi viene da fuori deve faticare, mangiare, spingere, prendersi piogge e sole assieme ai paesani. Per giorni, non valgono le regole normali. In tempi andati queste feste erano anche la raffigurazione di un mondo capovolto: i cafoni, i contadini poveri, i massari con i buoi diventavano ‘padroni’ del paese, ribaltavano le regole e, per qualche giorno, erano loro a essere importanti. Avevano sapere, forza, competenze per tagliare, trasportare e innalzare l’albero.

 

E’ straordinario che queste feste, dalle origini incerte, siano sopravvissute fino ai nostri tempi. Riti arborei sono presenti anche nel Nord (in Italia, in Germania, in Svizzera), ma è sorprendente che fra Lucania e Calabria, in una regione geografica ristretta, vi siano ben nove paesi dove avvengono queste cerimonie. E ognuno di questi luoghi è geloso della propria festa.

Ed è altrettanto straordinario che i riti arborei, così antichi e così tradizionali, siano partecipati, con entusiasmo e passione, dai ragazzi e dai giovani del paese. Con i capelli a cresta, i piercing e i tatuaggi, questi ragazzi si sono impossessati di parte della festa e l’hanno fatta propria.

Ma ciò che ci ha convinto di provare a raccontare queste feste è un gruppo di ragazzine che, ad Accettura, il Maggio più famoso fra quelli della Lucania, indossava una maglietta bianca con su scritto: ‘Se ripassate fra cento anni, noi saremo ancora qui’.

 

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6 pensieri riguardo “‘Se ripassate fra cento anni, noi saremo ancora qui’/I riti arborei fra Lucania e Calabria

  • 3 Gennaio 2016 in 11:27
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    Affascinante. Prenoto un libro. Complimenti per l’immenso lavoro e la passione nel raccontare queste storie incredibili. Paolo

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    • 12 Gennaio 2016 in 8:37
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      Ecco, tornato ad Addis….grazie, Paolo…presenteremo il libro anche a Varsavia, così scoprirò se esiste anche il Nord. Mi devi portare all’isoletta del Baltico, che forse non c’è

      Risposta
  • 4 Gennaio 2016 in 22:26
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    é una iniziativa editoriale meritevole per più motivi, penso che il primo possa considerarsi lo sforzo ed il coraggio di questa piccola casa editrice lucana che abbraccia un argomento affascinante e nel contempo misterioso (andai ad Accettura nel maggio mi pare del 1986, in una giornata di pioggia senza sosta,ma il coraggio ,la forza ,il fango frammisto al sudore li ricordo ancor oggi). Detto questo sono curioso di cogliere il percorso antropologico su questi riti nei vari paesi costruito e raccolto dai curatori, per cui quando il libro sarà presentato e distribuito dateme notizia,cercherò di venirvi a trovare, sarà un piacere tornare in Lucania e conoscerci, cordialmente gianremo montagnani

    Risposta
    • 12 Gennaio 2016 in 8:40
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      Ciao, Gianremo, scusami il ritardo, ma sono in Etiopia e spesso non sono connesso…da aprile a settembre mi troverai nei paesi delle feste. Si comincia ad aprile, il 24, se non mi sbaglio, ad Alessandria del Carretto, in Calabria. Poi certamente ad Accettura, per la festa. E sarò io a volere ascoltare i racconti della festa del 1986. Intanto prenoto una copia a tuo nome…a presto, allora.

      Risposta
  • 17 Gennaio 2016 in 22:03
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    Molto interessante. Aspetto l’uscita del libro, lo prenoto

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    • 21 Gennaio 2016 in 13:27
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      Grazie, uscirà a primavera, con la stagione dei Maggi. Ti scrivo a questo indirizzo per avvertirti? Andrea

      Risposta

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