Quel pomeriggio con Fernando Cardenal: ‘En que puedo servirles?’

Fernando
Fernando

Ci accolse nel patio della casa comune dell’Università Centroamericana. In pantaloncini corti e con camicia a scacchi. Da altre foto mi accorsi che la indossava spesso. Si appoggiava a un bastone. Aprì la porta di disse: ‘En que puedo servile’. ‘In cosa posso servirvi’. Un gesto di accoglienza, di grande gentilezza. Parlammo per mezzo pomeriggio. Del Nicaragua, della vecchia Rivoluzione, della straordinaria campagna di alfabetizzazione che lui guidò nel primo governo sandinista, di papa Francesco, del miracolo di papa Francesco. Di omosessualità, di celibato dei preti, di divorzio. Ho un ricordo luminoso e bello di quel giorno. Posso dire di essere di nuovo qui perché volevo rivederlo, riprendere quella conversazione, volevo il dono di un altro pomeriggio.

Non sarà possibile Fernando Cardenal, 82 anni, se ne è andato. Appena arrivato, Sonia ed Eduardo ci avevano subito detto: ‘Sta male’. Luz Marina ci aveva rassicurato: ‘Sta migliorando, speriamo’. Carlos, dal palco della piazza di Granada, aveva detto: ‘Forza Fernando’.

Fernando Cardenal

Quando questo gesuita divenne ministro dell’istruzione nel primo governo sandinista gli venne affidato il compito dell’alfabetizzazione del paese. Senza soldi, avviò una campagna che ridusse l’analfabetismo nel paese più povero del Centroamerica dal 50% al 13%. 60mila giovani andarono a vivere per mesi nelle montagne, nella costa caraibica, nei villaggi più lontani per aiutare i contadini a leggere a scrivere. Altri 40mila vissero nelle periferie delle città. Fu un’impresa immensa e ‘magnifica’. La Contra, i controrivoluzionari finanziati dai governi di Ronald Reagan, capirono che questi ragazzi-maestri erano i, nemico più pericoloso e si accanirono contro di loro. Morirono a centinaia.

Fernando Cardenal

Mi disse: ‘Volevamo cambiare la società, sconfiggere l’ingiustizia. La carità non cambia niente, noi volevamo davvero un mutamento radicale’.

Papa Giovanni Paolo II lo cacciò dalla Chiesa (assieme al fratello Ernesto e a Miguel d’Escoto, preti nel governo sandinista). I gesuiti ubbidirono, ma Fernando non lasciò la sua casa. Rimase con i suoi fratelli. E alla fine, assieme, decisero che poteva ‘rientrare’ nella congregazione. Checchè ne pensasse il papa. Nella storia dei gesuiti, Fernando è il solo che abbia fatto due volte il noviziato. ‘Mi abbonarono solo un anno, ma il nuovo noviziato è stato uno dei periodi più belli della mia vita’. Aveva sessanta anni, allora.

E poi vi è il miracolo di papa Francesco. ‘Il papa ha riconosciuto che questo sistema economico mondiale produce la povertà’, mi disse.

Mi parlò di una sua lunga conversazione con la sociologa messicana Citlali Rovirosa-Madrazo. Sugli argomenti più difficili e controversi nella chiesa (l’omosessualità, l’aborto terapeutico…). Doveva ancora uscire ‘Laudato sì’, l’enciclica di papa Francesco. Il libro che raccoglie l’anno di incontri, messaggi, lettere, parole fra Fernando e Citlali uscirà a breve. Fernando non lo vedrà. O, forse, sì. Si chiama: ‘Francisco entre la ciencia y la teologia’ e sarà edito da Anamà Ediciones. Spero che venga tradotto in italiano.

Io sono ancora lì, in quel patio, in cui sarei voluto tornare a chiacchierare con Fernando.

 

 

 

 

 

 

 

 

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.