Storie del Nicaragua/Non capisco niente del baseball

Il diamante di Macarron2
Il diamante di Macarron2

Daniel si chiama Daniel Ortega. Lo prendo in giro: ‘Presidente’. E’ simpatico, Daniel. Un gordito.

Daniel vive a Macarròn2: non ha nome il paese. Vi abitano una ventina di famiglie e vi è una chiesta protestante. Macarron2 è al Nord dell’isola più grande dell’arcipelago di Solentiname. Lago Cocibolco degli indigeni. Lago Nicaragua. Nella lingua Nuathtl, Celentiname significa: ‘Il luogo degli ospiti’. Daniel va e viene dal Costarica. Là si guadagna meglio, Ha 35 anni. Compra medicine in Nicaragua e va rivenderle oltre frontiere. Ha una bella pancia e due figlie, Daniel. Gioca a baseball, nella squadra de Los Bravos, gli ‘arrabbiati’. Casacca azzurro-brillante, perfino il nome del giocatore sulla maglia. C’è un torneo fra i ragazzi delle 36 isole dell’arcipelago.

A Macarròn2 si arriva a piedi. Due ore di cammino da Macarròn1. Oppure in lancia, aggirando il lato orientale dell’isola.

Solentiname, Macarron
Daniel
Solentiname, Macarron
La famiglia Ortega
Solentiname, Macarron
Francisco Ortega

Non so niente del baseball. Non capisco le regole. Alla domenica, Daniel mi invita alla partita. Contro la squadra dell’isola Juaua (se ho ben capito il nome). Si gioca al suo paese, davanti a casa sua. Un’ora e mezzo di cammino da Macarròn1. E’ grande, l’isola.

Domingo
Domingo

 

Incontro Domingo mentre cammino verso la partita. Va a vendere fagioli al paese. Lo accompagnano due cagnetti, Zampettano al suo fianco. Non ha quasi più denti, Domingo. Cammina dentro due stivali di plastica. Ha una bella faccia.

Solentiname, Macarron
Pesce a seccare
Solentiname, Macarron
Panni ad asciugare
Solentiname, Macarron
Rosales va a giocare a baseball

 

Conosco già questo sentiero. Qualche casa di assi lungo il sentiero. Non c’è mai nessuno. Non è vero: qualcuno zappa attorno a un banano, una barca passa sotto costa, un uomo pulisce le foglie cadute davanti a casa e non alza la testa. Poi c’è un bambina, una donna, dei panni ad asciugare, dei pesci a seccare su un altro filo. E c’è Rosales, con la sua casacca azzurra e una bambina in braccio. Va a giocare la partita. Nel campo di fronte alla scuola. C’è un filo spinato a limitare il campo, un viale di alberi di mango, la squadra avversaria è già arrivata, c’è un grande albero sulla spiaggia del porto. So che Francisco si è opposto quando hanno pensato di abbatterlo perchè troppo vecchio: ‘Non tagliatelo fino a quando non sarò morto’.

Le donne hanno secchi di plastica con pollo, repochete, carne de cerdo. C’è la birra, due donne tifose con cappelli con i brillanti, una maestra di 19 anni che guarda dalla porta della scuola, ci sono dieci tifosi, un cronista di radio Macarròn, e donne grandi come quelle di Botero, strizzano pance e cosce dentro magliette attillate. Portano la ciccia con orgoglio. Ci si veste eleganti per la partita.

Solentiname, Macarron
Il radiocronista
Solentiname, Macarron
Tifose
Solentiname, Macarron
Ultra de los Bravos

 

Non conosco le regole del baseball. Un ragazzo insegue una palla e sbatte contro il filo spinato. Daniel si tuffa a pesce, ma arriva tardi. Daniel è ben gordo, ma ha grande agilità. Le donne-Botero urlano come cheers-girls. Io mangio un repochete gustoso e bevo birra. Due musicisti non se li fila nessuno. Il gioco mi appare lento. Gli arancioni arrivati da un’isola lontana ribaltano il risultato. Il lanciatore azzurro si fa il segno della croce prima di cominciare a giocare. L’arbitro non perde la calma. Imparo che non esiste il pareggio nel baseball. Alla fine los Bravos perdono.

Solentiname, Macarron
Il radiocronista e una cheers-girl
Solentiname, Macarron
Come si fotografa una partita di baseball?
Solentiname, Macarron
Il lanciatore de los Bravos
Solentiname, Macarron
Lancio
Merita un primo piano
Merita un primo piano

C’è un ragazzo matto che porta l’acqua in taniche pesantissime. Penso che in Africa questo lavoro lo farebbero le donne. Paese di machos, il Nicaragua.

Gli spalti e il pubblico
Gli spalti e il pubblico

 

Questo insediamento è conosciuto come Macarròn2. Oppure come Sector Ortega. Qui vive la famiglia Ortega. Francisco, il padre di Daniel, arrivò qui sessanta anni fa. Allora, dice, era ‘puro monte’. Il nonno di Daniel venne fino a qua per tagliare alberi. Francisco mi dice che la loro origine è nel Chontal, regione orientale del paese, e quindi una parentela con il presidente deve esserci. Daniel ha un microtatuaggio sghimbescio sul petto. Sua moglie è una giovane donna-Botero. Appare felice, Daniel: ‘Quando sono qui, è il paradiso’. Ha comprato dvd su Spartaco e su Re David. Mi chiede come si dice ‘isola’ in inglese. Ripete ‘Ailand’ molte volte.

Solentiname, Macarron
Come si fotografa il baseball?
Solentiname, Macarron
Comida rapida

Francisco mi offre chicha di cayol. Fresca. Più giorni sta ferma, più fermenta. Distillato della palma. Dolciastra. Francisco, 79 anni, ha piantato il mango sotto il quale ci proteggiamo. Francisco ricorda le date di morte dei suoi parenti. Me le dice una per una. Una volta ha visto una croce azzurra nel cielo. Perché quella mattina non indossò il crocifisso. Ho letto questa storia nei diari di un ragazzo brasiliano passato di qua a insegnare fotografie. Francisco me la racconta di nuovo. E una ragazza, alla isla San Fernando, mi conferma: ‘Le nuvole sono un linguaggio di Dio’.

Francisco mi vuole regalare un terreno in vetta alla collina. ‘Come faccio con l’acqua?’, chiedo. ‘Una pompa e un tubo abbastanza largo. Non ti costa molto. Devi costruire un tanque’.

L'approdo di Macarron2
L’approdo di Macarron2

 

Francisco recita versi di poesie e saggezze popolari: ‘Los hombre son jovens a los 16 como a los 77…’. ‘Lo ha letto in un libro tanti anni fa. Mi allontano, mi richiama. ‘Un favoricito. Se torni, portami la foto di una barca, di una bella nave’.

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2 pensieri riguardo “Storie del Nicaragua/Non capisco niente del baseball

    • 5 Aprile 2016 in 10:43
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      Grazie a te, Paolo. Un giorno mi inviti a una partita, mi racconti e mi dici come si fotografa il baseball.

      Risposta

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