Storie di Nicaragua/Il poeta gentile

Douglas Blanco, Bluefields

Il poeta gentile è stato contabile (per ventidue anni). Fotografo, per due. Ciabattino ambulante per dieci. Va per i 68 anni e alla fine il governo gli ha riconosciuto una pensione che, per anni, non aveva voluto dargli. Cinquemila cordobas al mese, cento e ottanta dollari. Dice Douglas: ‘Ora lavoro a tempo completo. Da quattro anni scrivo e leggo’.

Ho conosciuto Douglas Blanco fra i poeti di Granada. Mi ha colpito la sua gentilezza, la sua generosità. Donava i suoi libri. Con una bella dedica. Mi hanno sorpreso le sue epigrafi: Rimbaud appariva a guidare alcuni i suoi poemas. Gli ho chiesto l’indirizzo e mi ha scritto: Bluefields. I campi azzurri, costa atlantica, la città dove piove sempre. Un altro Nicaragua. Ho avuto voglia di andare a trovarlo. Ho viaggiato cinque ore su due pangas rapide come l’impazienza e sei ore in bus, beatamente lento, per raggiungerlo. Douglas ha ottenuto per me uno sconto per la camera dell’albero, il migliore della città (una stanza con una finestra che dà su un muro a mezzo metro, ma c’è il wi-fi).

Douglas Blanco, Bluefields

 

Douglas è arrivato al mattino: scarpe lucidissime (e Bluefields è città dalla povertà di fango), blue-jeans e una camicia celeste ben stirata. I suoi abiti dell’eleganza.

Ha una voce leggera, Douglas. Racconta di suo nonno: era un norteamericano di origine tedesca. Ebreo. Venne in Nicaragua a cercare oro alla fine dell’800. Suo padre (un poema parla di lui) faceva il barbiere. Aveva la pelle troppo bianca, gli occhi celesti e i capelli biondi. La madre di Douglas ebbe paura che lassù nel Nord del paese, fra le montagne, lo prendessero per un gringo. I marines Usa avevano invaso il Nicaragua e Augusto Sandino, un uomo dal grande cappello a punta, un glorioso Stetson, si batteva contro di loro. I genitori di Douglas decisero di migrare verso le colline del Chontal, a oriente del lago Nicaragua: lui è nato in una campagna attorno a Villa Sandino, che allora aveva il nome del tiranno, Villa Somoza.

Douglas Blanco, Bluefields

 

Douglas è sempre stato povero. Tre fratelli sono migrati negli Stati Uniti. Il barbiere riuscì a farlo studiare a Managua, nella capitale. E lui racimolava pochi pesos per comprarsi libri usati. ‘Ne potevo comprare sette, otto con i soldi con i quali ne avrei comprati solo due nelle librerie’.

Ha uno studio minuscolo, Douglas. Un metro per due. E una libreria che mi arriva alla pancia. Quattro piccoli scaffali di libri. C’è Dante Alighieri, Shakespeare, Rimbaud tradotto da un cubano cattolico con prologo di Paul Verlaine, Sartre, Aristofane, Sofocle, Macchiavelli con prefazione di Napoleone Bonaparte. Ci sono le poesie di Gioconda Belli e quelle di Pablo Antonio Cuadra. C’è Cien años de soledad di Gabriel Garcia Marquez.

Douglas Blanco, Bluefields

C’è un tesoro: i quattro volumi del Don Chisciotte con illustrazione del Dorè. Edizione del 1951. I tarli hanno mangiucchiato le pagine. Douglas accarezza le pagine mentre mi dice: ’c’è qualche buco ma è ancora tutto leggibile!’. Adesso sta leggendo ‘Il signor Presidente’ di Miguel Angel Asturias in una vecchia edizione.

Douglas cominciò a scrivere da ragazzo. ‘Stavo per diventare adulto, dovevo scrivere’. Non ha mai smesso di leggere. Trenta e più anni fa, questo ragazzo prese la panga da Bluefields, poi dieci e più ore di corriera e si presentò alla redazione della Prensa Literaria. La dirigeva da decenni Pablo Antonio Cuadra, il padre dei poeti del Nicaragua. Uomo magrissimo, dai grandi occhiali scuri, faccia da indio. A me ha sempre dato l’idea dell’uomo severo e inaccessibile. ‘E invece è la persona più accogliente che abbia mai conosciuto’, mi contraddice Douglas. Allora doveva avere già ottanta anni, Pablo Antonio. Non so come sia stato possibile, ma il poeta gentile gli lasciò sul tavolo un foglio. Un poema. Lui lo lesse. E disse: ‘Domenica lo pubblichiamo’. Douglas è tornato più volte nell’ufficio di Pablo Antonio. Per trenta settimane, ha pubblicato i suoi poemi sulla pagina della Prensa. Li tiene raccolti in un grande quaderno, che sa di umido, sotto il suo piccolo tavolo da lavoro.

Douglas Blanco, Bluefields

Il primo libro lo ha pubblicato nel 2008. Costa molto pubblicare libri in Nicaragua. Douglas ha un mecenate delle sue terre di origine. Sono cinque i suoi libri di poesia. Mi dice della copertina dell’ultimo: Huellas, Orme. E ci sono le impronte, rimaste impresse nel fango fossile, dei primi uomini del Nicaragua. Le orme di Acahualinca, oggi uno dei quartieri più poveri di Managua.

La casa di Douglas è alla periferia (se esiste una periferia di Bluefields), barrio 19 de Julio. Per trovarla bisogna chiedere dell’antenna del Canal 10. C’è un sentiero fra le case di legno. C’è un cagnetto che abbaia. Casita di tre stanze. Non ci sono tavoli, non ci sono armadi, i vestiti stanno appesi in ordine religioso a dei fili, ci sono tre sedie di plastica viola, un’amaca, un fornelletto a due fuochi, un televisore antico. La stanza da letto è stata rimpicciolita, Douglas ha ritagliato il suo studio. Due finestre: danno su un banano, su due piante di papaia, sul verde esuberante di una selva domestica. ‘E’ il paesaggio che mi sono scelto. Lavoro bene qui’. Clotilde è sua moglie. Una donna contadina, senza scuole. ‘La mia viejita mi appoggia, mi sostiene. Sa che viaggio per la cultura, mi aspetta. Cerca di far star zitti i bambini se vengono nel nostro giardino. Ci chiamiamo da una stanza all’altra. Io a leggere, lei a guardare le sue novelas’. Clotilde ci offre caffè. ‘Scusate non ha portato i piattini’, si schernisce Douglas. Sono in imbarazzo nella casita di Douglas. ‘Stiamo attenti alle spese, ce la facciamo’, spiega. Ha pagato anche per noi il taxi, trentasei cordobas (un dollaro e qualche centesimo), che ci ha portato fino a qui. Si comprano tre pezzi di formaggio salato con questi pochi soldi.

Douglas Blanco, Bluefields

Sono felice di essere qui. Conosco la ricchezza delle famiglie dei altri poeti che ho incontrato a Granada: studi negli Stati Uniti, soggiorni in Europa…quest’anno, Douglas, per un solo giorno, è stato invitato al Festival Internazionale della Poesia. Gli hanno detto di recitare un solo poema. Sul palcoscenico dei grandi. Poi, ogni giorno, Douglas ha viaggiato fra Granada e Managua, un’ora di corriera, per stare nel Festival: nella capitale ha un fratello, può dormire da lui.

Douglas Blanco, Bluefields

Nada se construye sin el eco de la piedra, scrive Douglas. ‘Vengo a salutarvi’, è apparso il giorno dopo e ci accompagna alla panga troppo rapida che risale il Rio Escondido. Finalmente arriva la pioggia, passa con la forza di una tempesta. Un telo a proteggerci. Scrivo questa non-storia in una stanza malandata dalle pareti azzurre. Douglas ha già bevuto il suo caffè. Sta leggendo Asturias, questa mattina.

Epigrama (I)

 Vivir una pobreza alegre:

Sin fortunas materiales,

Pero con riqueza espirtuales.

El infortunio el oro no brilla:

Sono los amigos los deseados:

quizà los que non lancen el equife:

o los que no hundan màs en el abismo

Douglas

 

 

 

 

 

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