Frammenti/Il confine amabile della Martella

La scritta sulla vecchia fontana
La scritta sulla vecchia fontana

Pasquale mi prende sottobraccio. E’ nato qui, al borgo della Martella. ‘Il più bello d’Italia’, dice. Quartiere di campagna della nuova Matera. La gente dell’esodo dai Sassi arrivò qua. Nel 1953. Questo era il paese nuovo voluto da Adriano Olivetti. Pasquale ha passato qui i primi anni della sua vita e mi vuole raccontare. Giorno di sole, sabato di quasi festa. Non è il giorno dei panzerotti, quelli vengono sfornati alla domenica. ‘E al martedì. E al giovedì’. Bisogna tornare.

Pasquale
Pasquale

 

Sono venuto qui per gli ‘Amabili confini’. Una piccola, bella storia di scrittori e periferie che non mi appaiono tali. Pasquale mi porta via da Lidia Ravera. Che parla a ragazzi delle scuole nella piazza di sole. Non protesto. Mi lascio accompagnare.

Lidia
Lidia

 

‘Sono stati anni felici’. Quartiere che passa alla storia, progettato con sapienza da Ludovico Quaroni. In realtà vi lavorarono in tanti. Architetti, progettisti, sociologi. Gente visionaria. Giovane. Avevano voglia di ‘fare’. Ma queste righe sono soli frammenti, vìolo ogni regola del giornalismo. Cerco solo di ricordare il racconto di Pasquale.

Le ceramiche della chiesa
Le ceramiche della chiesa

 

‘Era un progetto luminoso’. Mi mostra la fontana che mai avevo capito fosse fontana. Posso ripetere? Fontana cosmica, stele sessuale, puntuta, dal quale scaturiva un gioco di acque. Una storia astronomica, mi spiega. Fontana come un osservatorio indiano verso le stelle. Ricordo bene? Ho mal capito? Per favore, rimettetela in funzione. C’è l’anno di costruzione: quel 1953. Arrivarono allora le prime cinquanta famiglie che avevano lasciato i Sassi.

La Martella
Segno sul muro

 

Pasquale mi dice del cinema. Dove ha visto ‘Via con il vento’. Due film a settimana. Al giovedì e alla domenica. ‘Sceglievamo i film dal catalogo della Disney’. Poi l’uomo del cinema andava a prendere le pizze a Bari. In vespa. Noi lo vedevamo tornare, lo aspettavamo. Il biglietto costava dieci lire. C’era il prete, don Giovanni, che copriva la luce del proiettore quando Amedeo Nazzari si azzardava a baciare una donna. Come se Tornatore fosse passato di qui.

La chiesa
La chiesa

 

Pietro Cascella aveva poco più di trent’anni, ma sapeva già di arte, di pietre, di argille, di ceramica. La chiesa divenne una meraviglia. Ragazzi materani (Beppino, a esempio) vennero a lavorare qui. C’erano le fornaci. E Pasquale mi racconta la storia di comandanti partigiani, segretari della Cgil, Nello e Eustacchio, che vengono qua e tirano su il forno per cuocere la terra.

La chiesa è bellissima. La luce deve arrivare al centro della navata. L’ingresso è laterale, ma quando alla domenica uscivi dovevi avere di fronte il colle di Matera. ‘Non potevamo dimenticare da dove venivamo’.

Antonio e Lidia
Antonio e Lidia

 

Quaroni disegna perfino le sedie per i cinema, suggerisce nuovi carri, più leggeri, per i contadini.

I panni della Martella
I panni della Martella

C’è la piazza, il portico per ritrovarsi anche nel cattivo tempo.

C’è Pietruzzo dello spaccio, missino, che baruffa ogni giorno con Pizzolla, dell’ufficio postale, comunista. I bambini stanno a guardare, fanno il tifo. Tocca a un democristiano mettere pace.

Lidia
Lidia

Da lontano sento Lidia Ravera dire: ‘Scrivere rende la vita bella’.

Ha l’aria un po’ incupita, Lidia. Ma alla fine si fa convincere con facilità a farsi fare foto sui gradini della vecchia, nuovissima chiesa.

Le storie poi hanno fine: mille e cento abitati nel 1957. Comincia il declino, attenzioni che mancano, anche gli ideali hanno stanchezze. La gente se ne va, torna verso Matera, le campagne non sono più il centro del mondo. Se ne va anche Pasquale, lascia lì la sua infanzia.

E’ bello questo progetto degli ‘Amabili confini’ (https://gigliegigliastri.com/amabiliconfini/). Portare gli scrittori nei quartieri delle ‘periferie’ di Matera, i centri della città. Ci ha fatto venire alla Martella. Ad ascoltare storie. Ora aspettiamo altri sei scrittori.

 

 

 

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