Silvana Kuhtz/ ‘I poeti non se ne stiano con le mani in mano’

Ascoltare
Ascoltare

Lunedì, 1

Abbiamo tutti un segreto/ma il corpo sa tutto/Tutto/Che numero hai?

 

Primo giorno, di un mese. Il primo giorno è un lunedì. Questa storia è destinata a durare un mese esatto. Trenta giorni. In una terra e in una casa.

E’ un piccolo libro, questo che racconta un mese con una poesia quotidiana. Ha la copertina bianca e si chiama ’30 giorni’. E’, mi avvertono, una silloge. Vado su Wikipedia: silloge è una storia medioevale, una raccolta manoscritta di poesie. Dice una cosa importante, Wikipedia: ‘Nel medioevo si riteneva che l’opera d’arte in genere fosse una cosa di nessuno’. Per questo non si indicavano i nomi dei poeti. Oggi mi permetto di tradurre ‘cose di nessuno’ con ‘cose di tutti’.

Silvana
Silvana

Non so nulla di poesia. Non so capirla. Per questo mi interessa. Per questo cerco di afferrarne più il ritmo che le parole. Per questo il caso mi ha fatto incontrare Silvana Kühtz. Mi passò davanti e, più o meno, disse: ‘Di là, fra un minuto comincia un laboratorio di parole. Di lettura’. Eravamo in una sala, ad Aliano, paese del Sud, il paese dell’esilio di Carlo Levi. Aspettavamo uno spettacolo.

Non so perché, non l’avevo mai fatto prima. Mi alzai e la seguii. Mi persi lo spettacolo. Ma seppi quasi subito che Silvana si chiama, sì, Kühtz, ma è di Bari. Che è un’ingegnere e insegna all’università di Basilicata. Nella prima schermata, Google non accenna, nemmeno per sbaglio, a che Silvana sia un’ingegnere. Si capisce che è una donna poeta (detesto la parola, poetessa e non so come fare). Ho pensato che un’ingegnere, per definizione, fa a pugni con la poesia, come fa a scriverle?

Ascoltare
Ascoltare

Mercoledì, 15

Eppure non mi arrendo e/mi porto addosso di te solo le cose belle

 

Quel giorno, una fine estate di qualche anno fa, Silvana insegnò a me e a un gruppo di uomini e donne a leggere. Imparai, credo, a sentire la mia voce. Rimasi incantato. E continuai a non capire niente della poesia. Mi feci anche una ragione degli studi di ingegneria di Silvana. Mi dissi che Primo Levi (feci un’assonanza priva di senso con Carlo Levi) era un chimico. Poi Daniela mi spiegò: ‘Gli uomini di scienza, i fisici e i matematici soprattutto, sono poeti’. Dopodiché andai a una lettura di Silvano. Ero diffidente: poesie sensoriali, si chiamano, a volte, i suoi incontri. Poesie dei sensi, capii. A un certo punto, appaiono delle bende colorate. Da mettere sugli occhi. Il senso è quello dell’ascolto: il tuo respiro, l’impaccio, un vago senso di timore e la parole che arrivano con lentezza. Silvana è una contadina: semina. E come la luna lei ha qualcosa a che fare con il buon esito di un futuro raccolto: sparge le sue parole su uomini e donne bendate. Le parole vanno nel punto più umido del nostro pensiero e, qualche volta, solo qualche volta, germogliano. La poesia non è più la noia di un Carducci imparato a memoria sui banchi di scuola. La poesia, grazie a Silvana, atterra in un garage, in una casa di Bari Vecchia, in una cantina di Matera, in una periferia di Prato, in un campo dei calanchi di Aliano, in un bar, in una casa di riposo. Silvana è riconoscibile da un verso: ‘I poeti non se ne stiano con le mani in mano’. E un’esortazione: che invadano la città, questi poeti, come un magma e un soffio di luce. Che si insinuino in ogni dove. Silvana ha creato un progetto: PoesiaInAzione. Con la solita ostinazione (questa sì, da ingegnere): ‘La poesia può essere un ingrediente fondamentale per trasformare la vita di tutti i giorni’. Sono laboratori-spettacoli, è un sito, in cui si cerca demolire la barriera che divide pubblico e poeti. A volte, funziona. Andate a vedere: www.poesiainazione.it

Silvana
Silvana

 

Lunedì, 30

Ciascuno porta un sasso una conchiglia un canto

 

Anche l’ultimo giorno del mese, nel libro dalla copertina bianca, è un lunedì. E devo ancora scrivervi di Clessidra. Ogni mese (a Bari e a Prato, a Matera e ad Acquaviva della Fonti, a Larino e a Cava dei Tirreni, con incursioni a Milano e Torino…) viene affidato al vento un tema, una parola, un’idea (Terra, Sottosopra, Vino, Rame, Maldicenza, Clausura, Mani…) e un piccolo gruppo di persone si inventa qualcosa attorno a queste ‘storie’. Può dire una poesia, ma anche non dirla. Può preparare un cibo, fare un gesto di teatro, parlare, recitare, fare il mimo, costruire un oggetto. Con alcune regole ben precise: un limite di tempo breve, controllato dai granelli di sabbia di una clessidra e niente applausi, né fischi. Non c’è il pubblico, tutti sono attori, protagonisti, interpreti. Alla fine, si vede che Silvana Kühtz è un’ingegnere: certamente non sta con le mani in mano, lei costruisce.

Ascoltare
Ascoltare
print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.