Perché Ludovicu è tuo fratello…

Questo testo è apparso sul numero 13 della rivista Erodoto108.

Racconto e foto di Mariano Silletti
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Un uomo è uscito di casa e non è più tornato. Accadeva due anni fa, a Montescaglioso, paese della Lucania. Un uomo ammalato. La moglie ha bussato alla porta dei carabinieri…questa storia poteva essere dimenticata. Così non è stato: un carabiniere ha raccontato, con le sue foto, il dolore di Veronica. E spera ancora che quell’uomo possa ricomparire.

 

‘Veronica ha atteso invano il ritorno del marito. Alla fine ha raccolto tutto il suo coraggio ed è venuta alla nostra caserma. Per denunciarne la scomparsa. Andammo alla loro casa: tutto aveva il sapore della povertà. Le mura umide e scrostate. E, allo stesso tempo, vi era una cura disperata. Il letto ben rifatto, tessuti alle pareti a coprire le grinze dell’intonaco. E poi il dolore di Veronica. La sua stanchezza. I suoi occhi affranti. Appariva invecchiata di colpo. Ha tirato fuori con lentezza i pantaloni di Ludovicu, i maglioni, la biancheria. Veronica è una donna rumena. Non riesco a sentirla straniera. Il suo dolore, le sue occhiaie, le sue rughe sono le stesse delle nostre donne’.

 

Ludovicu è scomparso. Da sette anni abitava a Montescaglioso, un paese delle colline attorno a Matera. Era arrivato, con la sua famiglia, dalla Romania. In un giorno di dicembre di due anni fa, inverno lucano, settimane di freddo e di pioggia, Ludovicu è uscito di casa e non è più tornato. Allora aveva 57 anni e da tempo soffriva di Alzheimer. Da quel giorno, nessuno lo ha più visto, nessuno sa dove possa essere andato. Un uomo può scomparire.

Veronica, sua moglie, lo ha atteso per ore. Alla fine ha raccolto tutto il suo coraggio ed è venuta alla nostra caserma.

Non so come sia successo. Ma io, carabiniere a Montescaglioso, fotografo per passione profonda, non volevo che questa storia fosse dimenticata. Ludovicu, da subito, non è stata solo un’indagine e una ricerca. E’ qualcosa che ha toccato la mia anima. E ho provato a raccontarla. Un tentativo difficile: ero protagonista, volevo ritrovare quell’uomo, era il mio mestiere e il mio dovere e, allo stesso tempo, sono stato l’osservatore coinvolto in una storia che avveniva nella mia terra. Una storia che, alla fine, è entrata a far parte di me.

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In inverno, dalle mie parti, la notte arriva con troppa velocità. In quei giorni il buio mi sembrava ancora più veloce. Più denso, più spesso. Lavoravamo con i colleghi dell’unità cinofila. Avevamo bisogno dei vestiti di Ludovicu. Entrammo nella sua casa. Al centro del paese. Tutto aveva il sapore della povertà. Le mura umide e scrostate. E, allo stesso tempo, vi era una cura disperata. Il letto ben rifatto, tessuti alle pareti a coprire le grinze dell’intonaco. E poi il dolore di Veronica. La sua stanchezza. I suoi occhi affranti. Appariva invecchiata di colpo. Ha tirato fuori con lentezza i pantaloni di Ludovicu, i maglioni, la biancheria.

Veronica ha dovuto spiegare al nipote. Un abbraccio. Il pianto improvviso. I carabinieri sanno di violare l’intimità più nascosta di una famiglia. Entrano in quelle stanze che Veronica non avrebbe mai voluto mostrare a estranei. Dobbiamo saper vincere diffidenze e vergogne. Sono una famiglia di migranti rumeni, da tempo nel paese. Diversi. Noi siamo di questa terra, loro di una regione lontana. Sono lo specchio invisibile del nostro destino antico.

Dobbiamo, vogliamo dare una speranza a Veronica. Ma sappiamo anche come sia fragile la possibilità di ritrovare Ludovicu. Combattiamo i cattivi presentimenti della famiglia, nascondiamo i nostri timori. Faremo tutto il possibile. Vogliamo ritrovare quell’uomo smarrito.

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Mi accorgo che la donna, in realtà, non è straniera. Non riesco a vederla come tale. Il suo dolore, le sue occhiaie, le sue rughe sono le stesse delle nostre donne. La sua casa è del nostro paese. Cerchiamo nei boschi, nei dirupi, nelle campagne, entriamo in casolari abbandonati (e vi troviamo altre storie, intrecci dei cammini di uomini e donne): siamo noi a scoprire un paesaggio di malinconia in questo inverno. Siamo ostinati, ogni traccia ci è preziosa. Guardo il tufo dei casolari, le argille delle nostre colline: le ombre arrivano troppo in fretta ogni giorno. Cerchiamo anche di notte. Cerchiamo anche quando siamo stanchi e sfiduciati. Scatto le foto. Cerco la luce e trovo le ombre. Non ce lo diciamo, ma cerchiamo una certezza. Quale essa sia. Veronica non può vivere senza sapere. Nemmeno noi ci riusciamo. Vogliamo violare un ignoto. Sconfiggere l’ignoto.

 

Le mie foto provano a raccontare la nostra ansia, la voglia di rivedere Ludovicu. Come vorrei potergli fare un ritratto. Come vorrei narrare di un uomo che prima, in paese, mai avevamo notato. Vorremmo placare l’angoscia di Veronica. E, mentre lo cercavamo, ci siamo imbattuti in mille mondi diversi. Altri migranti, i pastori, i contadini, i nostri paesani. Ho guardato a tutti loro con altri occhi. Mi sono reso conto che le mie apprensioni, il mio desiderio che questa storia avesse una sua fine sono i sentimenti che hanno attraversato anche la mente dei miei colleghi. I cani cercano, gli uomini setacciano i campi, avanzano ancora di un metro nel bosco. Sperano. Compiono uno sforzo in più, non lasciano niente di intentato.

 

Ho voluto raccontare questa ricerca, i miei obiettivi hanno sfuocato, per dire meglio quanto ci stava accadendo. I giorni alla ricerca di Ludovicu non sono stati semplicemente giorni di lavoro. Abbiamo sfiorato un mistero, e ce ne siamo resi conto. Abbiamo visto paura e dolore. Ora abbiamo addosso il timore che tutto possa essere dimenticato. La vita di un uomo che svanisce senza lasciare alcuna traccia dietro di sé. Mi dico che non può accadere. Mi sono sentito circondato da ombre e volevo che si dissolvessero. Indagavo e cercavo una luce. Era inverno e volevo che spuntasse la primavera assieme a Ludovicu. Volevo che ci fosse un conforto anche nel pieno di questi mesi di oscurità.

 

A oggi Ludovicu non è ricomparso.

 

Ogni anno, in Italia, scompaiono più di mille persone. Fra il 1974 e il 2012 sono abbiamo saputo più nulla di ventiseimila persone. Non sono più tornate.

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 pensieri riguardo “Perché Ludovicu è tuo fratello…

  • 16 Giugno 2016 in 15:52
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    Bravo Andrea, Non è tuo questo racconto ma, avresti potuto scriverlo anche tu, che sei appassionato delle storie umane. Questo carabiniere ci fa sentire la disperazione e rassegnazione di Veronica, ma ci trasmette anche la sua compassione e il sentimento di impotenza che lo ha raggiunto assieme a tutti suoi colleghi… grandezza e crudeltà della loro missione.
    Grazie per questo momento di condivisione.
    Patrice

    Risposta
    • 16 Giugno 2016 in 16:14
      Permalink

      Un abbraccio, Patrice. Ci vediamo presto.

      Risposta

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