Accade a Follonica/Letizia e Pier Paolo

Pasolini, Follonica, Letizia Battaglia
Vietato ai minori di 14 anni

Follonica è una città capovolta. Nasconde (ha deciso di nascondere) la sua anima dietro una cortina di condomini, grattacieli fasulli dalle tinte azzurrine e alberghi per famiglie a tre stelle. Niente di male. Ma potrebbe tirar fuori orgogli della sua piccola storia, non confinarla nelle biblioteche. La sua storia industriale, a esempio. E’ un paradosso straordinario. Follonica nasce come paese-fabbrica. Quando Luigi Saragosa, il primo venditore di giornali, vi arriva nella seconda metà dell’800 (e il sor Gigi aveva appena otto anni) conta, nei mesi estivi, non più di cinquanta abitanti. Follonica è la sua fonderia. E la città della prima metà del ‘900 è il suo lavoro, è la ghisa destinata alla seconda fusione, una fabbrica in cui lavorano trecento artigiani fieri delle proprie capacità. Insomma, Follonica, fino al 1960, non è stata città di mare. La pesca non era una sua economia. C’era la fonderia…

Pasolini, Follonica, Letizia Battaglia

E oggi, per contrappasso, gli otto ettari di quella fonderia sono parco nel cuore della città. Sono campagna. Sono biblioteca, museo, scuola, teatro, spazi per esposizioni. L’eredità della fonderia è diventata cultura. Metamorfosi, mutamento epocale in cento e cinquanta anni. E attorno i turisti di questa estate non ne sanno niente, Follonica, per loro, è la città dove il mare non diventa mai profondo, si fanno  bagni tranquilli e si affittano appartamenti  in condomini a bordo spiaggia.

Pasolini, Follonica, Letizia Battaglia

Ecco, mi sono smarrito, distratto perfino da Follonica. Riesco a perdermi anche sul lungo mare di una cittadina balneare. Guardo chi fa quadri con lo spray, un hippy di altri tempi che innalza castelli di sabbia sula spiaggia e cerca di rimediare centesimi di euro, un uomo su una carrozzina che vende spade fiammeggianti. Vado a passare del tempo e godermi il cibo della Casa Azul…Frida Khalo che approda in Maremma e si nasconde anche a Follonica. Bel posto, devo tornarci in inverno. Per la nostalgia della Casa Azul della ciudad, là oltre l’oceano. Cerchi che non riesco a chiudere. Sono rassegnato a non chiudere.

Insomma, pessimo giornalista, non so dirvi perché ho deciso, settimane dopo, di scrivere questo post. Forse per Andrea. So che si chiama Andrea. Con lui ho scambiato solo due frasi: ‘A che ora chiude?’ ‘Alle undici e trenta’. E voleva dire le undici e trenta di notte. Ho guardato l’orologio: erano le undici da un minuto.

‘Posso fare delle fotografie?’ ‘Sì’.

Pasolini, Follonica, Letizia Battaglia

Andrea ha i capelli raggruppati a coda di cavallo, una barba un po’ ispida, l’aria di una rivolta lontana, l’ostinazione della fotografia: sta dietro il banco dell’ingresso a questa mostra e armeggia con lightroom, ogni tanto si alza, si allontana e guarda l’effetto che fa di quanto ha combinato su quel computer. Non dice una parola. La sala è vuota. Questa è una sala che era magazzino della ghisa, un altro degli edifici industriali che sono riusciti a non diventare condominio. La sala è vuota, dicevo: ci sono colonne di ghisa (ha una bella consistenza la ghisa) e ci sono diciassette fotografie appese alle pareti scure. Diciassette fotografie in bianco e nero. Quasi tutte sgranate (non pixellate, sgranate). Qualcuna fuori fuoco. Tutte della stessa persona. Dall’aria corrucciata, serena, attenta, stanca, capace di nascondere un’arrabbiatura. In nessuna foto, quest’uomo sorride. A volte prende appunti. Per un istante appare triste. Porta la mano, dita nodose, al mento e la lascia lì. Sette mesi prima, ha compiuto cinquant’anni.

E’ bellissima questa sala con diciassette fotografie. Dietro una porta, c’è un altro ritratto di quest’uomo. E un cartello avvisa: vietato ai minori di quattordici anni. Ci sono due panche bianche sulle quali sedersi e rivedersi I Racconti di Canterbury. Nessuno deve aver convinto i censori a togliere i divieti di mezzo secolo fa

Garibaldi a Follonica
Garibaldi a Follonica

 

Non c’è nessuno nella sala. Nessuno a guardarsi il film. Sono le undici di notte. Fuori, c’è la movida di Follonica, quieta e familiare nel cuore del lungomare. Affollati i kebab, affollate le gelaterie. Un po’ di languore, eppure l’estate è appena cominciata. Nessuno, almeno questa sera, mi segue nella sala di questa mostra. Siamo soli. Io e Andrea. Che però ha attenzione solo per la sua foto. E poi vi è Pier Paolo.

Già, mi rendo conto che Pasolini lo chiami Pasolini. Raramente è Pier Paolo.

Pasolini, Follonica, Letizia Battaglia

 

Com’era un dibattito al circolo Turati di Milano nel 1972? Un dibattito sulla ‘libertà di espressione fra repressione e pornografia’. Già, queste foto sono state scattate a un dibattito di oltre quaranta anni fa. Pasolini era sotto accusa. Da tutti. Era scandalo. Era dietro a quel tavolo assieme al critico Morando Morandini, al poeta Giovanni Raboni, all’avvocato Marco Janni, allo storico Giancarlo Ferretti. Insomma, tavolo di intellettuali della Milano di quegli anni. In sala, a quanto leggo, ci sono anche Dario Fo e Mario Capanna. Letizia aveva poco meno di trent’anni e nessun sapere di fotografia. Ma il suo compagno era fotografo, uno di quelli bravi: quella sera non fotografò, non gli piaceva la luce, ricorda Letizia.

Pasolini, Follonica, Letizia Battaglia

Letizia, donna siciliana, emigrata a Milano, è Letizia Battaglia. Fotografa di Palermo, amata e premiata per le sue immagini. Oggi ha ottanta anni e ‘il suo cuore batte ancora a mille’. Come quella sera di inizio inverno a Milano quando aveva poco meno di trent’anni. Era sera, immagino, il primo freddo milanese, al quale non sei ancora preparato, la notte, il fumo nella sala. La rivoluzione non era già più possibile e allora si litigava. Una sera di litigi, improperi, rabbia, confusione, se il ricordo di chi c’era non si inganna. Eppure quell’uomo appare tranquillo come un sacerdote (che metafora mi esce dalla penna!).

Letizia ricorda la cattiveria contro Pasolini. La veemenza di uno scontro pubblico. La sinistra si scagliava contro l’uomo fuori dagli schemi. E lei? ‘Niente mi divide da lui. Io lo amavo e basta’. Era ‘grande, umanissimo, giusto’. Letizia non aveva letto tutti i suoi libri, non aveva visto tutti i suoi film. Era un amore senza discussioni. Un amore che ti obbligava a lasciare una traccia. E allora, anche se non capisci niente di quelle rotelle e di quelle leve, hai una macchina fotografica in mano e la usi. Scatti anche se non c’è luce. Scatti anche se non è a fuoco. Scatti anche se tendina e specchio della macchina fanno un bel fracasso. Lo scatto fotografico come una relazione con Pasolini. Che non si accorge di te. Che apre e chiude i suoi pensieri, che prende appunti. E’ strano: nelle foto di Letizia, nelle diciassette, solitarie di Letizia non ritrovo la baruffa che lei racconta di quell’incontro al circolo Turati. C’è un uomo solo. Se non avessi letto le parole di Letizia, ti direi: è in una biblioteca, in una stanza nera e sta trovando i pensieri per una storia da scrivere. Una storia importante.

Spiaggia libera a Follonica
Spiaggia libera a Follonica

 

Letizia non vivrà a Milano. Torna a casa. A Palermo. Lavora nei giornali, ora sa fotografare. So come accade, il tempo che scorre sulle foto, sugli amori, sui momenti che diventano passato: i negativi, quei diciassette negativi (nemmeno un rullino) finiscono assieme a mille altri. E so anche che, qualche decennio dopo, riappaiono. Perché così capita. Sta mettendo ordine, Letizia, e sotto mano le capita quel provino. Almeno lo immagino così. C’è ansia di ‘rimettere a posto’ quando gli anni scorrono. E, a Palermo, Letizia ritrova il suo amore di donna emigrata a Milano. Gli occhi troppo seri di Pasolini.

Allora vi è qualcosa da fare: se quaranta e passa anni fa Letizia non ebbe il coraggio di andare a trovare il poeta (bisogna sempre avere questo coraggio, poi la vita ha delle accelerazioni e quel tempo diventa cenere), può andarci adesso. Letizia sale fino a Casarsa (scopro ora che il nome completo è Casarsa della Delizia) e mostra le foto a Pasolini. Inginocchiata sulla sua tomba: una lastra, con solo il nome, accanto a quella di sua madre, Susanna. Letizia, dopo oltre quarant’anni, porta le sue diciassette foto a Casarsa. Scrive: ‘Lo amo ancora e gli sono grata’.

Pasolini, Follonica, Letizia Battaglia

 

Credo che siano passate le undici e trenta. Andrea non dice nulla. Per un po’ mi ha scrutato dietro ai suoi occhiali a cerchietto. Poi si è disinteressato, la mia macchina fotografica è silenziosa. Mi guardo qualche scena dei racconti di Canterbury. Un re che sposa una donna del popolo. Il banchetto, il letto matrimoniale, il corpo nudo, il gioco del cinema.

Pasolini, Follonica, Letizia Battaglia

 

Fuori la movida ha la sua mezzanotte. Vorrei sedermi fra i ragazzi che parlano turco a kebab. Non lo faccio. Per un qualche timore, che Pier Paolo, forse, non avrebbe avuto. Hanno un’aria dura, le loro donne indossano pantaloncini strizzati. Cammino e non so scegliere dove fermarmi. Nessun posto va bene. La ragazza con i tatuaggi della pizzeria Pepe Nero non mi degna di uno sguardo, ma la schiacciata notturna non è male. Una birra, seduto in bilico. E gli scatti di Letizia? Scrivine, scrivine. Perché? La mostra è chiusa, il mio lavoro a Follonica è finito, la mia stanza d’albergo è a un solo letto e queste camere le fanno ben tristi, le ragazze di Casa Azul saranno indaffarate, la birra sul corso costa tre euro e mezzo, Andrea se ne sarà andato a letto e anche il pittore con lo spray fra un po’ se ne andrà. Parlotta con l’uomo sulla sedia a rotelle. Accanto fiammeggiano le spade di plastica.

L'antica fonderia
L’antica fonderia

Faccio una cosa strana. Torno nel parco di quella che era una fabbrica. Sto lì, su una panchina. C’è il profumo notturno degli oleandri. Che scemo, sarei potuto stare sul lungomare. Scatto una foto, c’è un albero che si mette fra me e un faro. E’ una bella luce. Cosa avrebbe fatto Pasolini? Cosa avrà fatto uscito dalla sala del Circolo Turati.

 

(in internet ci sono diverse storie attorno a quella serata al circolo Turati e alle diciassette foto di Letizia Battaglia. Una è questa: http://www.carteggiletterari.it/2015/11/02/inversi-fotografici-della-forza-triste-ovvero-la-cattiva-coscienza-letizia-battaglia-vs-pasolini/; un’altra sta qui: http://www.carteggiletterari.it/2015/11/02/inversi-fotografici-della-forza-triste-ovvero-la-cattiva-coscienza-letizia-battaglia-vs-pasolini/. Andate a vederla se questa mostra passa dalle vostre parti)

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