Città del Messico, 1968/Duecento metri

Andrea_Semplici160730_00002E’ la sua foto più celebre, ma, quando la scattò, non se ne rese conto. Non capiva cosa stesse accadendo davanti al suo obiettivo. ‘A quel tempo, come tutti gli americani, io pensavo che i neri che protestavano fossero semplicemente degli agitatori’, ha sempre detto John Dominis, fotografo di Life. E’ sua, la foto di Tommie Smith e John Carlos con il pugno nero levato al cielo e la testa china dopo la finale dei 200 metri alle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico. E’ la foto dove appare anche Peter Norman, il velocista australiano, l’uomo invisibile. Arrivò secondo in quella corsa straordinaria. Almeno la macchina fotografica di John non lo dimentica. Lo fanno le sue parole: ‘Solo anni dopo ho capito che quei due neri avevano fatto un gesto coraggioso’. Lo aveva fatto anche Peter, ma John non poteva nemmeno immaginarlo. Che un bianco potesse schierarsi con quei due neri. Peter pagò per anni e anni quel gesto di cui nessuno si accorse. Ma c’è la foto, guardatela: vicino alla spalla sinistra, Peter ha una coccarda, la stessa che hanno Smith e Carlos, una coccarda contro il razzismo. Per questo Peter fu perseguitato per tutta la sua vita.

Tommie e John a piedi nudi alla premiazione dei 200 metri, olimpiadi Città del Messico, 1968
Tommie e John a piedi nudi alla premiazione dei 200 metri, olimpiadi Città del Messico, 1968

Questa foto, da sempre, è appesa nella mia cucina. Poi è accaduto che l’abbia guardata con più attenzione, e poi che l’abbia ritrovata, ritagliata da un giornale, dentro un libro di un’amica. E allora ho, almeno per una volta, ricominciato a credere nelle coincidenze come talismani. E’ ho voluto, con fretta, prima che mi passasse, scrivere quanto so della storia di Peter Norman. Ne è venuto fuori un libriccino.

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Libriccino, trentadue pagine, un coriandolo, un libro volante di Casalta/Erodoto. Un libro lungo ‘200 metri’, meno di venti secondi, se solo correte come Smith. Pochi centesimi di secondo in più se andate alla velocità di Peter. Non so nemmeno come farvelo avere, questo libro. Dovremo incontrarci, trovarci, prendere una birra assieme e brindare alla salute di Peter. In fondo è giusto così: i libri sono ‘relazioni’.

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