Cartolina da Rieti

Marco getta cibo alle oche e alle anatre nelle acque del Velino
Marco getta cibo alle oche e alle anatre nelle acque del Velino

A Rieti,

Ho visto Marco che, ogni sera, getta pane secco ad anatre e oche, là al ponte romano.

Le anatre sanno le ore di Marco. Le acque del Velino sono gelide e limpidissime.

Ho visto la porta di una moschea in un vecchio edificio: sopra la porta c’è scritto ‘Moschea della pace’. E’ in via Nuova.

Ho visto un tipo con la divisa di ordinanza: maglietta nera, berretta di lana nera e folta barba nera. Sede di Casa Pound, in corso Garibaldi. Mi era apparsa una birreria.

C’è un sindaco di Sel. Con cui parlo di sant’Antonio.

Ho visto due ragazze dai capelli colorati (verde e rosa) che ascoltavano musica da uno smartphone. E gridavano: ‘Figo’

La cattedrale di santa Maria
La cattedrale di santa Maria

Sono stato in una libreria dove vi sono i libri che piacciono ai librai. Ho bevuto tè e parlato a lungo. Si sta bene nella Libreria Moderna. Andateci. Qui ho trovato Charlotte ad aspettarmi ed è stato un dono.

Libreria Moderna
Libreria Moderna

Una ragazza mi ha detto: ‘Sant’Antonio qui è sentitissimo’.

In via Roma, c’è una libreria in una chiesa sconsacrata. I libri sono poggiati sul vecchio altare. C’è anche un cartello: ‘Vietato non sfogliare’.

Vietato non sfogliare
Vietato non sfogliare

Mi hanno aperto la porta della chiesa di San Francesco. E mi è sembrata immensa, bellissima, resiliente. Non so perché mi è venuto in mente questo aggettivo. San Francesco mi è apparsa una chiesa ostinata.

I ragazzini giocavano a pallone (cappotti per pali) nella piazza della chiesa, davanti al sagrato, tre piccoli contro uno grande. Uno dei piccoli gridava: ‘Quattro preservativi…’. E non ho capito perché.

Il vento scende dal Terminillo e s’infila fra le strade stropicciate del centro storico. A sera non incontro nessuno mentre cammino verso la Porta d’Arci.

Il centro d'Italia, piazza san Rufo
Il centro d’Italia, piazza san Rufo

C’è una limousine malconcia nel parcheggio del mio albergo.

L’oste mi consiglia l’amatriciana.

Quando dico che faccio il giornalista, non chiedono più: ‘Ah, è qui per il terremoto’.

Scopro, avrei dovuto saperlo, che questo è il ‘centro d’Italia’. Mi alzo in piedi sopra l’ ombelico del nostro paese. Strano: il centro geografico di una terra, appare ‘lontano’ e isolato.

E’ così: penso a Rieti e penso a una città ‘lontana’. In realtà è a un’ora da Roma. Cosa è lontano?

Piazza Vittori
Piazza Vittori

 

Un madonnaro, in via Cintia, ha dipinto sul marciapiede un sant’Antonio.

In due giorni comincio a salutare persone che riconosco.

C’è un bel giardino arruffato che si affaccia sulla Valle Santa.

La cattedrale è chiusa per il terremoto.

Salgo le scale del palazzo Papale e la gente che incontro mi piace molto.

 

 

 

 

 

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