Lucania dal lato dei piedi

Il grano sta spuntando
Il grano sta spuntando

 

Tre giorni. A piedi. Per un po’. Murge a sud. Bradanica a occidente. La cava del sole a nord. Quale è il centro? Frammenti di Lucania che scorrono accanto a noi. Tre luoghi diversi. Da unire.

Cristo della Selva
Cristo della Selva. Irraggiungibile al di là del canyon.

 

Villaggio Saraceno

Il crepaccio della Gravina e  il rumore delle acque del fiume. Pochi chilometri a sud di Matera. Paesaggio di rocce e arbusti. Cammino facile. Una scala scolpita nella pietra. L’apparizione di Cristo alla Selva. Bel nome. Cristo delle Pietre. Cristo dei ginepri. Cristo senza vertigini. Raccontano che la facciata e il piccolo campanile furono costruiti con le offerte di chi veniva qua in pellegrinaggio nei primi giorni della primavera. Quando è la processione?

Masseria Passarelli
Masseria Passarelli. C’è l’odore dello sterco di vacche.

 

Settanta grotte sul versante opposto della gravina. Da qui, mi dicono, si osservano le campagne e si è nascosti in una piccola valle incassata. C’è sempre un ultimo pastore che ha vissuto in questa solitudine. Una cappella, forse la cripta del Vitisciulo: una vecchia cassapanca, una trave a creare una mangiatoia.

Le grotte
Le grotte. Conosco un luogo simile in Toscana. A Vitozza. Facciamo incontrare gli abitanti.

Ci sono mensole, appoggi per lanterne, grondaie per lo scolo delle acque. Cisterne. Aria di casa.

Sperone di roccia. Il precipizio della gravina. Sto lì. Alla faccia delle mie vertigini.

La valle del Bradano
La valle del Bradano

Bradanica

Mai dire cosa vorresti scrivere. Per questo ho scritto ben poco della più bella strada del mondo, perché ho sempre detto che ne avrei scritto. Non è accaduto. La strada attraversa una valle che non riesce a essere tale, ha orizzonti che se ne vanno. Dico sempre che questa è la Patagonia d’Italia. Senza alambrado. Nei mesi delle raccolte, gli africani camminano come ombre ai lati della strada. La valle del Bradano. Navigatore per trovare Borgo Taccone. Sbaglio strada. Ma il non-paese c’è, allora esiste. Villaggio della riforma. Ne costruirono ventisette, ora lo so. Fatemi conoscere l’architetto che ha progettato Borgo Taccone. Applausi. Aveva ambizioni. Ha fatto una chiesa da meraviglia, un cinema teatro. Emilio racconta che qui vivevano cinquecento persone. Dove sono andati? Perché il Borgo ha deciso di scomparire e di esistere allo stesso tempo? I pianificatori degli anni ’50 si sono sbagliati così clamorosamente? Emilio è nato qui, se ne è andato a Varese. A fare il gruista, è tornato dopo 24 anni. Alla figlia non ‘faceva l’aria’. Qua è secca, lei è stata meglio, è arrivata alla laurea e non vive qui. Emilio ha ottanta anni, sa di stare un palcoscenico e colleziona radio, dischi in vinile e televisori.

Il teatro di Borgo Taccone
Il teatro di Borgo Taccone
Borgo Taccone
Borgo Taccone

C’era la banca e l’ufficio postale. Un orologio di ceramica. Qui bisogna passare più volte. Ascoltare Adamo nel giradischi di Emilio e le sue chiacchiere senza fine. C’è la cassetta de ‘Il portiere di notte’, ecco mi piacerebbe guardare Charlotte a Borgo Taccone. Qui vivono quattro famiglie. Altre quattro vanno e vengono. Ci sono moderni silos per il grano e case abbandonate, ma non a pezzi. I piccioni hanno preso possesso del cinema. La chiesa è sbarrata. Ma ci sono altalene e girelli. Per una sola bambina. Un campo di calcio. Perfino i cassonetti della raccolta differenziata. Ma da alcuni giorni non funziona più l’illuminazione pubblica. Le strade sono al buio.

Paesaggio della Riforma
Paesaggio della Riforma

Cammino ExtraUrban, insomma Fuori le Mura. A piedi, nei campi che, in stagione, si popolano di migranti. Fra i paesaggi del grano. Fa freddo. Tentativi di asfalto. Qualcuno al lavoro sui trattori. Volo di rapaci in caccia. Navigatori che ingannano. Cartelli arrugginiti. Alcuni onesti: strada con buche, annunciano. Case solitarie. Ben costruite e subito abbandonate. Stanno lì, non capiscono perchè centinaia di muratori le abbiano tirate su. Per stare da sole? Sono lontane, disegnano il paesaggio. Ho visto queste stessa case nella Cirenaica, case per coloni. Ne ho viste in Maremma, qui si sono trasformate in case eleganti e spettinate. Chi le ha pensate, settanta anni fa, avrebbe immaginato? Cosa sognava? Dicono che venne un ministro a inaugurare Borgo Taccone. Ci saranno delle foto.

La strada
La strada
Strada con buche
Strada con buche. Incrocio.

Tratti di campagna diventano palude. Fango. Poi si cammina sotto la diga di Genzano. Bosco. Roverelle. Un bel cammino. Fino al paese. Grappa al bar. Mi dicono che sul corso di Genzano ci sono almeno venti bar. Io vedo scuole immense. Davvero sognavano un’Italia rurale qualche decennio fa. Una giovane fotografa mi dice: ‘Ho sempre pensato che questa terra fosse chiusa. Adesso vedo qualche fessura’. Cosa diceva Leonard Cohen sulle fessure? ‘“Ogni cosa ha la sua fessura/ è così che entra la luce”.There is a crack, a crack in everything. That’s how the light gets in.
Donato, artista, scultore, racconta dell’ingiustizia della divisione delle terre. I ricchi hanno avuto la terra, dice. I poveri sono rimasti poveri e se ne sono andati in Argentina, in Brasile. Non sono tornati.

Nello studio di Donato
Nello studio di Donato

Zio Donato mise in valigia venti semi di prezzemolo, una bottiglia di aglianico, un pezzo di formaggio e un santino con la madonna del grano. Il nipote ricorda che lo zio si nascose addosso anche una manciata di terra. Nelle tasche di chi è annegato nel canale di Sicilia, a volte, si trova la terra del Mali, della Nigeria, del Gambia.

Masseria
Masseria

Sotto il livello della strada, sui bordi di un canale, ‘gli amici del lavoro’, hanno voluto ricordare Cosimo. Non riesco a leggerne i cognome. Non leggo la data della morte. Vedo la sua foto, con l’abito delle occasioni importanti.

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A sera, le luminarie di Banzi. Per il Natale. Compro biscotti dai bambini e vorrei un panino al wurstel.

I wurstel del Natale
I wurstel del Natale

La sorpresa di Banzi. Sembra il Greenwich village. C’è Daniela con la sua arpa.

Fa freddo.

Domande
Domande. Già.

Cava del Sole

Cammino in città. Open Design School, storia di Matera 2019 (a proposito, da leggere: http://bit.ly/2gYMsGo, bel racconto-reportage di Roberta Carlini per Internazionale).

Un luogo per una intimità
Un luogo per una intimità

Mostra a San Nicola dei Greci. ‘Poniamo domande’, dice un cartello azzurro, già, frammento di zapatismo fra i designers della scuola. Belle le lampade di Mariella. E le ragnatele amaranto. C’è talento, qui. Passione di ragazzi. Cosa ne facciamo con i ‘grandi’? Open e inclusivo. Difficile. proviamoci.

Idee
Idee

Saliamo per sant’Agostino, i quartieri attorno a via Piave, anni fa sono stato qui a fotografare la vestizione del vice-generale dei cavalieri della Bruna. Si raggiunge Piccianello. Da qui partivano i pellegrini per la Madonna di Picciano, qui arriva il corteo della Madonna della Bruna nel turbinio sacro del 2 di luglio. Riscriverò per chi non è di Matera (non lo farò). Qui si costruisce il Carro trionfale del cammino della Madonna dei materani. La grande sentinella sono i silos ingombranti del grano. Chiusi. Facciamone qualcosa.

La diavolessa
La diavolessa
I silos
I silos

Qua c’è il mercato di Piccianello. Il negozio dei fiori aperto, c’è un ragazzo africano. E un ortolano. Installazioni dei designers come panchine. I grandi affreschi aggrovigliati sulla parete del birrificio. La diavolessa mostra il suo corpo. E si fa beffe delle polemiche. Sta lì. Alle spalle dei banchi della frutta. C’è la Macelleria del Popolo. Devo venire a fare spesa qua.

Aia Colangiuli
Aia Colangiuli

 

Confine della città, i condomini di Piccianello (non si sono sforzati). Fuori da Matera ci porta il cammino dei cavamonti e dei loro mattoni di tufo. Da qui passavano i carri del grano. La Madonna deve essere arrivata qui. Ci sono le aie di Calangiuli, cerchi rotondi di pietra dove i muli alzavano la pula dei raccolti. La ferula prova a sfidare l’inverno che ancora deve venire. Il molino Alvino, alto sulla destra. Nessuno sa dirmi del suo destino. Discesa alla cava del Sole. E’ bellissima. Qui i designers pensano a un teatro, un parco interattivo, al tufo che suona. C’è un finto prato verde infradiciato. Il palco dei concerti estivi. Ci affacciamo. Stiamo lì.

Il disegno della cava
Il disegno della cava

La previsioni ora annunciano giorni di pioggia. Questi tre giorni di sole e freddo sono stati per i nostri passi.

 

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4 pensieri riguardo “Lucania dal lato dei piedi

  • 3 marzo 2017 in 19:21
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    Ciao, complimenti per il tuo diario di bordo di extraurban……una nota dovresti correggere i tags, i Comuni che abbiamo attraversato sono Genzano di Lucania e Palazzo San Gervasio
    un abbraccio Bernardo BRUNO

    Risposta
    • 3 marzo 2017 in 19:34
      Permalink

      Grazie, arrivo a matera ai primi di aprile. La Bradanica sarà verdissima…

      Risposta
  • 28 novembre 2017 in 16:43
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    Caro Andrea hai trovato la risposta all’interrogativo cosa lascera’ Matera 2019…..?

    Risposta
    • 29 novembre 2017 in 13:50
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      Qualche traccia, qualche ruga, qualche lacrima, qualche sorriso. Spero ‘qualcosa di piccolo’.

      Risposta

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