Viaggio in Dancalia/My family in Hamed Ela

La mia famiglia
La mia famiglia

 

Aisha lavora come sua madre. Intreccia stuoie tutto il giorno. E sta attenta a Yassin, che adesso corre dovunque e fa le linguacce.

Come Medina: non immagino Aisha con le mani ferme. Qualunque cosa faccia, ha le foglie di palma in mano e le incastra una nell’altra. Ha interrotto solo per questa foto.

 

Medina, la madre, è a Berhale, il grande paese della scarpata.

 

Il fratello di Dini torna dalla cava del sale. Ha un dente spezzato, vene che escono dalla pelle e capelli aggrovigliati. Si lava le mani, si sfila pantaloni e indossa la futa. Abbraccia con tenerezza Yassin. Ha un viso di spigoli e l’aria disfatta di un giorno di lavoro sotto il sole della Piana del Sale. Anche lui si chiama Yassin.

 

Alima, la sorella di Fatuma, sorride. E’ bellissima. Minuta. Sa dire: ‘Good morning’. Fatuma era la più sveglia del villaggio: veniva a chiedere magliette al campo dei bianchi e se ne andava soddisfatta. Ora avrà quindici anni e un figlio. Alima è altissima. E sotto il velo ha un gioco di treccine.

 

C’è un parente, un uomo con la faccia scavata e quasi calvo. Credo che sia un cugino nel senso africano della parola. E’ gentile, gioca con Yassin.

 

L’altro Yassin (nella foto non c’è) si cava da un nodo della futa una biglietto da cinquanta birr. E manda a comprarmi acqua. Poi mi dona la bottiglia.

 

Mi accompagna alla macchina. Mi porta il piccolo zaino. Ci salutiamo spalla contro spalla.

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.