Viaggio in Dancalia/La mostra impacchettata ad Hamed Ela

La mostra di Hamed Ela
La mostra di Hamed Ela

Una plastica lurida, ma a tenuta stagna.

Il cordino che allacciano i colli dei cammelli che sono dromedari

Un nodo ben fatto.

Polvere ovunque. Gli afar di Hamed Ela non amano le case in muratura. Ma Hussein non poteva che costruirla. Un capo deve avere i mattoni dove poggiare le spalle e una lamiera sul tetto.

Ma qui si dorme in capanne. Su materassi di gommapiuma protetti (si fa per dire) da un copriletto colorato. Ma la casa c’è. Era il ‘museo’, la galleria d’arte. Un’esposizione ‘permanente’ ad Hamed Ela, nella Piana del Sale, uno dei cuori della Dancalia.

Adesso, la casa è un magazzino.

 

Ma le foto ci sono. Chiedo. E un ragazzo apre il lucchetto, scaraventa via un panchetto spezzato, si fa largo fra i detriti e trova il ‘tesoro’.

 

Le foto della mostra di Paolo Ronc e mia sono ancora qui. Ben protette. Pronte a essere rimontate, qualche graffio, ma stanno bene. Le tiro fuori, le distendo a festone, le faccio vedere.

 

Non potrebbe esserci luogo miglior di Hamed Ela per mostrare le foto. Per fare una mostra.

 

Il ragazzo riavvolge il cordino, ha una sua delicatezze, mette le foto una sull’altra e le ricompone la protezione di plastica.

 

Quando passate dal paese dei cavatori del sale, cercate una casa in muratura. Non è difficile: qui c’è il racket della Coca-cola e prima o poi ci capiterete. Tirate fuori questi venti birr per la Coca e, facendo finta di niente, chiedete: ‘Posso vedere le foto di Paolo e Andrea?’. Date cinquanta birr al ragazzo.

 

Adesso abbiamo una esposizione permanente e impacchetta ad Hamed Ela.

Sabato, settimo giorno

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