Viaggio in Dancalia/Mai scrivere: ‘L’ultima…’

Il canyon del torrente Saba
Il canyon del torrente Saba 

Anni fa ho imparato. Allora si andava in Patagonia in cerca degli ultimi indigeni sopravvissuti all’arrivo dei bianchi alla Fine del Mondo. Per loro non era la Fine, era il Centro della Terra. Io andai in cerca dell’ultima india Ona, Virginia Choquintel. Trovai una donna povera e perduta, in una casa di legno squassata dal vento. Ne ho scritto.  E non mi sono mai perdonato di non averti lasciato in pace. Da lì passavamo tutti: uno scrittore belga che voleva intervistarti, un fotografo argentino si rubò la foto del suo compagno (pensate: era un italiano disperato, si chiamava Nino), un antropologo spagnolo si arrabbiò: tu non sapevi niente della tua gente. Vi era qualcosa di indecente nella ricerca dell’ultimo indigeno, reliquia di sensi colpa bugiardi.

Oggi, ultimo giorno, mi sono seduto nella  strettoia del torrente Saba. Là dove il canyon si allarga per chi risale verso l’altopiano. E’ un bel posto questo, si sta bene qui. Dieci anni fa varcai per la prima volta questo porta stretta della Dancalia. Oggi non ho proseguito. La mia Dancalia, questa volta, finisce qui, dove le rocce si avvicinano. Ho i piedi bagnati e addosso il senso della polvere di questa terra. Credo che il tempo delle carovane, delle grandi carovane, stia vivendo il suo tempo finale. C’è una strada di asfalto che oggi porta alla Piana del Sale. E questo sale vale sempre meno nei mercati dell’altopiano. Ma non scriverò mai che davanti a me è passata l’ultima carovana. 

I cammellieri preparano ancora il pane duro. Sciacquano le corde intrise di sale. Riempiono le otri di acqua. Accendono il fuoco, sfamano con paglie gli animali. Aspettano all’ombra (conosco le curve del canyon dove si fermano, là dove il sole tarderà ad arrivare) che ossa e muscoli riprendano qualche forza. E poi riprendono il loro cammino. Verso la Piana chi ancora deve fare il carico. Ne avrà ancora per giorni. Altri risalgono, stanotte saranno al grande paese della scarpata. 

Guardo il loro andare, i loro sandali di gomma fabbricati in Cina, il bastone sulle spalle. Il cordino che lega i cammelli indifferenti.

Un cenno di saluto, un movimento della testa, impercettibile. Tutto qui. Questa volta non cammino il canyon. 

Domenica, il nono giorno.

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2 pensieri riguardo “Viaggio in Dancalia/Mai scrivere: ‘L’ultima…’

  • 23 Gennaio 2017 in 1:34
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    Anche tu come molti testimone degli ultimi spravvisuti.
    Anche tu seduto al tramonto a contare luci che si spengono.
    Altri, giustamente, aspettano un giorno nuovo.
    Per noi, coscienza della notte che arriva, e una speranza quieta … “d’uscir a riveder le stelle”.

    buon viaggio.

    Risposta
    • 23 Gennaio 2017 in 7:37
      Permalink

      Ciao, Francesco…no, non mi sento testimone degli ultimi sopravvissuti. Appartengo certamente al passato della Dancalia, al recente passato. Aspetto anche i giorni nuovi e i cambiamenti (giocoforza: faccio il giornalista) mi interessano. Posso avere nostalgie, ma credo che sia per avere venti anni in meno, ma mi piacerebbe raccontare il confronto improvviso fra la modernità piombata sulla Dancalia e un mondo che è stato immobile per centinaia di anni. E poi: le stelle ci sono ogni notte, basta alzare la testa. Forse il vulcano, un giorno, si acquieterà. O, forse, manderà tutto all’aria, compresi i turisti assiepati sulle sue sponde. Buoni giorni a te

      Risposta

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