Dancalia/Ten years after

Solo al Quinto Viaggio, dieci anni fa, le divinità della Dancalia si commossero e ci lasciarono passare.

Dopo quattro tentativi falliti, in un’altra vita, scegliemmo di scendere verso una terra a noi sconosciuta nella sola maniera che ritenevamo possibile: a piedi. Dietro le carovane: loro arrivavano alla Piana del Sale, potevamo farcela anche noi. Dovevamo solo seguirle. Dormimmo a Berhale, il grande paese della scarpata, ci svegliammo alle tre del mattino, avevamo affittato un dromedario e ingaggiato un cammelliere. Non avevamo carte, non era tempo di googleearth, non sapevamo cosa ci aspettava. Le carovane erano già partite, ma altre ci avrebbero raggiunto. Partimmo da soli, era buio pesto. Il sentiero al centro di un wadi di pietre era chiarissimo. Seguimmo le tracce del cammino dei cammelli: dopo un tempo infinito l’acqua emerse dalle rocce, un torrente si era scavato un passaggio fra le montagne frananti della scarpata. Era il torrente Saba, ma non eravamo certo arrivati. Solo a sera ci rendemmo conto di aver camminato per trentasei chilometri. Infinite carovane ci avevano sorpassato.

Ten years after. Oggi risaliamo il canyon. Percorso inverso. Dalla Piana del Sale al ‘luogo del miele’, il paese di Melabday. Un cammino più breve di quello di dieci anni fa. Le macchine ci vengono incontro. Conosciamo ogni curva del canyon, abbiamo scoperto villaggi lungo il canyon. I cammellieri sono ostinati, testardi. Appaiono come i superstiti di una fatica immane, di un andare cocciuto. Tutti noi pensiamo che i tempi delle carovane stiano finendo. I cinesi hanno costruito una strada di asfalto per arrivare fino alla Piana del Sale.

Il passaggio a Magdalla (2007)
Il passaggio a Magdalla (2007)
La strettoia del canyon Saba
La strettoia del canyon Saba (2017)

E nel canyon c’è ancora Mohammed, il barista, allora ci offrì il buon tè della nostra vita. Fu di buon augurio per il nostro andare. Per la prima volta quest’anno non sono passato a trovarlo. Non ho risalito tutto il canyon del Saba. Mi è dispiaciuto non rivedere questo vecchio hippie dancalo. Dieci anni fa aveva una capanna di tronchi e offriva il tè sotto una acacia. Lo scorso anno aveva un piccolo villaggio familiare: le capanne dei suoi figli. Aveva i capelli più corti e stava cercando alternative: con la strada, non vi è più il grande passaggio di animali e uomini che vi era dieci anni fa. Non ho la sua foto di questo anno.

Mohammed Tchai Tchai (2007)
Mohammed Tchai Tchai (2007)

Ad Hamed Ela, paese dei cavatori del sale, ci sono sempre Haisha (oggi ha un figlio) e Hauwa. Oggi sono due donne. E, ogni giorno, intrecciano ancora stuoie. Le loro mani, come quelle di Medina, la loro madre, non sono mai ferme. Non ho mai chiesto a chi vendessero le stuoie.

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Haisha (2017)
Hauwa
Hauwa (2007)

Dieci anni fa, la migrazione delle carovane era immensa. Un popolo di uomini e animali in cammino. Una marcia del sale. A sera tornavano dalla Piana e raggiungevano le acque del torrente Saba. Si accampavano a As Bole, ‘la pietra rossa’, lo fanno ancora. Le carovane continuano a scendere, ancor oggi, nella piana. Non sono così numerose come un tempo. Ma il sale della Dancalia ha ancora un mercato in altopiano. Ci sono grossisti di Makallè che sanno dove venderlo. E’ un mestiere da poveri.

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Le carovane (2007)
Le carovane
Le carovane (2017)

Dallol, il vulcano mancato, ha voluto festeggiare i dieci anni del nostro andare in questa terra. Ogni anno è ‘diverso’. Cambia colore, cambia vapori, cambia le geografie. La terra è viva. Quest’anno Dallol ci ha sorpreso: è lo stesso spettacolo che vedemmo dieci anni fa. Certo, Hussein non ci accompagna più. Ora, superbo e arricchito, fa il capovillaggio. Dirige il traffico dei turisti, affitta capanne, gestisce il commercio della Coca-cola.

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I funghi di Dallol (2017)
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I ‘funghi’ dieci anni fa (2007)
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Abdu, guida inesperta di oggi (2017)
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Hussein (2007)

Posso quasi giurare che teiere e tazzine del bar della cava del sale siano sempre le stesse.

Il cerchio del bar dei cavatori
Il cerchio del bar dei cavatori (2017)
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Il tè (2007)

E poi il vulcano. L’Erta Ale, la montagna che fuma. Ciò che rimane nella memoria. Protagonista assoluto. Star, controvoglia?, dei viaggi del popolo dei turisti in Dancalia. Dieci anni fa, il pozzo del fuoco era profondo, il lago di lava mugghiava ottanta metri più in basso. Ci affacciammo. Eravamo storditi, allora non giravano tante foto dell’Erta Ale. La nostra guida era un afar bellissimo; Deder Eto. Oggi è un notabile del villaggio di Karsawat. Il turismo e la ‘modernità’ hanno spazzato via vecchi poteri nei villaggi e ne hanno creato di nuovi. Il vulcano, oggi, ha voglia di crescere, possiamo sfiorarlo, guardare con incoscenza ipnotizzata le sue onde sbattere contro fragili scogliere. Si dà da fare, l’Erta Ale: ha spinto il  lago fino alle rive del pozzo, ha costruito una nuova montagna, da qualche tempo rompe sempre gli argini. E fa i i fuochi di artificio dalla contentezza.

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Anna sul vulcano (2007)
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Lo spettacolo del vulcano (2017)

Dieci anni non andavano a dormire sulle sponde del lago di Afdera. Rimanevamo alla città del Far-East. Poi una notte di luna piena andammo a vedere. Là erano passati gli esploratori del ‘900. Le palme erano ancora ancora lì. E le pozze di acqua calda a un passo dalle acque salate del grande lago. E decidemmo di lasciare i bordelli della città. Cerco sempre di essere qui con la luna piena. E’ uno dei momenti di bellezza della Dancalia. Afdera, oramai, ha diecimila abitanti. Ci arriva una strada e un esercito di uomini in cerca di lavoro. E’ ancora Far-East, selvatico e storto. Ma è cambiato il mondo. Alle pozze si sta bene, una ‘cooperativa’ di tipi svegli e avidi ha ben pensato di affittare la spiaggia ai turisti.

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La notte di Afdera (2017)
Le saline di Afdera (2007)
Le saline di Afdera (2007)

E poi riscoprimmo Asayita, l’antica capitale, la capitale del sultanato. Ci eravamo già passati quando cercavamo le tracce di Arthur Rimbaud. Ci piacque stare lì, al Bacha Hotel. E poi c’è quel minareto che sembra un faro. Una volta sono riuscito a salirvi.  Mi hanno raccontato che fu progettato da un italiano, ma mai ne ho avuto certezza. Mi fermo sempre da Abeba, l’uomo degli altopiani che deve averne combinato una grossa se da dieci anni sta nel loculo dell’ufficio postale di questa città della Dancalia. E’ caduto a terra il cartello giallo. Poco male: Post Office fa da finestra.

Il minareto di Asayita
Il minareto di Asayita (2007)
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Post Office (2017)

Ho conosciuto Fatuma quando era una bambina. La più sveglia di Hamed Ela. Veniva sempre a trovare i bianchi. Adesso deve avere 16 anni e un figlio. Ogni volta vado a trovarla.

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Fatuma e Ibrahim (2017)

Lei, quest’anno, mi ha fermato per strada. Giorno di mercato. Si è vestita con gli abiti della festa. La borsetta e l’abito. E il velo nero. Mi ha chiesto di fotografarla. Lei è Birru.

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Birru (2017)

E questa volta volta ho voluto fotografare tutta la gente del Bacha Hotel, uno dei luoghi che amo in Dancalia. Costringo tutti a seguirmi in questo albergo sgangherato sospeso sul crepaccio-sorpresa di Asayita. Si dorme sul tetto al Bacha Hotel e le patate fritte sono una meraviglia. Si dorme sempre sul tetto, ma la mia terrazzina è crollata. E’ in bilico, l’hotel Bacha, spero che Assefa si convinca a fare qualche lavoro.

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Bacha Hotel (2017)

E quell’anno, dieci anni fa, la luna splendeva nel cielo blu di Asayita. Poi, con il tempo, si è sbiadita, è svanita, è tramontata. Ma io ricordo dov’era. C’è ancora un negozio di musica accanto. Il cielo del muro è impallidito. Stamperò grande questa foto e l’attaccherò accanto a quel negozio. Una musica musulmana uscirà dall’altoparlante.

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La luna di Asayita (2007)
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2 pensieri riguardo “Dancalia/Ten years after

  • 6 Marzo 2017 in 12:50
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    Egr. Sig. Andrea Semplici, sulla pagina di Oliveto Lucano ho visto l’immagine di una pianta di agrifoglio che desidero inserire nel libro di mia prossima stampa, sulle tradizioni italiane. Vorrei sapere se è coperta da copyright oppure posso inserirla, nulla osta. In attesa di una Sua sollecita risposta, saluto cordialmente.

    Risposta
    • 6 Marzo 2017 in 15:07
      Permalink

      Senza alcun problema. Mi farà avere, se possibile, una copia del suo libro. Il mio numero di telefono à 338.8887493

      Risposta

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