Granada/Il poeta seduto sulla panchina

Josè Domingo al mattino
Josè Domingo scrive al mattino

Esco di prima mattina. Domenica di Granada. C’è il cambiadinero già seduto nel suo angolo e i fiaccherai sgranchiscono le gambe dei loro cavalli. La piazza, el parque, è ancora deserto. Le donne del vigoron, piatto di yucca e chicharrones, non hanno ancora aperto la loro cucina.

Josè Domingo incontra una ragazza francese e parla di Rimbaud
Josè Domingo incontra una ragazza francese e parla di Rimbaud

Su una panchina un uomo sta scrivendo. Indossa una camicia troppo pesante per il caldo di questa terra. Io so perché ha questa camicia ruvida: viene dal Norte, viene dalle colline del caffè del Nicaragua. Ancora non si è cambiato, deve essere appena arrivato. Sto fermo a cinque metri da lui, inquadro, lo fotografo. Non si accorge di me. Fotografo ancora.

Poi dico: ‘Josè Domingo, los poetas se despiertan temprano, verdad?’. E lui non è sorpreso: ‘Lo sapevo che eri qui’.

Lettura
Lettura

Due anni fa, ho cominciato il mio primo articolo sui poeti del Nicaragua, scrivendo di Josè Domingo. Scrivevo questo:

Guardo la carta geografica del Nicaragua. Cerco Jinotega. Cittadina delle montagne, nel Nord del paese. Lontana dalle sponde del Grande Lago. Lontana da dove mi trovo.

 Al mattino, nei giorni della poesia, incontro sempre Josè Domingo Romero Castillo. Viene da Jinotega. Ha occhiali spessi, capelli bianchi, una camicia azzurra. Seduto su un gradino di piazza de los Leones, di fronte alla Casa de los Tres Mundos, quartier generale del Festival della Poesia, mangia riso e fagioli, cibo nazionale in questo paese. Qua lo chiamano gallo pinto (che bel nome: sta per ‘gallo maculato’). Josè ha un solo paio di pantaloni. Nient’altro oltre a quello ha indosso. Ma so che nella sua borsa di tela c’è un piccolo libro dalla copertina bianca, stropicciato da troppe letture. E’ povero, Josè. Poverissimo. Tre anni fa, questo contadino di sessanta anni seppe che i poeti del mondo, los poetas del mundo, si incontravano a Granada, la più antica città coloniale del Centroamerica, città del lago Nicaragua. Decise che era tempo di prendere una corriera. Il primo viaggio della sua vita. E’ qui anche quest’anno. La poesia fa muovere i contadini in questa terra. E Josè è un poeta. L’ho conosciuto a un taller de poesia, a un seminario per apprendere l’arte della creatività. Era seduto accanto a me. Per una settimana, ci siamo incontrati tutti i giorni in attesa di ascoltare i poeti.

 Gli dico che sono di Firenze. A Josè brillano gli occhi: ‘La città del pittore Leonardo’. Un momento di silenzio. E poi ricorda Mastroianni, Giuseppe Verdi e Sofia Loren. Nell’ordine. Mette una mano nella sua borsa: ‘Posso leggerti una poesia?’. Cerca i versi di Roma. Non li trova e allora mi invita a sedermi, lui sta in piedi davanti a me e legge: ‘Tambièn en el trono/celestial, los Angeles tocan/para nuestro Rey’. E mi parla di Tchaikovsky Paul Muriatt, Ray Coniff, Bethoven, Mozart, Bach. Il poema è ‘La Musica’. Lo ascolto con un soprassalto di emozione. Josè, un contadino di Jinotega.

Desayuno
Desayuno

Mi siedo accanto a Josè Domingo. Il mio primo incontro, qui, a Granada. Felicità. Felicità pura. Lo abbraccio. Non ha gli occhiali, mi dice che i suoi anni sono settanta. Parliamo. Camminiano. Parliamo. Ho interrotto il suo scrivere. Ha un grafia antica, lenta, perfetta. Riempie quaderni di poesie.

‘A sei anni seguivo mio padre nei campi del riso. Lui era un bracciante. Io dovevo spaventare gli uccelli. Ero un pajarero. Ma gli uccelli mi distraevano: erano belli, rossi, azzurri, dalle piume gialle. Lasciavo che mangiassero il riso. Mio padre si infuriava’.

E il mestiere del bambino fu il sarto. Sobbalzo. Ieri ho scritto di un sarto e di un poeta. ‘Non ero un buon sarto – si affretta Josè Domingo – ero un chapusero. Ma ho lavorato fino ai dodici anni. Poi mia sorella fu costretta a vendere la sua macchina. E io ero senza lavoro. Andai a Nord, alla frontiera e cominciai a lavorare in un forno. Facevo il pane’. Penso: quanti mestiere trasformano la realtà. Come i poeti. 

Alla parete della pulperia della stazione dei bus di Granada
Alla parete della pulperia della stazione dei bus di Granada

Josè Domingo, il bambino sarto, il bambino panettiere, vuole parlare di Mastroianni, mi chiede di Sorrento, di Venezia. Dice di Rimbaud, di Verlaine, di Baudelaire.

Torna al paese, Josè Domingo. E da allora, per anni, vende ropita per strada.

Viene la rivoluzione. E c’è un momento nel quale i poeti sono nel governo del paese. Ministro della cultura è un uomo, un prete, dalla barba e capelli bianchissimi e un basco in testa. Ernesto Cardenal si inventa i talleres de poesia, i laboratori della poesia. Luoghi dove si scrivono poesie, dove si parla e si legge di poesia. In uno dei paesi più poveri del latinoamerica. Josè Domingo va al taller di Jinotega. Scrive. In quella classe c’è un cugino. Lui ha studiato, ha una laurea. Scrive anche lui. Alla fine, Ernesto deve scegliere chi andrà alla capitale a leggere le sue poesie: è Josè Domingo, con la sua terza elementare.

Ora Josè Domingo vende caffè. E ha scritto sei poemarios. E, all’alba di una domenica, scrive su una panchina del parque di Granada. Mi parla di Ezra Pound, di Jorge Luis Borges, ancora di Verlaine. ‘Uomini solitari, soprattutto i primi due. Contradditori’. Anticipa la mia domanda: ‘Io sono felice di questo mondo’.

L'uomo che pulisce i parabrezza
L’uomo che pulisce i parabrezza

Facciamo colazione, gallo pinto, huevos rancheros, queso frito, nella pulperia della stazione di bus di Granada. Piena di fiori, fra corriere colorate e un uomo che lava i parabrezza

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2 pensieri riguardo “Granada/Il poeta seduto sulla panchina

  • 13 Febbraio 2017 in 16:42
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    CARO GIOVANNI.
    GRAZIE PER QUESTO E TANTI ARTICOLI E “LINK” CHE RICEVO COSTANTEMENTE VIA FACEBOOK MERAVIGLIOSO IL VIDEO DI MACHU PICHU E QUESTO TUO SCRITTO SUI POETI DI GRANADA IN NICARAGUA. FAMMI SAPERE COME POSSIAMO RIMANERE IN CONTATTO PER MANDARTI MIO MATERIALE TANTO DI SCRITTI COME DI ARTE VISUALE,, PERCHÉ TU POSSA SAPERE CHE STÓ FACENDO ANCORA AI MIEI GIAÁ 87 ANNI… ACCIDENTI COMEPASSA IL TEMPO!!!!!! CARMEN HA GIÁ COMPIUTO I 94 (SÍ I NOVANTA QUATTRO). PER FAVORE, MANDAMI LA TUA MAIL PER MANDARTI IL MATERIALE IN FORMA UN PÓ PIÚ PRIVATA,,,, LOGICAMENTE TUTTO IN SPAGNOLO DOPO 69 ANNI CHE SONO QUI ALLA FINE DEL MONDO CON CARMEN, CINQUE FIGLI, SEDICI NIPOTI E UNDICI PRONIPOTI MOLTO BILANCIATO IL NUMERO TRA MASCHI E FEMMINE

    UN ENORME ABBRACCIO PER TE, STEFANIA E TUTTA LA TUA FAMIGLIA…
    CLAUDIO E CARMEN

    Risposta
    • 13 Febbraio 2017 in 19:30
      Permalink

      Gentile Claudio, sono felice che Giovanni (che forse conosco, forse no) ti abba mandato un link al mio ‘messaggio’ sui poeti di Granada. E’ che tu hai risposto a me, autore di quel messaggio, ma non del video di Machu Pichu. Certo è che mi piacerebbe, un giorno, passare a conoscere i tuoi 87 anni e Carmen e più figli e nipoti che sia possibile. Non so come avvertire Giovanni di questo tuo messaggio, ma deve essere fra i miei ‘amici’ di facebook se ti mandato il mio post e quindi se mi dici il cognome lo ritrovo. Grazie e mille auguri.

      Risposta

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