Cartoline dal Nicaragua/Il cappello di Sandino

Granada, venerdì

I poeti oggi viaggiano per il Nicaragua. Lasciano Granada e questa volta non li vado dietro. E’ un buon giorno per andare a Niquinohomo. Mi dicono che, in lingua chorotega, significa: ‘la valle dei guerrieri’. Qui è nato Augusto Nicolás Calderón Sandino. Figlio illegittimo di un latifondista e della sua cameriera. E’ l’eroe del Nicaragua, sfidò i marines statunitensi, venne ucciso a tradimento dal capostipite della tirannia che, per 46 anni, ha dominato questo paese.

Perché sono sempre stato convinto che quella C. nel suo nome volesse dire César? E invece è Calderón, il nome di sua madre.

Il bus per Niquinohomo

Bus affollato. Maria Celeste, bambina di tre anni, si sistema sulle mie ginocchia. Le donne-botero si addormentano sui loro cesti, le pance si pigiano una contro l’altra, i ragazzi delle scuole fanno gli equilibristi, il ragazzo che vende i biglietti non sa dirmi quanti chilometri ci sono per Niquinohomo, ma si ricorda del mio resto di un centesimo. Compro un sacchetto di plastica di acqua fresca.

Sandino di spalle
Sandino di spalle

So che a Niquinohomo non c’è molto da fare. Il museo non è un museo: ci sono due foto uguali del generale. E’ sempre la stessa foto, la più celebre: accigliato, fiero, con un enorme sigaro nella mano destra. All’ingresso c’è, applausi, anche una foto di sua madre india.

Un uomo diffidente non ci lascia soli un momento. Nella piazza c’è una grande statua davanti alla chiesa, giochi per bambini alla sue spalle. Penso che hanno esagerato con il bronzo: Sandino è alto almeno cinque metri. Forse di più. Deve essere un contrappasso: il generale degli uomini liberi e dell’esercito dei folli era basso. Un metro e sessanta, poco più. Per questo aveva sempre il cappello in testa? Ehi, attento non si scherza con i santi. E’ che Sandino è diventato il suo cappello, un bellissimo Stetson a punta. Un cappello da cow-boy. La Stetson Hat Company ne produce, ancor oggi, oltre tre milioni all’anno. Sandino lo comprò in Messico (sì, vi è chi ha indagato sul negozio dove Augusto, capo del reparto vendite di un’azienda petrolifera di una società norteamericana, possa aver comprato quel cappello). Non se privava mai. Nel giardino del museo c’è una statua senza cappello: irriconoscibile. Salman Rushdie se ne accorse subito quando venne qui per tre settimane mille anni fa: ‘Sandino era diventato il suo cappello’. 

Ernesto Cardenal lo aveva sempre saputo e quando era ministro della cultura del Nicaragua disegnò la silhouette nera del generale e la fece alzare (anche qui, il generale è altissimo, più di dieci metri) sulla collina della Loma, là dove era il palazzo del dittatore. Ma chi ha voluto il gigante di Niquinohomo non ha pensato al simbolo, alla leggenda. Strano, a guardarlo di spalle, il generale sembra non saper bene cosa fare, come se fosse imbarazzato a starsene lì in alto (lo è, posso giurarlo). Sono certo che vorrebbe scendere e giocare con lo scivolo dei bambini. Magari tenendo il capello ben stretto in mano. Guardando sua madre dal suo metro e sessanta di altezza.

Il cappello
Il cappello

Tranquilli, so come fare: mi metto controsole e il cappello di Sandino appare nuovamente.

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