Viaggio nel terremoto/I montanari della Carnia, i montanari dei Sibillini

 

La stalla di Fontavena
La stalla di Fontavena

Ho visto un gruppo di montanari della Carnia costruire una stalla in legno nelle campagne di Norcia. ‘Fra gente di montagna ci intendiamo’, mi aveva detto Marlin Peresson, il sindaco di Arta (duemila abitanti, lassù vicino a Tolmezzo). Sono andato a vedere. Sì, credo che si intendano: sono venuti giù, messi assieme da un tipogrago, manovali, carpentieri, muratori, ferraioli, elettricisti e in un mese e mezzo (tre settimane solo per far asciugare le fondamento di cemento) hanno tirato su la stalla. Una stalla in legno. Per un allevatore di Castelluccio di Norcia. Gente di montagna.

Terremoto
Terremoto

Ho visto la geografia dei container, delle roulotte. La casa in muratura con le crepe, alcune, pochissime, ancora abitabili a sentire gli ingegneri, e la roulotte e la scatola di plastica dura fuori dalla porta. ‘Ha mai sentito un terremoto, lei? Io qui dentro non ci dormo’. Paura. E tre numeri ripetuti ogni volta: 24, 30, 18. I giorni del terremoto, i mesi non contano. Se non che a gennaio è venuta la più grande nevicata a memoria d’uomo.

Fabio, artigiano di Sauris, al lavoro a Fontavena
Fabio, artigiano di Sauris, al lavoro a Fontavena

 

Non ci sono luoghi per stare assieme ad Amatrice (sessantanove frazioni nel suo territorio). Si fanno decine di chilometri per andare a Torrita, dove c’è la mensa. Ma la gente del paese non può cucinare, c’è la Federcuochi, ci sono le regole da rispettare. Si va lì, si mangia bene e si sta assieme. ‘Ci si distrae qui, nella ruoulotte mia moglie ieri sera piangeva’, dice Giorgio, allevatore a Terracino. ‘Ma questo non è luogo normale’, mi raccontano. E questo è il sogno della gente: ‘la normalità’.

Terremoto
Terremoto

 

Mi sento in mezzo a una ‘doppia visione’ schizofrenica: leggo sul Corriere di un’area food dove ospitare otto ristoranti di Amatrice (mi dicono subito: non sono mai andati d’accordo fra di loro, non ce li vedo assieme, nello stesso spazio) e un padiglione delle esposizioni a Norcia. A chi devo dar retta? A quanto leggo? Alle voci di rabbia di chi ascolto per strada o nello spazio stretto di un container? Qui puntano il dito sulle macerie: ‘Nessuno, in sette mesi, le ha rimosse’. A leggere le pagine ufficiali, sono state rimosse 39mila tonnellate di detriti ad Amatrice, cinquemila ad Accumoli. La rimozione non è ancora cominciata in Umbria.

Per allacciare la luce al container- casetta abbiamo dovuto pagare 450 euro, mi dice Rita.

 

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