Viaggio nel terremoto.2/ Briganti, il bar e altre storie ad Amatrice

Il Bar 2.0 ha riaperto
Il Bar 2.0 ha riaperto

Ad Amatrice, ha riaperto da una settimana il ‘bar 2.0’. Riaprire un bar è rimettere in moto un’economia, un futuro. Bandiere italiana sul cancello: Amatrice non molla. C’è gente. La ragazza dietro al banco non vuole fotografie. Il vecchio ristorante andrà demolito. Il nuovo bar è ritagliato in un garage. C’è stato un cambio di numero civico: ‘E così abbiamo dovuto pagare nuove tasse’.

Pane
Pane

 

Passo la mattina nei tendoni delle Brigate di Solidarietà Attiva. Via vai di gente. Sono arrivate le scarpe. Servono per il lavoro, per il fango, per le pietre. Teresa mi dice: ‘Cerchiamo di capire chi aiutiamo, parliamo, cerchiamo di conoscere’. Si viene qui a chiedere acqua e pane. Non è stato riaperto nessun forno ad Amatrice. Un panettiere è morto nella sua bottega. Non si trova pane, verdura, frutta. Per un alimentari, bisogna fare quaranta chilometri. Lo stesso per fare benzina. I ragazzi della Brigate (come devo chiamarli? Mi sento un ‘nonno’ fuori posto. Non amano la parola volontari, preferiscono essere dei ‘briganti’. Quasi tutti meno di trent’anni. Andrea ha l’aria tosta del montanaro, viene dalla Val di Susa, ha 25 anni. Di mestiere organizza catering. E si vedono entrambe le cose)…dicevo: i ragazzi delle Brigate hanno organizzato uno Spaccio Popolare e fanno lunghi giri per le montagne a portare cibo, detersivi, pannolini. E’ la Staffetta, con un furgone donato da Chef Rubio. Rita ed Erminia non hanno macchina, non possono muoversi da Santa Giusta, il loro paese dovrà essere quasi tutto demolito, ma è piccolo, sono rimaste solo loro e una famiglia di allevatori. Trovo i briganti a portare zucchero e detersivo per la lavatrice.

Don Michelin al tendone Caritas
Don Michelin al tendone Caritas

 

Vado al tendone della Caritas. Lo chiamano Emporio. E’ la stessa storia. Si distribuisce cibo in scatola, pasta, pane quando c’è. Acqua. ‘Soprattutto ascoltiamo’, mi dice Uccio, che viene da Matera. Ad istinto penso che briganti e ragazzi della Caritas (anche qui tutti con meno di trent’anni) potrebbero parlarsi, scambiarsi generosità e saperi. Mettere da parte linguaggi diversi e capire cosa possono fare assieme. Non accadrà.

I tendoni delle Brigate e della Caritas sono luoghi di incontro. Non ci sono spazi per stare assieme ad Amatrice. Forse non c’erano nemmeno prima. Ma ora, la solitudine è assieme alla voglia immensa di parlare.

Terremoto
Terremoto

 

Mi dimentico delle macerie: ecco, zona rossa di Amatrice. Non cerco di entrare, non chiedo autorizzazioni, sto ai margini, un soldato mi guarda. Sto lì. In qualche maniera penso che ci fronteggiamo. Abbiamo un ruolo contrapposto. E siamo stranieri a questa terra, fuori posto entrambi.

Nunzio, agricoltore a Norcia, mi aveva detto: ‘Il terremoto ci ha riunito, almeno per un po’’. Savino, prete ad Amatrice, mi dice: ‘Il terremoto ha acuito i dissapori’. Territorio di sessantanove frazioni, il comune di Amatrice. Ognuna con orgoglio e identità, storie di campanile che diventano rivalità, crepe.

Passa Matteo Renzi. Se non fosse per il tg del Lazio, nessuno sembra interessato. Ha ragione lui: visita privata, cavoli suoi, nessuno esce dal bar per andare a ‘vederlo’. Capisco che per un giornalista sia una notizia, ma non lo è.

I briganti solidali da Erminia
I briganti solidali da Erminia

 

Loreto aveva un grande ristorante. Ha 57 anni. ‘Ho lavorato per mezzo secolo, dalle sei del mattino all’una la notte. E ora non faccio nulla. La mia vita si è capovolta la notte del 23 agosto’. E’ ingrassato dieci chili nel non fare niente. E’ arrabbiato. Molto arrabbiato.

Si fuma molto ad Amatrice, in molti hanno ricominciato. Forse non è un caso che abbia riaperto una tabaccheria.

Alberta deve avere sui settanta anni. La sua trattoria era stata aperta dai nonni. Dovrà essere demolita. Ora vive in un container tre chilometri lontano. Ogni mattina scende alla trattoria: ci sono i cani da accudire. Dice: ‘Devo riaprire, devo riaprire. Fare capodanno. Sai qui si ballava, nei giorni di festa’.

Robertone faceva il boscaiolo. Ha non so quanta legna tagliata nel bosco. Ma non c’è più la strada. E poi a chi vendere la legna?

A sera, a Santa Giusta, ci pigiamo nel container (in realtà un bungalow comprato da un campeggio estivo) di Rita ed Erminia. Un caffè, chiacchiere, risate, parole, la stufa per il caldo. E alla fine sempre: ‘Cosa accadrà, sappiamo cosa è accaduto, ma ora cosa accadrà?’.

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