Questa mattina ho preso un bus…e non andavo in via Tomacelli

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Da www.ilmanifesto.it

Un social non è il luogo adatto.

Questo ho.

 

Valentino aveva ottantasei anni. La fine non è storia imprevista. La malinconia rimane addosso. E una strana, bella memoria.

Per un breve periodo, ho attraversato la vita del Manifesto. Un giornale che smontò una pagina perché, senza nemmeno sapere chi fossi, arrivai in redazione direttamente dall’aeroporto raccontando di un colpo di stato in Sudan. Finì anche in prima. Sarebbe possibile oggi? Poche settimane dopo mi ritrovai negli stretti corridoi di via Tomacelli e al bancone del bar delle Antille.

Di Valentino ricordo le spalle curve, naturalmente le sigarette, il camminare un po’storto con qualche foglio in mano, le giacchette stazzonate. Non mi incuteva il timore di Rossana, non lo adoravo come capitava con Luigi. Era uno ‘come noi’. Non indossava il mito dei ‘padri fondatori’.

Questa mattina ho preso un bus. Dalla città al paese. C’erano gli articoli attorno a Valentino. E c’era il titolo migliore. Sulle pagine centrali di Repubblica. (non ho letto molti giornali, nessun nel bus aveva un giornale)

Nella mia vecchia casa, in cucina, ci sono due pagine del Manifesto appese ai muri: il leggendario ‘Non moriremo democristiani’ (28 giugno del 1983, deve essere stato Luigi, prudente, ad aggiungere, fra parentesi – un titolo con le parentesi –, ‘se questo terremoto sveglia Pci e Psi) e, accanto, il rassegnato: ‘Moriremo democristiani’ (dieci anni dopo: 7 aprile del 1993). In fondo, siamo stati capaci di ridere di noi stessi.

Dirà poco questa storia a chi oggi ha vent’anni o poco più. Ma ho sorriso con qualche lacrima quando ho letto l’articolo di Filippo attorno a Valentino. Il titolo è: ‘Moriremo comunisti’. Almeno questo.

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2 pensieri riguardo “Questa mattina ho preso un bus…e non andavo in via Tomacelli

  • 3 Maggio 2017 in 21:32
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    Ho cliccato su mi piace . Si. Come quasi per tutte le cose scritte da Andrea. Ma forse mi aspettavo di più per uno che ci ha accompagnato per tanti anni. Ma in fondo capisco Andrea, sempre più spesso ci troviamo a dover pensare a persone che se ne vanno lasciandoci sempre più, un poco di più, soli. E non abbiamo più nemmeno il tempo per il lutto.

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    • 4 Maggio 2017 in 10:07
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      Come hai ragione, Marco. Ho pensato questo tutto ieri: perché un dolore improvviso, uno smarrimento. Un tempo mi sarei tenuto per me questa cosa. Ne avrei parlato, forse, con amici. Con le persone vicine. Avrei telefono a qualcuno. Per sentire un senso di fratellanza. Oggi invece ti metti a scrivere in pubblico (e me ne vergogno). Forse non l’avrei fatto se non c’era quel titolo su Repubblica: ‘Moriremo comunisti’. Una parola che ha qualche significato per quelli della mia età e so che non può averlo per chi ha venti anni oggi. E poi Valentino era ‘diverso’. E allora mi sono seduto nella grande sala del bar della Casa del Popolo di San Casciano e ho scritto a penna, sulla pagina bianca di un libro. E poi ho ricopiato nel computer. Bevendo acqua minerale e mangiando una schiacciatina vegetariana. Valentino avrebbe preso un whisky.

      Si comincia a morire, Marco. Da tempo hanno cominciato a morire attorno a noi. Si chiude un tempo, se ne apre un altro. Ti regalo questa canzone: https://www.youtube.com/watch?v=epUGbuWvWts&list=FLKjtRGCx1mwoMZjbD4rT3pg&index=21. Anche Gianmaria non c’è più.

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