Lucania coast-to-coast/Albicocche (Nova Siri-Rotondella)

Venticinquemila e cento e ottantasei passi. Sedici chilometri e ottocento trenta metri. Dal mar di Nova Siri, dal Taj Mahal di Nova Siri, dai Tre Passi nel Delirio (viva l’assessore cinefilo), al balcone di Rotondella. Sette ore e qualcosa.Sono stanco, ma avrei voglia di chiacchierare con i paesani. Ma questo paese è una spirale magica, la chiesa e la piazza ti sembrano a un passo e si allontanano sempre, non trovo nessuno, fa quasi freddo. La pelle già bruciata dal sole. E’ bellissima, Rotondella. Dormiamo con il mare come orizzonte, da quassù si rivede tutto il nostro cammino, l’avvallamento del canale Pantanello. Ben poche luci nella piana costiera. Policoro, Nova Siri, Rocca Imperiale. Poi il buio. Lucana disabitata, terra di stelle.

Vito raccoglie l’acqua dello Ionio

Acqua di un mare da portare all’altro mare, spiaggia selvatica di Nova Siri, lo Ionio vorrebbe che rimanessimo, c’è da fare il bagno.Testardo andiamo. Passano pescatori a pelo di acqua. Si raggruppano alla capanna sul canale. Un saluto.

Margherite

Argine del canale Toccacielo. Sulle nostre carte (1949) si chiama Toccaculo. I primi passi. Camminiamo fra margherite alte un metro. Non sono margherite, ma è beneaugurio.

Lassù

Rotondella è lassù. Come tutti i paesi lucani, più ti avvicini, più ti allontani. Noi seguiremo i fossi e i canali, i bordi dei campi, i frutteti, le radure del fieno, terre di albicocche, qui vengono Zuegg e Plasmon, le albicocche con più zucchero d’Italia.

Francesco

Francesco viene dalla montagna. Da San Severo. ‘Qua è brutt’, umido, non c’è lavoro’. Ma è venuto, anni e anni fa, per il lavoro.  La scuola dei figli.’Andiamo giù’. Bracciante agricolo. Passeggia con due cani fra il canale e le albicocche. Nostalgia delle terre alte.

Cugno dei Vagli

Terme romane, se ho ben capito. Fra gli eucalipti e i cipressi di Taverna. Un dono, grazie. Operai al lavoro, siamo abusivi in una zona archeologica. La storia si nasconde, si rivela. Non sono state trovate tracce di villaggi. Grande nome: Cugno dei Vaglia. Sulla carta è Ciglio.

La villa rosa

Una casa in rovina, dentro vi sono valige aperte, materassi, reti, cavi di televisione. Non hanno fatto in tempo a partire, colori pastello del sud, cipressi, palme, salici, terrazzi frananti, tetto diroccato, pipistrelli. Bougainville.

Le albicocche di Carmine

Carmine cerca di metterci per strada. Ci perdiamo di continuo, le tracce scompaiono nei campi seminati. ‘Andate fino al mio aranceto’. Terra di frutta. Albicocche, arance, pesce, fichi, gelsi. Ci sfamiamo di gelsi. Carmine va a prendere le sue albicocche, torna indietro, suona con il clacson, e ci fa un dono.

I campi

A zig-zag. Fra oliveti e frutteti, canne di fiume e cammini tracciati dai tratttori, andiamo e veniamo, ci inganniamo, risaliamo, scendiamo, ma c’è il fosso Pantanello a tenerci in una direzione.

Annunziata, Gaetano e Francesca
Albicocche, formaggio con la marmellata di mele e menta

E poi ti ritrovi in contrada Macchiarelli. Masseria improvvisa. Francesca apre la porta di casa. Un bicchiere d’acqua? Che subito diventa albicocche, albicocche Aurora dalla buccia amarognola e la polpa di zucchero, formaggio con marmellata di mele e menta, infine Nunzia taglia la coppa. Il vino bianco. Gaetano ci dice che le albicocche quest’anno sono pagate a trenta centesimi al chilo (costano otto euro a Firenze), dice che la campagna non va, non è roba per un giovane. Ce l’ha con Renzi per l’olio della Tunisia. Gli si illuminano gli occhi a pensare ai mandarini e alle albicocche. Quest’anno la raccolta dei mandarini è finita il 4 gennaio. Il 5 è arrivata la neve.Ghiaccio alla mattina. Lavoro di fatica. Francesca vive fra Palermo e la campagna dei genitori.

La via degli asinelli

Adesso Rotondella si lascia avvicinare. Ma bisogna accettare la sua sfida: gli ultimi settecento e settanta metri. Trecento metri di dislivello. Il sentiero degli asinelli, antica via basolata, mangiato dalla vegetazione. Ma la salita è orgogliosa. Ultimi metri. Un terrazzo sulla piana, verde intenso. Due cani bianchi. E subito appare Antonio.

Antonio e Rosalba

Antonio si affaccia dal balcone della prima cosa di Rotondella. Caffè? Caffè.’ Passate dietro’. Antonio e Rosalba hanno vissuto a Parma. Per venti anni. I figli sono rimasti là, a Salsomaggiore, qua c’era una casa vuota e un lavoro all’Ilva per lui, a un passo dalla pensione. E allora si torna. Perché questo balcone sul mar Ionio è una nostalgia, una memoria. ‘Credi che sia cambiato tutto, invece non è cambiato niente’. Non so se sia così. Prendiamo il caffè. Antonio si sveglia alla quattro e mezza per arrivare alle otto a Taranto, nella città-Ilva. Guardiamo il mare e la piana. Ce ne andiamo con un sacco di albicocche, naturalmente. Giusi ci aspetta, con la casa di pietra. Albergo diffuso, le vecchie case riaperte. C’è un ragazzo argentino che viene dalla Cina. Peperoni cruschi, patate con polvere di piccante, minestrone, frittata con gli asparagi, melanzane sott’aceto, panzerotti ripieni, friggitelli, marmellata di peperoni.

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