Lucania coast-to-coast/Per la strada lunga (Rotondella-San Giorgio Lucano)

Come vorrei scrivere in lucano, parlare in lucano. Novantasei dialetti, se ben ricordo. Diversità lungo lo stesso filo. E così Maria pensa che io capisca e parla con velocità. E io vorrei dirvi di Rocco, pastore fra i cespugli del fosso Vasalee: ‘Vi hanno preso per il macellaio’. E le capre e le pecore si sono fermate, non volevano più andare avanti. Rinculavano allarmate. ‘Va bene, venite voi’. E loro scartano di lato, salgono al pascolo. ‘Stanno lì, dormono e io vado a fare altri servizi’. ‘Venite a bere il vino’: la sua contrada sta sul crinale della montagna. Non ho il fiato per salire ancora.

Le capre e le pecore di Rocco voltano al schiena e ci scambiano per il macellaio

Al mattino, nessuno in giro a Rotondella. Via Antonio Gramsci alla destra del convento di Sant’Antonio, protettore del paese. Va bene, Antonio mi appare ovunque. Scendiamo per il cimitero, per il taglio dei tornanti. Salvatore, maresciallo dei vigili urbani, cerca di metterci per strada, si ferma apposta. Si comincia a salire. A fine giornata, novecento e sei metri di dislivello.

Santuario di Sant’Antonio

Un giorno di andare, diciotto chilometri e novantaquattro metri, 28.355 passi (questa volta li metto in numero: se solo mi mettessi a pensare che al prima passo ne devo seguire altri vento ottomila e rotti mi sdraierei su un’amaca), e non abbiamo incontrato una sola macchina (molto asfalto oggi) e solo tre persone. Sì, la Lucania è terra senza folle. La pastora Felicia ci ha liquidato: ‘Chi siete? Che volete’. Ho aspettato: ora mi chiederà anche ‘un fiorino’. Tosta, Felicia. Luigi, coltivatore di albicocche in montagna, cerca di indicarci la strada giusta. Oggi tutti sono d’accordo: dovete andare per il tratturo. Ma noi al bivio diamo retta a Googleearthi e non agli uomini. Giorno di fatica, allora. Di strada da rompiginocchia e balzi da capra. ‘Mi sono divertito’, dice Claudio.

Adios, Rotondella

I cani di tutti. Ci aggirano attorno, non ci avvicinano, ci guardano da distanza. Rotondella prova a dirci: ‘Dai rimanete’.

Asfalto lucano. Cerca di sorprenderti. Prova a diventare campo, prato, aiuola.

La strada per il ‘Bosco dei Sapori’, la vecchia masseria Finocchio. Non ci arriveremo. Deviamo prima. C’è quel crinale da scavalcare.
Contrada Appesa

Ecco, non andiamo in cerca del Trattura Regio, ma saliamo fino a C.le Rontondella (e non sappiamo cosa sia questo C.le che appare sulla carta). Ottocento metri di quota. Torniamo indietro? Abbiamo sbagliato strada? Scavalchiamo il crinale, tracce di sentieri, campi di salvia, due case nel bosco, alberi dell’ombra come oasi. Ginestre, erba medica dai fiori rossi, margherite, malva. Precipitiamo verso valle. Sei cani che si mettono davanti a case Fresche (avrò capito bene?). Spunta fuori Maria. Interrompe il suo piatto di pasta, ferma il suo pranzo, offre caffè e biscotti.

Maria e Natalìa

Un andare che è sociologia lucana. Forse antropologia. Maria ha una figlia in Australia. Sposata con un uomo di Policoro. Là fa la parrucchiera, là. Altri figli a Scanzano. Uno si è costruito una casa dall’intonaco rosa dietro alla casa di famiglia. Uno guida i bus. L’Italia, questa terra, è una biodiversità. Anche Natalìa vorrebbe volare per l’Australia: ‘Non vogliono’. Maria non ha mai volato (‘E voi ci siete stati su un aereo?’, racconta la sua vita, mostra le foto del matrimonio della figlia. A Rotondella ci avevano detto dei nuovi abitanti del paese: fiorentini, tedeschi, albanesi. Cento cartelli con ‘vendesi’, scambio di abitanti. ‘Io non vado giù’, mi dice Salvatore. Giù, nella piana. A Policoro, a Nova Siri, quindici chilometri di curve più in giù. Mutazione dei paesi.

Orizzonte

Ecco, questa è la terra di Lucania. Un orizzonte, due alberi sul crinale, il campo, il cielo, un cammino.

Fosso Vasalee
Fiumarella

Le fiumare delle montagne, ciottoli, argini lontani, erosioni. Il fosso Vasalee: solo a San Giorgio scopro un vecchio allevatore di buoi che mi spiega: ‘Vasalech, in dialetto. Lumaconi, di quelli a due corni’. Facciamo torrentismo, discesa di fatica, inventiamo un cammino, saltiamo prode. Claudio apre passaggi. Fino alla casa della Baraccona. Alta, in rovina. Poi il ponte Ragone. La piana del Sinni. Colobraro (lo scrivo) sulla montagna lontana. Poi la fiumara Fiumarella.

La salita verso il paese
Calanchi di crinale, passi diversi
I calanchi di San Giorgio

Salita. Salita. Irta e faticosa. Una pietra, una pianta, una frattura, della terra, un sasso, una lucertola. Un metro dopo metro. Non guardare dove devi arrivare, né dov’è Claudio. E il crinale è un saliscendi, trascino le gambe dietro e la pelle si indurisce. Guardo in basso, incurvo la schiena, zaino nuovo. Ingombrante, tecnico, pesantissimo anche da vuoto. Ma sul crinale ci sono i calanchi, l’argilla che sbianca nell’estate, frananti. Che meraviglia, in calanchi.

Incontriamo un gruppo di donne in passeggio. Vestite di blu, allegre, guidate dalla dottoressa del paese. Non trovo la forza di alzare la macchina fotografica. Avrebbero meritato.

Campo di calcio a San Giorgio

A San Giorgio so del forno di Giuseppe e suo fratello. E dallo loro vado a magiare focaccia patate e mozzarella. So dello spritz (spritz, con vino locale?) del bar Moderno, della sera in piazza, delle sedie fuori delle case, del campo di calcio dove non devono giocare da anni (trovo la forza di fotografarlo; fotografo sempre i campi di calcio). Parlo con Antonio che, per anni, ha portato i paricch’, i buoi, alla fiera di Nova Siri:  agli inizi di giugno. Partiva al tardo pomeriggio, raggiungeva gli abbeveratoi di monte Coppolo, dormiva con gli animali, ripartiva alle cinque del mattino per arrivare al mare. Vendeva i buoi, tornava indietro. Viveva nella campagna, poi la frana, due anni fa: ‘Sono stato evacuato’. Ora vive in paese. Sediamo assieme per un po’. Davanti al forno.

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2 pensieri riguardo “Lucania coast-to-coast/Per la strada lunga (Rotondella-San Giorgio Lucano)

  • 2 Giugno 2017 in 15:41
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    “Il mondo è piccolo” è quello che mi ripeto da 20 anni, da quando sono arrivato a Firenze come studente. Quando vivi in quei posti invece pensi di essere in un punto sperduto del mappamondo (e geograficamente è così) dove ci sono spazi quasi infiniti con alcuni sparuti agglomerati di case con poche centinaia di persone. Siamo pochi,pensi, nessuno si accorge di noi. Quindi pensi che per essere notato, devi andare via da li. Siamo in seicentomila persone(cifra da piccola città) che vivono in una piccola regione.
    Poi vai via e negli anni ti accorgi che la Lucania è sempre la, il numero di persone non aumenta, semmai diminuisce. Ma in ogni angolo del mondo, in qualsiasi posto tu vada c’è un lucano o una sua discendenza. Ce ne sono di ogni tipo, da quello che pensa di essere un emigrante a quello che “io sono di Roma”. Non giudico nessuno, però quando per puro caso ti imbatti in un blog dove leggi della signora Maria, quella che tu chiami ” Cumma Maria”, che conosci da quando eri un piccolo bambino, di cui ricordi perfettamente il giorno delle sue nozze, di cui non ti scordi mai della sua accoglienza e gentilezza ( argomento che quotidianamente si affronta sui giornali nazionali con la domanda : ” è un pregio o un difetto?”), ti accorgi che quello che pensavi dei tuoi luoghi natii, dei paesaggi che hai negli occhi e delle persone che hai nel cuore, non è cosi solo per te che li ci sei nato, ma risulta essere cosi anche per chi, con grande curiosità e mente aperta, ci si è imbattuto per puro caso.

    Ps: Visto che il campanilismo non è una prerogativa toscana, mi permetto di indicare un paio di cose:
    Il monte che supera gli 800 metrisi chiama “Coppolo”, si trova per lo più nel territorio di Valsinni così come la frazione di “Scassafresca” dove abita la signora Maria.

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    • 4 Giugno 2017 in 10:53
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      Non so se il mondo sia piccolo, Stefano (Ruggiero?). Credo di no. Certo è che questo incrocio Firenze/Lucania ha le sue sorprese. Dovremo incontrarci: io ‘abito’ (non è vero) a Matera (ho casa a Matera ed è un lusso che non posso permettermi), sono di Firenze (non vengo quasi mai, ma ci sarò attorno al 20 di giugno). Il mio telefono è 338.8887493. E mi piacerebbe che tu mi raccontassi di Cumma Maria. Ho intenzione (non so con quali tempi) di andare a ritrovare le persone nelle quali ci siamo imbattuti in questo andare per la tua terra. E la tua terra è magnifica, credimi. Dopo dieci anni ne vedo crepe e scricchiolii, come in un matrimonio ho qualche insofferenza, ma il primo sguardo non mi aveva ingannato.

      Fra Rotondella e San Giorgio, forse, abbiamo sbagliato cammino: abbiamo ignorato i consigli dei paesani che ci suggerivano di passare per il Tratturo Regio e per il monte Coppolo (dovevamo raggiungere un agriturismo chiamato: il bosco dei sapori). Abbiamo battibeccato fra di noi e, alla fine, siamo andati a sinistra, verso la Calabria, verso Nocara. Gli 800 metri di cui parlo non sono quelli del Coppolo, ma di un valico al termina della salita verso Nocara. Sulle vecchie carte Igm, il valico è indicato come C.le (colle) Rotondello a 798 metri. Da lì siamo scesi ‘a vista’ per i boschi e campi incolti fino ad arrivare alla strada vicinale di Cumma Maria. Abbiamo esitato d fronte a sei cani abbaianti, nessuno è uscito, poi alle nostre spalle è apparsa Maria che ci ha guidato fino alla sua casa, ha interrotto il pranzo e ci ha preparato il caffè. Abbiamo deciso, grazie alle sue indicazione e nonostante ce lo sconsigliasse, di scendere per il fosso Vasalee (Vasalech, se ho ben capito in dialetto e a San Giorgio mi hanno detto che significa ‘lumaconi’) e dovremo ripensare questo punto perchè la discesa è davvero troppo dirupata fino alla strada che porta alla fiumare del Ragone. Non avevo assolutamente capito che Maria mi diceva ‘Scassafresca’ quando le ho chiesto il nome della sua casa. Ho letto i nomi che apparivano sulla carta e lei mi ha detto che la masseria un tempo era conosciuta come Gallinico (le carta sono ferme al 1949)

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