Lucania coast-to-coast/Il cammino della fiumara (San Giorgio Lucano- San Costantino Albanese)

La partenza migliore: il forno di tre fratelli a San Giorgio Lucano. Pasquale, Giuseppe, Daniele. La serranda alzata per noi e il pane, le pizze, i panzerotti. Pizza al pomodoro e peperoni, focaccia alle cipolle, piit’ a sfoglia con i ‘bianchetti’. Possiamo andare, zaini che sanno di pane. Gli uomini sull’angolo della piazza: ‘Mezz’ora qui, ogni mattina, per due chiacchiere. Poi andiamo a fare i servizi’. C’è Pietro e c’è uno che dice sempre ‘mas o meno’. Spagnolo? ‘No, ho vissuto a Milano e in Austria’. Chiaro, no? Il viaggio a piedi per la Lucania è sempre sociologia. Pasquale, Daniele e Giuseppe, i fornai, hanno vissuto a Roma, a Liverpool, a Milano. E ora il forno al paese. Sono quelli del ‘ritorno’.

Il forno Pane Quotidiano
Gli amici in piazza

Ci suggeriscono una bella uscita dal paese: la via delle grotte, delle cantine del vino. Abbeveratoi, strane statue improvvise, installazioni artistiche, cani da caccia. Strada magnifica. E da non dimenticare a San Giorgio: è il paese dei mesi del confino di Camilla Ravera. Come Aliano, sono i ribelli a dare gloria, decenni dopo, al paese, che allora, a Roma, i fascisti vedevano come lontano e solitario.

La casa di Camilla
La via delle grotte
Il tetto di una grotta: reti da letto, da portare al Moma
Verso il Sarmento
Argine del Sarmento

Cammino di pianura, anzi di fiume. Il Sarmento. Ne andremo a trovare le sorgenti su in Pollino. Trenta chilometri di corso. Vorrebbe essere fiume, è grande fiumara di ciottoli. Capace di grandi alluvioni. Terra di ciottoli. Andiamo per gli argini. Il paese di Noepoli, in alto, sponda di sinistra, è indifferente al nostro passaggio.

Noepoli
Deviazione verso le ciliegie

Cammino dritto dritto. Curve di argini. Appaiono perfino cartelli di sentieri. Indicano una zona archeologica a noi misteriosa. Ponte dimezzato fra i ciottoli della fiumare Loppia. Una strada che non c’è, un ponte che che non c’è, pilastri di cemento, ma ometti pietra indicano un percorso. Qualcuno ci racconterà di un ponte che sta lì, solo cinquanta metri di piano stradale, sospeso a quattro metri di vuoto in mezzo al fiume.

Sentieri improvvisi
Gli ometti di pietra e il ponte dimezzato
Sentieri

‘Campagne’ sulla sponda di destra. Reti e avvertimenti duri.

E poi arrivi da Giuseppe Penone (non ha colpe, ne sono certo). Super-artista. Dicono (dice internet) che gli hanno chiesto di fare installazioni permanenti ‘site-specif’ di grandi dimensioni. ‘In grado di interpretare lo spirito del luogo e allo stesso momento di attrarre l’attenzione del mondo su questo territorio’. Ero già passato di qui e credevo di essere finito in una cava di ciottoli e sabbia. Ora, grazie a Claudio, mi accorgo di essere invece nel ‘teatro vegetale’. Diciamo: ‘teatro di pietra’ che la natura cerca di riprendersi. Sta sulla sponda della fiumara. Abbandonato. Avrà visto qualche spettacolo? Sta lì da nove anni, e il mondo, temo, se ne è disinteressato. Chiedo al paese: ‘Niente ne sappiamo’. Veniamo a fare uno spettacolo.

Il teatro vegetale, che è di pietra

Ultimi passi, oggi il cammino è breve, ma i muscoli della schiena e della gambe si ribellano, tracce di vescica. C’è da salire. I paesi stanno in alto. Erosione del fosso Maggiore, cammino verso San Costantino Albanese. Devo trovare un’altra lingua. Udha Scanderberg. Cinquecento anni fa, queste terre cambiarono volto, abitanti, storie, memoria. Il prete, don Lorenzo, volta la schiena alle donne in chiesa. Le immagini dei santi risplendono d’oro. Un Cristo Pantacrotore. Terre albanesi. Qui San Costantino il Grande è santo. E domani è il giorno della sua festa. I paesani hanno abiti da festa.

La fiumara
Udha Scanderberg a San Costantino

Dati quantitativi: poco più di ventimila passi. Quattordici chilometri e duecento metri. Seicento e nove metri di dislivello. Consumo di 976 chilocalorie. Ma tre birre, la salsiccia e il ‘vino crudo’ di Amedeo e Angela, le due ‘piccole’ porzioni di ‘trascinati’ alla mollica e sfogliette ai funghi, sbalzano il conteggio.  Angela ci racconto delle sue lontre: naturalista in cerca di cacche di lontra. Ne ha raccolte ottocento per sapere della loro vita.

Vento freddo. Previsioni di pioggia. E in piazza la New Generation Band, con il campione mondiale di organetto (senior). La gente sta addossata al muro, noni si avvicina al palco. Fa freddo da inverno, mani in tasca, cappelli e cappucci calcati. Sforzi vani e testardi del presentatore. Canto ‘Montagne verdi’ assieme a Marina.

Amedeo e il grande ‘vino crudo’
Marina e il campione mondiale di organetto

 

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