Lucania coast-to-coast/I passi di Quirino (Da San Costantino Albanese a Casa del Conte/Terranova nel Pollino)

Questa volta facciamo una storia saggia: sarà Quirino a guidarci in montagna, sa di sentieri e musica, conosce erbe e legni, costruisce zampogne e ciaramelle. E cammina. Buttiamo via le tracce virtuali, i tablet con le mappe, abbiamo passi concreti. Usciamo dal paese degli albanesi. Lasciamo alle nostre spalle Shën Kostandini ArbëreshScanderberg se ne sta fra le erbe della primavera, Shesi viji, il piazzale degli olmi (non ci sono più gli olmi) è il luogo della partenza, appena fuori, c’è il grande cerro, segnavia di un sentiero che conduce alle ‘campagne’, ai campi di olivi, ai vigneti, ai fichi. Non sono affatto sicuro di trascriverlo con il nome giusto: si chiamava Guri Maranghini, l’uomo che percorreva questi passi per sedersi su una pietra lontana pochi passi. Quirino si siede su quel sasso.

Skanderberg
Quirino sul sasso Maraghini

Cielo grigio, previsioni di piogge, andiamo per la montagna. Quirino veniva al fosso del Salice a catturare granchi di acqua dolce. Fosso San Giovanni. Fontana. Questa è una storia di bosco, un giorno di boschi. E il querceto che si arrampica sulla Serra di Manca è bellissimo. Si ribella al grigio del cielo.

La fontana del fosso San Giovanni
Il querceto di Serra Manca
Il bosco Lansatico

Sul crinale ecco, fra le ginestre e la doppia querce, il dente di roccia. Timpa di Pietrasasso. Relitto vulcanico e sottomarino, adesso in montagna. Ora azzarda il cielo. Dicono che assomiglia a un cuscino, mi appare un faraglione, una rivolta, un orgoglio, un morso. Di pietra. E di sasso. Monolite di Odissea nello Spazio. Abbiamo ancora da camminare per raggiungerlo: Attraverso agrifogli e cerri.

Il dente della Timpa di Pietrasasso
Il bosco di Lansatico

Belvedere sul passato. E sui nostri passi. Ecco, laggiù: la valle del Sarmento e i suoi ciottoli, san Giorgio Lucano all’orizzonte. E più lontano il monte Coppolo. Il nostro andare, quanti giorni sono passati? Veniamo davvero da laggiù? Il Sarmento riuscirà mai a riprendersi tutto il suo alveo?

 

La valle del Sarmento

Segni improvvisi. Bianchi e rossi. Non ci perderemo. Oppure sono stati messi lì per perderci. Vengono da Acquafredda e vanno verso il Pollino. Appaiono così. Cerco sulla carta: 14 MB?

Il sentiero del parco

Arriva la pioggia, da destra, da Nord, così a naso. Gelida. A punture di spillo. I miei abiti tecnologici: pantaloni da due euro al mercato di Figline di venti anni fa, un pile troppo esile, una giacca Decathon malmessa, una cerata da cacciatore da San Casciano, uno zaino insensato, scarpe già bagnate, calzini fradici, condensa dentro gli obiettivi, registratore irraggiungibile e non ho protetto i taccuini, l’inchiostro sbava. Per fortuna tengo sempre con me un berretto caraibico e un cappello di lana (me li metto addosso assieme). Claudio, invece, tira fuori l’ombrello e se ne va come un gentiluomo inglese sotto l’acqua. Alzo gli occhi e vedo la Timpa, vedo Pietrasasso. Perché non sono venuto prima qui? Gli alberi quasi scompaiono, lasciano la scena alle rocce del vulcano sottomarino, cespugli spinosi, agrifogli, rose canine, praterie di alta quota. Castello di roccia. Non ha importanza se piove. La pioggia difende la bellezza di questo crinale, di quella pietra, di quel sasso. Dovrò convincere qualche spirito dei vulcani a concederci il privilegio di passare del tempo qua. Quanti anni ci ho messo prima che la Dancalia, mi accogliesse? Sarà più ragionevole Pietrasasso? Mi vorrà prima? Qui bisogna stare. E invece passiamo, andiamo via, la roccia ci difende dagli scrosci, seguiamo segnavia rossi su un cammino saltafossi.

Pietrasasso
Condensa sugli obiettivi, Quirino si incurva
A un passo dalla pietra
Ma non entriamo, però, sì, per una volta, ci voltiamo indietro.

Strada sterrata, lasciamo al loro destino i segni rossi, Quirino deve tornare indietro, baci sotto la pioggia. E della pioggia non ce ne accorgiamo più. Camminiamo come se splendesse il sole. I piedi bagnati se la godono, la gocce d’acqua sul collo danno i brividi, le batterie della macchina fotografiche si esauriscono, gli scrosci si fanno leggeri e fitti, si fanno cortina, come faccio a prendere appunti? E’ quasi perfetta la discesa alla Casa del Conte. Che, per quanto ne so, non era un conte. M qui si contavano le pecore. E Vincenzo ci aspetta con il fuoco acceso nel camino.

E ci dirà che no: un conte è esistito, la sua mamma lo ha conosciuto e la sua casa se l’è portata via la frana.

Verso Casa del Conte
Ecco, Casa del Conte

Sociologia delle tradizioni, creolizzazione del mondo, qualunque cosa ne pensate (siamo partiti da paesi albanesi, mutazione di cinque secoli fa, abbiamo incontrato feste messicane diventate ebrezza del Pollino) : la cuoca di stasera è Michela, cuoca rumena. Poi ci sono Antonella, Rosa e Domenica. In tavola gli ‘antipasti’: la ciambotta delle montagne, le fave e lardo, le patate con il peperone dolce di Senise, le patate e i fagiolini, i fagiolini con i peperoni, i lampascioni con il formaggio e, sorpresa, la trippa con i fagioli. Poi si può mangiare.

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2 pensieri riguardo “Lucania coast-to-coast/I passi di Quirino (Da San Costantino Albanese a Casa del Conte/Terranova nel Pollino)

  • 22 Maggio 2017 in 23:16
    Permalink

    Alla fine avete mangiato le fave!!!! io la sera prima.
    Buon proseguimento fratelli…….

    Risposta
    • 23 Maggio 2017 in 19:56
      Permalink

      Però un piatto di fave ce lo devi, quelle di tua madre. Altrimenti fave e cicorie. Ci manchi, alla prossima, verrò a trovarti

      Risposta

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