Lucania coast-to-coast/Pollino, terra solitaria (da Casa del Conte a Torno)

La salita di Lago Duglia

Terra solitaria. Se non ci fosse Pasquale con il suo cane. Appare al lago Duglia, mezza strada per le cime del Pollino per chi parte da Terranova. In un giorno di cammino, nove ore e mezzo, trentaduemila e novecento e sessantaquattro passi, ventidue chilometri e duecento metri, abbiamo incontrato solo lui: ‘Mi prendono per matto al paese. Ogni mattina vengo qui. Per camminare da solo’. Non riesco nemmeno a fotografarlo. E’ uno che va di fretta. Dopo di lui, solo rocce, alberi, cavalli, prati, cielo, nuvole, fiori. E io che mai ho imparato a scrivere di natura. Ecco, questo è il Pollino. Montagna ‘corale’, dice sempre Franco Arminio. E ha ragione. Non ci ho ancora capito nulla, ma almeno sul versante lucano riesco a intuirne la geografia. Montagna senza cime, il parco più grande d’Italia, da mare a mare. Saliamo, saliamo al mattino. Giorno splendido, erba bagnata, alberi svettanti, querceto e faggete, praterie di alta quota. Ripeto: non so scrivere di natura, alfabeto che si fa noioso. Avrei dovuto leggere Paolo Cognetti. Saliamo, saliamo.

Lago Duglia

Le prime tre pagine di Google niente mi spiegano di Lago Duglia. Il torrente è in buona forma, c’è aria quasi fredda, bellissima la danza dei pioppi. Saliamo, saliamo. Sentiero 950. Per il lago Fondo. Qualcuno ha avuto la brillante idea di informarci con un cartello che siamo su un ‘percorso escursionistico’. Tentazione di correggere: ‘Pericolo escursionistico’.

La fonte sutt’ a Fond
Il lago Fondo
Percorso escursionistico

Saliamo ancora. Nemmeno molto. Novecento metri di dislivello, alla fine. Cammino verso i luoghi della Festa di Rotonda, boschi che ho conosciuto. Sono già passato di qui, in un giorno di tempesta e forza. Dietro ai roccaioli che vanno a prendere la cima di un abete bianco. Ho bei ricordi. Quindi: saliamo fino a Pietra Castello (panorami verso Terranova, sguardi obliqui e celesti ai pini loricati), giriamo per la Rueping, antico percorso delle ferrovie del legno della società tedesca. Dicono che, in venti anni, fra il 1911 e il 1933, tagliarono centomila faggi. Cammino in piano, poi boschi, ecco l’ovest della Lucania. Abbiamo cambiato versante, boschi e boschi fino ai piani di Jannace.

Gli incontri
I prati di Jannace
Segnavia di Jannace

Riconosco il cammino della pioggia di due anni fa. La marcia superba della gente della Rocca di Rotonda (qui dovrei spiegare, ma capirà chi sa delle feste degli alberi). Le carte del Parco vogliono ingannarci, indicano segni che non troviamo. Dov’è il 251 A? Ritrovo memoria del mio passaggio di due anni fa. Incertezza, un andirivieni faticoso, ma alla fine ecco, la ‘direttissima’, la gente di Rotonda che porta giù la Rocca, un precipizio, Claudio saltella e corre, i miei muscoli cominciano a cedere, si inlegnano, quanto posso resistere, i passi rallentano. I pini loricati ci guardano dall’alto, con la loro grandiosa indifferenza.

Gli alberi crescono con una curva verso Sud
Il bosco è fantastico

Piani del Vacquaro. Concerto di campanacci. Come il postino di Neruda registriamo i suoni del torrente. Serra del Prete. Monte Pollino. Chiazze di neve. La montagna da il meglio di se. Ti dice di lei. Ti avverte. Dovrei trovare parole: ti racconta della sua durezza, ma anche della sua compassione. Sì, devo leggere Cognetti. Forse De Luca, ma Erri, a volte, usa le parole come un nascondiglio.

I piani del Vacquaro, uscendo dal bosco
Il torrente
Le vacche del Vacquaro

Posso solo mettere i nomi: colle Impiso, piani di Visitone, cavalli bradi, orgogliosi di libertà, la cresta dell’Abete, questo è il cammino della pita di Torno. Conosco la strada. E’ bellissimo.

La strada di crinale
Signori del cammino
Le praterie del Pollino

E poi la discesa verso Torno. Il torrente Iufilo, un vecchio cammino di mandriani. La bellezza non trova parole? O, più probabile, ho bisogno di uomini e donne per scrivere, ho bisogno degli ‘altri’, da solo non so cavarmela, non vedo e non ascolto se ‘altri’ non mi raccontano. Non riesco a ‘sentire’ i racconti di una prateria. Che peccato! Guardo due cavalli, sono immobili, sul filo del crinale. Si prendono un vento leggero e non si muovono. Parole smarrite. La strada non finisce mai, la strada è magnifica.

La discesa verso Torno
Vacche nel paesaggio, allo stato brado

Arrivo al paese, a Torno, alle cinque del pomeriggio. Le gambe sono ossa di legno. Birra Dreher al bar. Due uomini guardano il Lotto istantaneo, schedina in mano. E Giuseppe, seduto con la testa china, lo sguardo diffidente, che ci guarda storto, fuma e poi ride: ‘Che siete? Germania? Tedeschi? Venite da sopra? Sopra c’è lavoro, ci sono le città, magari c’è qualcuno, qua gente ce n’è poca’. Ripete di continuo: ‘Sopra c’è lavoro, Germania, Svizzera, sono scappati tutti di sopra, prima c’era lavoro’. Io guardo i ragazzini che giocano al pallone in una strada statale deserta. Non c’è campo sportivo a Torno, ogni elezioni promettono di costruirlo. Mimma e Maddalena ci aspettano: ricotta e minestrone, petti di pollo e insalata.

 

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.