Lucania coast-to-coast/La via delle ginestre (Torno-Castelluccio Superiore)

La via delle ginestre. O delle ciliegie. O, forse, delle fragole di bosco. O dei bivi che conducono in terre diverse. O degli errori. Non abbiamo la mappa con noi. Dove sarà rimasta? Ci sono le tracce di googlearth. Tutto qui. Navigazione sui crinali della valle del Mercure, l’occidente della Lucania, l’ovest del Pollino. Cambia il mondo. Deve fare più freddo da queste parti: i gelsi non sono ancora maturi, le ginestre nell’alta valle sono ancora incerte, le lucertole azzardano solo ora i primi passi. Sappiamo solo che dobbiamo raggiungere il crinale. Tre chilometri e mezzo di asfalto. Passa una sola auto. E’ Rosario che va a lavorare e ne approfitta per un ultimo abbraccio.

La valle del Mercure

Viggianello e Rotonda nella valle del Mercure. I paesi delle feste degli alberi. Al passo, stradello forestale sulla destra. Ci hanno consigliato così a Pedali, un mese fa. E’ crinale che sfiora il monte Galdo. Carnevale dei bivi. Destra? Sinistra? Trivi e quadrivi. Andiamo a dritto. Scendiamo e risaliamo. Rampicanti colonizzano antiche querce. Diventano liane. Appaiono cartelli improvvisi. Vuoi andare a Milioso? Il mio googlemaps mi dice che sta a Creta.

Campo delle ginestre
Come si fotografano le ginestre?

Le ginestre sono sipario, palcoscenico, campo selvatico, coltivazione di montagna. Le radure sono gialle accesso. Cercando di fermare il nostro cammino. Ci riescono. Già, come si fotografano le ginestre?

Rose di plastica

Mi commuovono i segni. Mancherà un braccio della croce? Oppure è un semplice e vecchio palo su cui qualcuno (una donna) ha messo tre rose di plastica, perché il segno non appassisca, non vada via il desiderio, non si smarrisca il desiderio che solo quella donna conosce.

E ora?

Uno dei milli trivi. Appare un segnavia del Parco: Pastoraso, 942B. Così, dal nulla. Fatemi discutere con chi ha progettato questi sentieri. Va bene, ignoriamo il segnavia e saliamo, fino a quando, fra le ginestre, l’asfalto lucano finisce. Siamo sul crinale, quindi va bene. Già nove chilometri. Come se avessimo fretta. Una vescica sta crescendo nella piega del calzino. D’ora in poi cammino sul tallone sinistro.

Francesco
Salvatore, ‘non sono fotogenico’

Ecco, sbagliamo strada. Ci attira (sono io a insistere) Cerasia. Bel nome lucano. Mi ricorda il latinoamerica. Errore, lasciamo il crinale e la strada ci porta verso la valle. Ne vale la pena: due alberi di ciliegie e un campetto di fragole. Ci guardano un po’ stupiti. Ma ci lasciano mangiare ciliegie. ‘La natura è bella, vero?’, ci chiede una donna. E poi incontriamo Francesco con le capre e Salvatore con le pecore. Due fratelli. Pastori, escono sempre con l’ombrello. Le capre da una parte, con Francesco: ‘mangiano di più’. Le pecore dall’altra, con Salvatore. ‘Un tempo ne avevano duecento e cinquanta’. Ci si vive di pecore? ‘Perché si fa altri lavori’. Fanno il latte e non più il formaggio. ‘C’è la concorrenza. Vado in Romania e compro l’agnello a un euro e mezzo al chilo. I nostri non li vuole nessuno’. Per dieci anni, Salvatore ha fatto il carpentiere sulla Direttissima, in Val di Chiana. ‘Bella, la Toscana’. Ora c’è da raggiungere la cappella della Neve, da lì dovremo risalire verso Castelluccio Superiore. Insomma siamo scesi di trecento metri, dovremo risalire.

La cappella della Neve e Nicola
La fonte della cappella

Leggende sacre: il 5 agosto nevicò solo attorno alla cappella. Per questo si ricorda la neve. ‘Così dicono gli antichi’, mi dice Nunzia. E’ bella, latinoamericana questa chiesa rurale. ‘Ce ne sono molte altre – avverte Nicola – Qui le chiese devo guardarsi da una parte all’altra della valle’. Sette chiese di campagna, scrive Wikipedia. Un tempo da qui passarono degli schiavoni, gente slava. Avevano una statua della Madonna. Andavano di fiera in fiera sperando di venderla. Lei dovette guardarsi attorno o forse amò il vino di queste montagne. Quando i suoi portatori decisero di ripartire, lei divenne pesante, intrasportabile. I pastori di Castelluccio decisero che la Madonna voleva restare con loro e le costruirono una chiesa attorno. Il sentiero per il paese passa a lato della cappella.

La Madonna di Costantinopoli
La Madonna di Costantinopoli

Quante Madonne a Castelluccio Superiore: la Madonna del Soccorso che, in estate, se ne va in montagna; la Madonna di Costantinopoli arrivata su queste montagne con monaci in fuga dal Bosforo, la Madonna della Neve…le chiese hanno bei campanili, con il tetto di maioliche.

Il campanile di santa Margherita
L’ultimo sentiero
Arrivo a Castelluccio

Castelluccio è un paese appeso. E’ cresciuto in verticale, una casa sull’altra, un tetto sopra all’altro. Bisogna avere gambe da stambecco, qui. Vicoli strettissimi, groviglio di gradini, manovali più abili delle leggi della fisica. Bisogna entrare dall’alto, dalla via dei Giardini per intuire la geografia scoscesa di Castelluccio. I suoi abitanti hanno coltivato  una  follia aerea per secoli e secoli.

Giovanni

In via dei Giardini conosco Giovanni. Anna ci prepara il caffè, siamo passati sotto il loro balcone. Mi chiede: ‘Di dove sei?’. ‘Firenze’. ‘E dov’eri del 1966?’. Giovanni per due mesi ha spalato fango nell’alluvione della mia città. Ricorda il fiume, la fatica, gli scarponi perduti, i carri che navigavano, la gente salvata, l’ordine di non accettare cibo dai fiorentini (che ordine scemo: Giovanni dice che chi aveva perduto tutto, cercava una maniera per ringraziare i soldati). Ha ancora un attestato di benemerenza, me ne dona una fotocopia. Da mostrare ai parenti. Vuole che scriva dietro il suo nome. E’ un foglio firmato dal ministro Tremelloni. ‘Mi chiamarono i carabinieri mesi dopo per darmelo’. Me ne vado con questo dono. Davanti a casa sua Giovanni ha costruito un altare di sassi alla Madonna. Ha fatto il carpentiere, cantieri attorno a Milano, l’operaio comunale, il netturbino, il custode del cimitero.

Davanti al bar l’Enigma
Nunzia

Questo è un paese di incontri. C’è una beata. Angelica Mastrotti faceva i miracoli nell’800. ‘Non è ancora santa, ci vogliono troppi soldi’. Dalla sua casa, escono i canti delle donne. Le lodi: Rosa Mistica, Stella Mattutinia, Regina Angelorum…e poi il bar Enigma in piazza Plebiscito. Ascolto i racconti di Egidio, di Mimmo (che se ne va via con una gloriosa 500 color panna). E la storia della beata, ‘era piccolina piccolina, si fustigava, salvava la gente, guariva dal male brutto’, narrata da Nunzia. I suoi nonni hanno conosciuto Angelica. ‘Non mangiava, digiunava sempre, si nutriva del pane celeste’. E’ morta mentre pregava, è stata sepolta in ginocchio. Devo venire a Castelluccio per un bel po’ di tempo.

Hotel Sette e mezzo. Chiedo. ‘Si chiama così perché da quanto abbiamo cominciato i lavori, a quando abbiamo finito sono passati sette anni e mezzo’, mezzo sorriso di Pietro. Che ha fatto il camionista per anni e cita e memoria i paesi del Veneto. ‘Ai miei anni, i camion non avevano il servo sterzo’. Patate del paese e peperoni cruschi, grigliata, cavatelli con i porcini. ‘Poco poco’. Siamo scesi dal Pollino.

Dati quantitativi: ventuno chilometri e seicento cinquanta metri (però!), trentaduemila e quattrocento otto passi. Più che per attraversare il Pollino. Nove ore e mezzo. Con smarrimento e soste-ciliegie.

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2 pensieri riguardo “Lucania coast-to-coast/La via delle ginestre (Torno-Castelluccio Superiore)

  • 26 maggio 2018 in 12:09
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    SONO STUPEFATTA, COME SIA CAMBIATA NEI RICORDI LONTANI, IL MIO PAESE
    NON MI DO PACE, SONO SBALORDITA E COMMOSSA NELLO STESSO TEMPO, SONO FELICISSIMA
    ASPETTATEMI CHE ARRIVO!!
    GRAZIE, PER QUESTA OPPORTUNITÀ, IMMAGINI DA MOZZAFIATO
    Maddalena Gioia

    Risposta
    • 26 maggio 2018 in 12:28
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      Spiegami, spiegami, Maddalena Un post dello scorso anno…il tuo paese, raccontami..

      Risposta

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