Lucania coast-to-coast/Il cammino del fiume (da Lauria a Trecchina)

Il torrente Carroso, forse

Un arcobaleno è una grande ricompensa. Appare a fine giornata, fra sole e nuvole in corsa, confine fra montagna e mare. Non immaginavo Trecchina vivesse in equilibro su una rupe, fosse una frontiera. Terra di castagne a un passo dal Tirreno. Credevo fosse un piccolo paese, invece ha case e case, case nobiliari di antica discendenza e case nuove. Fregi quasi liberty, un castello diruto, una grande chiesa, infinite cappelle. Si nasconde in un avvallamento della montagna: da un lato si precipita verso il mare, dall’altro le campegne. Piazza di alberi d’ombra, quattro bar, le gelaterie, i dolci alle castagne e alle noci. Un paese vecchio e bellissimo. Il mondo cambia nell’occidente lucano. E’ più Calabria, più Campania. Melting-pot meridionale. La gente ci appare più ‘chiusa’, c’è da scavalcare scorze prima di essere accolti.

La pioggia come compagna. Le scarpe erano già bagnate. La vescica era già scoppiata. Non c’è che andare. La mia vecchia mappa serve a ben poco, non ritrovo i nostri passi. Andiamo per googlearth e consigli della gente dei bar.

Bar Disco Volante a Lauria. Come a San Giorgio Lucano, al mattino presto, gli amici si ritrovano ai suoi tavolini: ‘Leggiamo le notizie, una mezz’ora, poi andiamo’. Al bar Disco Volante troviamo chi ci porta le valige a Trecchina: ‘Sono pesanti, però’. Ha ragione. Andiamo anche noi: scalinate, vecchi uffici giudiziari sbarrati, via Fontana, convento di sant’Antonio, strada Tirrena. Andiamo al mare. Piove.

Dove andiamo?
Il cammino del fiume

Devono amare il latinoamerica da queste parti: noche latina venerdì prossimo, cicchetti a un euro, canta e suona Marianna. Oppure serata all’Agua Loca, fuori paese. Noi scendiamo nel fondo valle, vecchio stradello che costeggia il fiume. Solo alla fine, grazie a Giuseppe, capiremo che è il Carroso (sicuri?, ci chiederà un pastore. Potrebbe essere il Fiumicello: insomma i due torrenti viaggiano assieme). Camminiamo sotto la grande mole a panettone del monte della Guardiola (sulle carte è il Messina, insomma gioco di inganni geografici). Paesaggio selvatico, incolto, terra che si riprende abitudini quasi dimenticate. Campi di lupinella. Pioggia. Erba a mezza gamba, pantaloni che afferrano ogni umidità. Divieto di accesso per metanodotto. Un passo per scavalcare una catena. Centrale elettrica di Lauria. Cammino bello. Perfino il grande viadotto stradale sembra starci bene in fondo a questa valle. Siamo arrivati al fiume Noce. Lui ce la fa ad arrivare al mare, basterebbe seguirlo. Invece no, risaliamo. Trecchina, come ogni paese, sceglie la montagna.

Il cammino del fiume, a un passo dal viadotto
Il ponte della centrale elettrica

Fiume, radure pianeggianti, campi non più coltivati, qualche vacca, risalita fino al ponte sul Noce. Asfalto. Ancora in salita. La pioggia non smette. Non ci faccio caso. Incontro un albero-scultura. Una installazione laica. Eccola, in questa foto, qui sotto. Ho anche la foto di una giovane quercia con catarifrangente.

Albero-installazione

Poi Giuseppe, pastore a Parruta. ‘A piedi venite? Epperchè? Da Nova Siri, là verso la Puglia?’ E fa un gesto con la mano: riunisce a bocciolo le dita, a non crederci. Giuseppe è piccolo, quasi tondo. Ha trenta pecore. ‘Ma un tempo erano cinquecento, avevamo un’azienda infinita. C’erano i soldi. Stavamo dalle parti di Montalbano, io saccio di quelle terre da dove venite, ma sono della val d’Agri’. Aveva anche le capre e quelle mangiano assai. Nella piana di Policoro c’è la frutta, mi hanno detto: portale via da qua. ‘E da questa parte sono dovuto venire. E qua mi sono fermato. Ho incontrato mia moglie: lavorava alla Lebole, vestiti eleganti, i soldi ogni mese, ma poi la fabbrica ha chiuso. Allora è  andata alla Marlana, ha chiuso anche quella. Andiamo male. Facemmo i fagioli di Sorcani, buoni, ma in val d’Agri è tutto inquinato. Il petrolio, politici, le tasse, l’euro. E questo e quello. A piedi, andate?’.

Giuseppe, il pastore

Si taglia la collina verso l’alto. Bei cammini, muretti a secco, campagne risistemate, un antico andare. Fichi, ciliegi, nespoli, peri, olivi. Paradiso, insomma. ‘Ma vent’anni fa una signora liberò una coppia di scoiattoli neri e ora sono migliaia. Divorano ogni gemma. Da quanto anni si mangiano le querce e gli alberi da frutto’, ci dice un altro Giuseppe incontrato lungo il cammino. Lui dice: ‘Di nascimento, vengo da Galdo di Lauria’. Ha musica, questa lingua.

Un altro Giuseppe

Piove  sulla pioggia, saliamo fra muretti a secco, fino al paese. Nessuno. Il temporale diventa sipario. Suoniamo a un campanello. Non aprono la porta. Ci vedono da una finestra, ma hanno diffidenze. Un avviso: ‘qui non vogliamo i Testimoni di Geova’. Ci hanno preso per viandanti predicatori? Quattro persone infradiciate non invitano a fidarsi, due porte sono si aprono. Alla fine arriva Maria e ci porta dalla suore. Convento delle Figlie della Nostra Signora del Monte Calvario. Sono solo due. Anziane. Hanno un asilo e una bella casa. ‘Ma è all’asta – dice suor Maria Raimonda – Abbiamo problemi, ci affidiamo a Lui’. C’è un antica malinconia e un ricordo del Salvador. Le nostre camere sono ‘perfette’. Copriletti rosai. Aria di gentilezza. E così viene fuori il sole, l’arcobaleno, la giornata svolta. Trecchina ci sorprende con lentezza. Saliamo al centro storico dove un cartello ‘consiglia’ di andare a piedi.

Claudio con l’ombrello
Ingresso in paese
Arrivo a Trecchina
Muretti a secco

Un giro di orti, case in vendita. Mangiamo dolci al castagno e alle noci. Arrivano Mariella, Zippo, Gaia, Raffaele. La compagni diventa allegra e ancor più scombiccherata. Vigilia di arrivo, fine del viaggio, malinconia che affiora. Come trovare una parola ‘giusta’.

Al bar Chiosco ci dicono, come sempre: ‘Non c’è lavoro chi ha vent’anni se ne vuole andare. Un tempo c’erano quattro fabbriche, Ora è il vuoto’. E io a spiegare, intruso del Nord, che no, che qui ci sono pezzi di futuro, che si guardino attorno, non è come dicono. La pizza è eccellente, i ragazzi hanno l’aria sveglia e bella. Bar di uomini. Di carte e birre. Ci sono cinque ristoranti e sono chiusi tutti. Ma le pizze e i fritti (olive ascolane, arancini, panzerotti, crocchette) del Chiosco sono buoni. Non ho chiesto i nomi ai due ragazzi del bar.

Vendesi
Il centro storico di Trecchina
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