Il gioco del mondo/Il tirassegno

Con intermittenza. Da 10 a 13. Le dieci pagine non-quotidiane del Gioco del Mondo. La trama si perde, può essere letta in retroverso. Un indizio: stranamente nel paese deserto c’era uno svogliato vento, strano non c’è mai vento in questa stagione, e una fiera. Non vale che esista il web, alle fiere ci sono i tirassegni con le lattine vuote, le autoscontro, il pallone da prendere a pugni, perfino lo zucchero filante e le ragazze con i pantaloncini jeans stretti. Le ragazze mi ricordano una strada all’imbrunire, un altissimo viadotto, nuvole.

E così io posso raccontarvi bugie. Menzogne. Camuffamenti. Tutto questo non è mai accaduto. Non sono uno scrittore: non resisto alla tentazione di svelarvi. Lo chiamano spoiler.

Un uomo, con un bicchiere di vino in mano, si avvicina. Ha capito la mia difficoltà e dà buoni consigli. Io non lo guardo, non giro la testa, sto chino sul computer e faccio finta di capire. Il mestiere di fare finta. Lui si rimette a guardare Mentana in televisione. Io vorrei chiedere ‘qualcosa’, ma non ho coraggio e spiccioli insufficienti nelle tasche. Michele mi dice: ‘Questa è la gente che viene al bar’.

Alle dieci di sera, del giorno dopo, il cielo ha ancora chiarori, sempre meno, sempre meno, nessuno è nell’estate del paese. Immagino la folla del sud che va in su e in giù, fiera della notte. Il mio passeggìo si iscrisse nel silenzio. Ed io ero sceso nuovamente al paese perché stanco di leggere in camera mia un saggio di Julián Marías che non finisce mai. Vado a vedere chi diavolo è Julían Marías, lo scopro e spero che voi facciate lo stesso.

Qui i bambini sono creaturine ordinate. Non fanno voci, né calci, stanno lì. Statue di nanetti nel giardino. Ma i nanetti sono già emigrati altrove. Altri migranti li hanno sostituiti, per fortuna c’è il ragazzo che parla wolof con un cellulare, parla con le Afriche. Parla con voce da baritono che attraversa la piazza. L’attraverso anche io e mi sistemo schiena al lampione vicino. E ascolto.

Rimango con il dubbio mentre stringo le chiavi della macchina fra le dita di avervi raccontato una balla. Tutto questo non è mai accaduto.

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