Il gioco del mondo/Scorte di sassolini

Dopo molti giorni. Con ritardo. Dovrò farci l’abitudine. Avrei dovuto scrivere: dovrete abituarvi. Ma, in fondo, se azzardare oltre il primo rigo, già sapete.

Rileggo solo ora, sono andato in cerca di loro una notte. Mi piacevano per il modo in cui si stavano uccidendo minuziosamente senza che a loro importasse. Li avevo conosciuti su un’isola: erano felici, però, per ragioni irrilevanti, si ammazzavano l’un con l’altro. E scorreva vino. Ed erano felici. Per trenta e poco più giorni fui felice anch’io. Era ebbrezza, facile a confondere.

 

Questa notte, un solletico sulla pelle, una lucertola si imprigiona per avidità, non sa più come uscire da una gabbia di vetro. E’ bellissima. Come la falena che apre le ali e poi giace immobile a terra. La lepre non sa di essere osservata, alza le orecchie e si ferma in mezzo al prato. Non esistono idee generali. Ha drizzato le orecchie e diventa immobile. Sa qualcosa dei colori. O forse si incanta perché Dizzy Gillespie è senza rete, sul trapezio più alto. Anche il capriolo si gira, non scompare nel bosco e si volta. Un incanto. Ha un solo corno e occhi scuri. Sopra di lui le montagne. Dove, per pavidità, non sono mai salito, quante occasioni smarrite e questo computer che impiegherà ancora due ore per terminare un gioco di foto mai scattate.

 

Questa notte ha il gusto del jazz. Bisogna sapere. O fare sfoggio di sapere. But you gotta die soma day, questo faccio finta di non averlo sentito, non questa notte. Che il coro degli animali si distende, non fugge, passa veloce, ma non scappa, gira intorno. Anche la volpe che ogni sera attraversa la strada, questa volta aspetta, si accuccia, muove la coda. Senza aspettarsi nessuna ricompensa. Una paura deliziosa.

Rientro in casa, di notte rimanda il calore del giorno. Chiudo la porta, ci sono spiragli, spifferi, la musica scivola, diventa serpente, segue la lucertola, si contorce e passa attraverso il pertugio. il jazz è come un uccello che migra e emigra o immigra e trasmigra. Bella la sua libertà. Non è quella degli uomini. La luna accende un pallore sugli alberi. Che si prendono per i rami. Alzano gli occhi verso il riflesso delle montagne. Ecco, Satchmo. Ha il dono dell’ubiquità. Vuole scambiare sassolini. Conosce la mia collezione.

Riapro la porta.

 

Ho cercato di recuperare sono andato da 13 a 18. Scritti, per scelta, in numero.

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