Giri del Sud/I sentieri fragili di Chiatona

Clessidra/Chiatona, prima dell’alba

 

Al buio, ti affidi al navigatore, via Amerigo Vespucci, bagno Ricaldo Beach. Via stretta, strettissima. Ha senso dire: numero 55?

Non occupare lo spazio del parcheggio, ci avvertono. Completamente vuoto.

Chiatona, l’antica Marina di Taranto, una stazione, la nipote del capostazione, l’accoglienza della gente del teatro.

L’uomo solitario dei rifiuti
Attesa mentre il cielo schiarisce

 

I’m not your beach, la mattina del mare deve ancora cominciare, devono arrivare gli autobus da Taranto. Sottopassi, ferrovia, discariche, caffè nei bicchierini di plastica, muoversi con qualche cautela.

Il mio corpo diventa politico. Appuntamento sconosciuto in un centro per migranti. Tre ragazzi di Srilanka se ne vanno verso il giorno della fatica.

Un amore si spezza, il ragazzo rimane con la faccia della ferita e della rabbia, un amore nasce e si accende nell’acqua bassa del mare.

La forma del tavolo
I villeggianti del secondo piano sul confine

 

Parlano del caldo, nell’attesa. Un tavolo a semicerchio.

Ti chiedi se l’uomo dei rifiuti che muove da solo decine di secchi di spazzatura fa parte dell’azione del teatro.

Luigi, se ho ben capito il nome, costruì la prima casa. Veniva dal nord della Puglia. Costruttore. Muratore degli anni ’50. Si guardò attorno e, come in C’era una volta il West, disse: da qui passerà il treno. Che già passava. Comprò la pineta. Tirò su la sua casa. E la figlia ricorda che tremava di paura ‘per gli animali’, per la solitudine. Divise in lotti, vendette terreno e progetti, vennero i geometri, la gente della fabbrica, Luigi, se così si chiama, disboscò. La figlia mostra la piazza dove ora c’è il chiosco e mille condomini attorno. Sono ancora qui, a Chiatona. E, all’alba, al teatro che parla anche di loro.

La gente della duna
La gente della duna
Graffi sulla pelle
Censimento
Tartaruga
Improvviso
Un aiuto
Gli ombrelloni, anche loro in attesa. Taranto

Si oltrepassa il confine. Attenzione ai rottami. La duna, la scoperta della duna. Con la musica, i selfie, i roghi, le puttane, il groviglio delle periferie. Nelle dune. Nella duna. Si attraversa. Il regista rammenda, unisce, scopre, collega. Sta navigando verso la sua isola. Mentre Pier Paolo arriva ancora una volta a Taranto e, come chiunque abbia occhi, ne rimane ammaliato. ‘Città perfetta’, anche io ho pensato alla sua perfezione mentre assaggiavo una cozza cruda alla foce del Galèso e salivo le scale di casa di Calogero. ‘Un diamante’. Un ragazzo ha la maglietta di ammostro, e io so cosa vuol significare.

Gli attori hanno graffi sulle gambe, il gioco del corpo.

Selfie e fuga
Sole, concerto
Oltre la periferia
Un’altra attesa

Al mare di Chiatona si cammina, verso Oriente, verso Occidente, senza saperlo, avanti e indietro, per tutto il giorno, con l’acqua all’altezza dei fianchi, chiacchierano, le mani dietro la schiena. Orizzonte di depositi di petrolio e ciminiere di acciaierie. Orizzonte del mare della Magna Grecia. E’ bellissimo. E due camerieri, con farfallino nero, emergono dalle acque. Mentre i bagnanti passeggiano e il volto dell’attore è una maschera di sabbia bagnata.

Senti il mare
Risvegli
Sole
Non pensateci, quasi libertà
Andiamo
Colazione marina
Colazione marina

Non ho tempo, devo andare. Già, come è profondo il mare. Io conosco la storia di questa canzone.

Ricordo i nomi del mare, il mare profondo, il mare dell’attraversamento, il ponte che unisce i porti (oggi? Ancora oggi?), il mare caro ai poeti e ai suicidi, il mare a cui chiediamo di raccontare le storie, le ali posticce di Icaro, il lavoro dei pescatori.

Un passo, ancora un passo
Cosa vedi?
Terra, immagino. E l’uomo alle spalle, nel sole

I brulichio dell’infinito. Oddio, all’altro capo dell’Italia.

Ce ne andiamo come siamo venuti. Con la musica dietro a noi, con la gente degli ombrelloni e delle sedie. Con l’acqua che non diventa profonda, con gli attori che si denudano e si scoprono, con i baci, con la pelle lontana, con una barca che regge bene il mare calmissimo e mezzo metro dalla riva, con il sole che illumina i volti nel sorriso.

Più saggezza?

Mi sento ridicolo in mutande, ma faccio finta che non mi importi.

Felicità
Dai, andiamo, di fronte al mare, la bellezza è un’idea semplice
Gli applausi, il mare, il sipario, il pubblico sorpreso

Il corpo. I corpi.

‘La bellezza nasce dalla scarto’, dove ho già sentito queste parole?

Te ne vai? Raspa l’uomo del parcheggio. E il posto è subito subappaltato. Ecco…

Ringraziare desidero, davvero, ringraziare desidero…

Finale senza finale

(Perché ho sempre letto Sentieri Fragili, quando sta scritto: Sentieri Possibili? Controllo, no, ci sono i sentieri fragili. Fragilità e possibilità. Ringraziare desidero: Il progetto Clessidra, il teatro delle Forche, Reset e mille altri. Erika che mi ha detto: vieni all’alba.

Questa volta non sono riuscito a fare le dieci bracciate, un dolore alla gamba).

 

print

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.