Giri di Sud/Accettura, il tempo della Festa

Una vecchia foto

Una mostra permanente e provvisoria.

Le foto appese alle bancarelle del back-stage della Festa.

La centa e la foto

Da un po’ di tempo, senza consapevolezza, ci provo a lasciare delle foto nei luoghi dove sono state scattate: nei boschi di Montepiano e ai confini del deserto di sale in Dancalia. Una notte mi piacerebbe mettere fotine su barchette di carta e lasciarle andare nel mare Ionio. Qualcuno, mi sa tanto, lo ha già fatto.

Il fotografo e le foto

 

Ecco, Accettura, dodici foto che raccontano la Festa. Il tempo della Festa. Grazie ad Alfonso, a Giovanni, a Pinuccio. ‘Ringraziare desidero’ i paesani di Accettura, la gente del Maggio, gli ualani dei buoi, i ragazzi della Cima. Senza di loro, tutto questo non sarebbe possibile.

‘Ringraziare desidero’ Angelo, lo stampatore lucano, che vive a Firenze e sa mettere le mani nei miei neri troppo neri.

Davanti alla macelleria, a notte
L’assaggio della pastorale

‘Ringraziare desidero’ una ragazza di Torino e un ragazzo di Ascoli che hanno comprato il libro e hanno ascoltato il racconto di una Festa che non può essere raccontata. Ci vorrebbe Elena, antropologa di Trieste che sa narrare le Feste. E che sa di Accettura.

Alla mostra si viene a cavallo
O con i buoi

 

Scopro che le foto che mi piacciono, fra le troppe scattate, sono sempre ‘le prime’, quelle della prima volta, quelle di dieci anni fa. Credo che funzioni così: la macchina fotografica si sorprende, è un apparecchio-cronista, viene guidata dallo stupore, dalla sorpresa, da un’improvvisa curiosità. Le foto si scattano da sole. Senza sapere. Quando pretendo di avere in mano la macchina e di ‘pensarci su’, la magia scompare, si dissolve. Tutto è durato un minuto, un istante, ha voluto donarmi un frammento che non è ricordo. E’ un dire: è stato. Quando sono lì e dico: bene, adesso avviene, sono pronto, non funziona più e la foto si smarrisce. E’ uno scatto da baro e il Maestro volta le spalle.

La costruzione delle cente
Il gioco dell’innalzamento degli alberi

Franchino mi spiega di fisica e geometria. Niente è casuale nel gioco e nella fatica e ne sapere di un albero che viene alzato nell’anfiteatro di San Vito. Ci sono proporzioni, misure, frazioni e percentuali. La corda deve essere il più vicino possibile alla croccia, il gancio non deve sfuggire all’incastro.

Perdonate, ma il cavallo in divieto di sosta…

La Festa sono le cente delle donne, i buoi degli ualani, il sacro di san Giuliano, il caratteraccio degli uomini, la frenesia di ragazzi, il coraggio di Antonio e di chi sale sull’albero, è don Pinuccio che sorride come un bambino mentre Zi’ Rocchino ammonisce i cimaioli, è Zi’ Vincenzo che, con il suo velluto addosso, aiuta a togliere le pietre.

Ieri sera ho mangiato il miglior provolone, la salsiccia più saporita, il vino più brusco, la pecora più morbida.

Nelle foto si cerca di riconoscere l’amico, il parente

E quando è stata scattata questa foto?
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