Giri di Sud/Matera è sul mare

Matera, San Pietro Caveoso

I ragazzi sono una meraviglia.

Non ho mai saputo scattare foto ‘corali’, ma questa è un’orchestra. Perché non mi viene? Mi attirano gli occhi, le mani, le gambe, i fianchi dei ragazzi. Mi innamoro della loro felicità. E, parlandone, non mi viene in mentre altro che dire: ‘Come sono belli’.

Vorrei che qualcuno mettesse il nome di questi ragazzi sotto le foto.

Annarita

 

Ottantadue ragazzi, con acne e selfies. Una musica europea. Proprio mentre si sta costruendo una muraglia a sud del nostro paese. Loro sono un fragile, ma grande antidoto, un controcorrente. Spero che se ne accorgano in molti in questa piazza. Mi distraggo. Non faccio più il cronista, non ho doveri da assolvere: i ragazzi vengono da tredici paesi, immagino le notti di questo loro girare dalle Dolomiti a Grottaglie, da Camerino a Matera, da Trieste alle piane di Caserta. Loro non hanno tempo per il sonno.

 

La mia generazione ha danzato al crollo dei muri. Non avremmo mai immaginato di poterlo vedere. Fu uno sbalzo di cuore. Adesso i ragazzi, maledizione, assistono alla costruzione di altri muri. Come vorrei vederli crollare un’altra volta. Regalatemi questo tempo, io porto il piccone.

Cosa diceva Ryszard, vecchio amico di Paolo, che ora sale sul podio del direttore d’orchestra come ‘prima voce’ e come un musicista guarda Igor e cerca di seguirne i cenni. Ma cosa diceva Ryszard? Si possono costruire muri, torrioni difensivi, scatenare guerre. E’ la soluzione più semplice, è stato sempre fatto. Ma l’uomo è stato capace anche di tracciare strade che sono servite a scambiarsi saperi, idee, culture, amori. E’ stato capace di disegnare piazze che sono diventate agorà.

Igor
Paolo

Seguo i ragazzi in jeans, calzoncini corti, magliette e gonne leggere. Indossano violini e violoncelli. Tromboni e clarini. Tamburi e arpe. Igor, il direttore, li guida in italiano, in inglese, in serbo-croato, in ungherese. Paolo e Igor vengono da Trieste e vivere sulla frontiera può davvero essere un privilegio. La frontiera è un sismografo. Una terra di mezzo. Igor parla un gramelot di confine: ‘You have to play meno’.

‘Marco, tirami fuori i fiati’.

Cristina

Ogni anno l’orchestra, l’European Spirit of Youth Orchestra, si riunisce. Giorni di prove colmi e pieni. Eccitati e serissimi. I talenti dei Conservatori. Poi si dissolve. Paolo dice qualcosa che mi attraversa. E’ un mio sentire da età, immagino: ‘Li guardo assieme, li ho visti la prima volta e già avvertivo la malinconia del momento nel quale ci separaremo’. No para siempre en la tierra, com’era scritto su quel muro del Messico. L’orchestra si dissolverà. E Paolo già presagiva il magone. Usa proprio questa parola.

Chi è quell’uomo che corre sul confine delle nuvole?

Le campane si azzittiscono, non rintoccano le ore, credo che ci sarebbero state bene durante il concerto.

Penso che questo luogo, san Pietro Caveoso, affaccio da estasi fra gravina e Matera, è troppo bello. Mi piacerebbe ascoltare l’orchestra al mare di Chiatona, come pochi giorni fa. Fra le case di Serra Venerdì a Matera, meglio di Piccianello, oppure a Reggio Calabria con lo sferragliare dei treni, a Messina sotto i viadotti, nei quartieri irraggiungibili e depredati di Roma, fra i capannoni del Veneto. Periferie europee. Scaccio la mia demagogia elementare.

Un concerto sul camminare, l’uomo ha piedi non ha radici. Metafora per metafora, preferisco immaginare l’uomo con le ali, con i piedi, con il ritrovarsi. Il camminare, per scelta, beninteso, dona energia. Un orgoglio benefico.

 

Europa è il muezzin di Mazara del Vallo. Come è difficile, vero, Paolo? E come è bello quel canto. Che si confonde con le campane della chiesa. E davanti il Mediterraneo, duecento chilometri più in là è Tunisia. E, a Oriente, il Bosforo è continuazione del Canal Grande.

E i ragazzi ora si sono vestiti di nero, le ragazze hanno scarpe con i tacchi, sfiorano gli strumenti. Metamorfosi che non regge al sorriso da fanciulli. Non capisco di musica. Ma le mani, le mie mani, si muovono, non vanno a tempo, ma non sono capaci di stare ferme. Anche le mani di Paolo tamburellano sui pantaloni mentre il vento strattona le vele a Gibilterra.

Non c’è Europa senza orizzonte mediterraneo. Non c’è Europa senza Oriente

Le mollette, ecco le mollette sono importanti. Tecnologia per tecnologia: le mollette trattengono i fogli degli spartiti. E una leggera pressione dell’archetto mette a posto il foglio.

 

Se fossi stato un po’ più giovane (forse) avrei davvero messo il titolo: ‘Le mollette sono importanti’. Ma non ne ho l’inutile coraggio.

E’ tempo dell’Inno alla Gioia.

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4 pensieri riguardo “Giri di Sud/Matera è sul mare

  • 13 Agosto 2017 in 13:28
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    Bellissimo articolo io sto seguendo mia figlia da questi articoli meravigliosi che colgono perfettamente il senso e la poesia di questo viaggio…l’Europa sono loro…la clarinettista che lei ha fotografato e mia figlia.(Annarita Barbieri)..il suo nuovo Bakun e arrivato in tempo per questa esperienza..e vedere tua figlia che piange e ti ringrazia dalla gioia e impagabile.questi ragazzi,la loro musica le parole e la loro umiltà.ci salveranno da tutto l’orrore del mondo..Silvia da Sassuolo

    • 13 Agosto 2017 in 18:03
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      Ecco, ora faccio i collegamenti, sono sempre in ritardo con il mondo del web. Grazie, Silvia. Si quei ragazzi sono davvero una meraviglia, ti confesso che a un certo punto provavo invidia per la loro felicità. Poi spero che sia diventato orgoglio, sono figli tuoi, nostri. E le foto seguono il caso, si scattano da sole, sono i volti, gli occhi, una ‘situazione’ che fa girare la macchina fotografica, io c’entro poco. Grazie ancora e applausi, nuovi applausi per Annarita e i suoi compagni.

  • 13 Agosto 2017 in 14:51
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    un semplice grazie, per una blog-poesia.
    igor

    • 13 Agosto 2017 in 18:04
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      Grazie, Igor. Un giorno spero di arrivare a Trieste e poterti stringere la mano.

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