On the road/Le Afriche di Lizzano

On the road nel sud-est italiano. Sette giorni di andare. La prima notte, oramai molti giorni fa. La prima sosta. A Lizzano. Un museo dell’uomo. Un museo africano nel Salento. Una sorpresa. Così, nel caldo dei ventagli, ci troviamo a parlare di Dancalia (ultima volta per me?) in Salento. Strane assonanze/dissonanze: raccontare di un’Africa che non può essere immaginata nel bianco di un paese del sud. La piana del sale e la calce delle case. Mentre mi perdo, voi, intanto, venite a visitare il museo di paleontologia e Africa di Lizzano. C’è Lucy che vi attende, lei è felice di essere qui.

Non ho rispettato la mia regola: scrivere subito, mai farlo dopo un giorno. E adesso è già andata via una settimana e più. Quindi: è incomprensibile.

Due panni a stendere, al confine dell’ombra

Cinquanta persone ad ascoltare storie di Dancalia in Salento. Posso essere sorpreso? I piccoli libri esauriti. Un’ora di parole nel caldo, ventagli. I jinn di Hamed Ela possono essere contenti. Se solo mi vedesse Hussein.

Fuori, nella piazza, la banda suona per un funerale. E si inchina a chi se ne va. I musicisti hanno atteso sulle panchine la fine della messa. Una fila di palme. Gli occhi bassi.

A Lizzano, i ragazzi scrivono sui muri, hanno scritto anni fa, la vernice è antica, nessuno ha cancellato, scrivere sui muri è storia di maschi, al paese si svela il proprio amore sul muro che non può sfuggire all’occhio della ragazza, parole segrete in pubblico. E’ passato molto tempo, come sarà andata a finire? La scritta rimane.

Come è andata a finire?

Il cinema Massimo. Un tempo hanno sperato di riaprirlo. Lo sperano ancor oggi.

Il castello sbarrato, troppe famiglie proprietarie. Le finestre si spezzano. Immenso. Un giorno si inventeranno cosa farne. Intanto, apritelo. Fateci passeggiare gente dentro.

I fichi alla conquista delle vecchie chiese rupestri.

Le notti dell’estate

 

Il silenzio di una mattina di domenica. Nessuno per strada. Agosto, la gente va al mare, al mattino presto, a prendere il posto per i figli. Prima fila di bagnasciuga. Per la felicità dei nipoti.

I ragazzi se ne vanno. ‘Se ne vanno i migliori’. Ma poi scopri che qua arrivano dal Trentino, dalla Valtellina, dalla Germania, si intrufola perfino Bruno Vespa (piccolo brivido, farà un buon vino, ne sono certo, ma come posso scrollarmi di dosso un prurito?). Insomma, qualcuno ci crede all’economia di questa terra. Scambio di popolazioni, incrocio di migrazioni. I paesi cambieranno.

Confesso: vorrei una collina. Mi sento senza punti di riferimento, non raggiungo mai un crinale. Una bellezza che non ha un confine. Devo abituarmi.

Back stage della pizza

Due ragazzini preparano le scatole per le pizze. Duecento, ogni sera d’estate.

Mi piacerebbe che qualcuno avesse le chiavi di tutti i luoghi chiusi per raccontare un viaggio nelle stanze vuote, per ricordare chi ha abitato qui, cosa vedeva quando apriva il portone o spalancava le finestre? Un viaggio per riaprire porte e finestre.

E poi: le cozze gratinate con il formaggio, mozzarella fritta, aggirare i crostacei, tagliata di tonno, frittura fantastica, crostino con moscardino, crocchette di patate, gambe di polipo. Attesa del sorbetto. Dovrei ricordarmi del vino. Era eccellente.

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2 pensieri riguardo “On the road/Le Afriche di Lizzano

  • 24 Marzo 2018 in 14:53
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    Grazie Andrea Semplice per la finestra aperta sulla nostra Lizzano…nastro del tempo fatto di ricordi, memorie… spazi di immagini e riflessioni… Grazie!

    Risposta
    • 24 Marzo 2018 in 15:22
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      Quanto tempo è passato dalla notte di Lizzano. Grazie, Maddalena

      Risposta

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