1977/Bologna oh cara

Quarant’anni fa, oggi, andavamo a Bologna. Quarant’anni fa…

In macchina, credo. Una fiat 127 verde e socialdemocratica. Per non dare nell’occhio.

Gli amici in Renault furono tutti fermati.

Io ero militare.

In convalescenza per una malattia della pelle,

Se mi avessero fermato, avrei avuto molti guai.

1977.

 

Disoccupate le strade dai sogni.

Ti viene mai la voglia, compagno?

Boccalone, storia vera piena di bugie.

Ma avremmo amato di più Tondelli e il Posto Ristoro di Reggio Emilia.

Chi altri avrebbe potuto scrivere: ‘Notte raminga e fuggitiva lanciata veloce lungo le strade d’Emilia a spolmonare quel che ho dentro…’.

Ma so che Pier Vittorio venne dopo, dopo, dopo. Gli altri libertini vennero dopo, e nel dopo divennero visibili. Per una notte. Poi morì. Pier Vittorio morì.

 

Lotta Continua si era dissolta, esisteva il giornale, come una voce senza il corpo

Chissà chi si inventò il titolo: ‘Bologna, oh cara…’. Senza puntini.

Parigi o cara (non ho cultura lirica: non so se ci fosse l’h o no).

So che alcune parole del cardinale Martini vennero titolate: ‘Gerusalemme, oh cara’.

E io scelsi: ‘Asmara, oh cara’, per un libro che non ritrovo. E un’amica, che sapeva di Verdi, si commosse

E’ bellissimo ‘Bologna, oh cara’.

 

Parigi, o cara, noi lasceremo,
la vita uniti trascorreremo.
……..
Sospiro e luce tu mi sarai,
tutto il futuro ne arriderà.

 

Ma chi ha detto che non c’è.

Sta nella curva dei tuoi fianchi, sta nel fondo dei tuoi occhi.

Sta nella fine del peccato, nel rifiuto del lavoro, nella fabbrica deserta

Sta nell’immaginazione

E c’era Guattari, oppure era Deleuze? Tutti e due? In piedi su una cattedra. Sartre era vecchio.

E c’era Michele Boato nel boato del palasport.

Lì dormivamo, credo. In piedi.

E Bifo che parlava, mi apparve magrissimo.

E i cazzotti e gli abbracci.

C’era voglia di fare festa. Fine dell’estate, fine di mesi di dolore e forza e paura e felicità.

Mesi terribili.

E io ero militare a Maddaloni, terra di Caserta. Nelle sedi del Pci c’era ancora Stalin.

Si erano dimenticati il suo ritratto su un muro.

 

Sapevamo che sarebbe stata l’ultima volta.

Il tempo scadeva.

Il gioco passava ad altri. E noi (noi chi?) non volevamo averci a che fare.

Non sarebbe stata la nostra storia. Qui finiva.

Ma volevamo la festa, la gioia, la danza. Un gran finale.

Volevamo palloncini rossi in libertà. ‘O bruciamo la città’. Palloncini a forma di cuore.

 

In coda a Tondelli, sulla pagina bianca, ho annotato: ‘…Nella mia terra sradicata’.

Altro non vi dico. Il sogno si è confuso, sovrapposto.

‘Ringraziare desidero’ quei giorni di Bologna. Oh cara!

 

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