Il gioco del mondo/Attraverso una piazza, per ricominciare

 

A memoria: ‘Se dovessi ricominciare questo viaggio, ricomincerei’. L’estate non mantiene mai le sue promesse. Dovevano essere 545 pagine, siamo a 130, poco più, e il remix sta lì, oggi fra pagina 84 e 94. E sono stanco. L’altro libro va di secca in secca, non prende il largo, non cerca un porto, ondeggia fra le onde. Forse l’autunno è più clemente e si impegna per quel che può fare. La sua luce commuove, non inganna, dice il vero. La Maga assicura: ‘non ho avuto nessun amante tranne te’. Ma questo è importante? Ho incontrato un soldato che piangeva in un parco. E come si fa a resistere? Ho visto quattro ragazzi neri chini sullo smartphone. E la gente delle panchine. Hanno sempre sguardi di attesa. Una donna che non nasconde la sua solitudine. L’uomo che ha smarrito l’indirizzo del suo l’albergo e uno spilungone non sa come passare il tempo. E non ha i soldi per un panino. I loro occhi, mi seguono e non mi vedono. O io non vedo loro? Passo, guardo avanti. I ragazzi ridisegnano un murale. Le lacrime rovinano il sapore del piatto di pasta che anime buone stanno offrendo in piazza. Mi fermai, affascinato: due ragazzi si baciavano a rovescio, lei rivolta in su e lui con i capelli che cadevano a frangia, si baciavano mordendosi un poco perché le loro bocche non si riconoscevano. Volevo non guardarli così a lungo, ma poi mi sono avvicinato e ho scattato una fotografia. Non si sono accorti di niente. C’erano uccellini che mangiano le briciole, alla fine si alzarono, sapevo dove sarebbero andati. A fare all’amore come due musicisti che si uniscono per eseguire delle sonate. Li lasciai andare: mi rifugiai in quel piccolo caffè triste, dove si sta così bene.

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