Luoghi di resistenza inconsapevole/Padova, il libraio di strada

Il libraio Franco e la sua libreria

Ho incontrato un libraio in strada.

Viene dalla periferia. Ogni sabato. Con una vecchia Lancia rattoppata.

Nel bagagliaio ci sono i libri.

Viene solo al sabato. Per due, tre ore.

Negli altri giorni, fa ‘le consegne’. A volte, anche due e tre per volta.

Tre anni fa, a quel che ho capito, morì suo padre.

Aveva molti libri.

Lui non legge.

Sua moglie sì, li legge e poi li rimette sugli scaffali.

Franco ha pensato che poteva essere un piccolo lavoro.

 

Arriva verso le dieci e si ferma fino alla fine della mattina.

Ai confini del centro.

I vigili di qui passano più raramente.

Ha i suoi clienti abituali. Qualche ‘signora’ della via.

C’è una stiratrice che gli regala qualche giallo.

Appoggia i libri sul davanzale di una vetrina.

La birreria è chiusa al sabato mattina.

Ha cassette di plastica e i cassetti di un armadio da cucina.

Si porta la sedia.

Gli scaffali della libreria

 

Quando passa qualcuno, dice:

‘Se vuole un libro, offerta libera. Due, tre euro’.

Sono buoni libri.

Nabokov, Pavese, James tradotto da Fausta Cialente, vecchia edizione Einaudi.

Compro Tobino e una guida a Città del Messico.

 

A volte vende anche delle piantine.

Credo al suo racconto?

Non ha importanza.

A volte se gli dai cinque o dieci euro, dice: ‘E’ troppo’.

 

Poi dice: ‘Così i libri hanno una seconda vita’.

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