Mario Dondero/Un raggio di sole a Fermo

Piantare un ulivo

C’è un raggio di sole. Che entra nella scena, scavalca i muri e gli orizzonti, acceca le ombre. Controluce che rende trasparente l’ anima delle pietre e degli uomini. Cosa avrebbe fatto Mario con la sua macchina fotografica? Avrebbe cantato. Si sarebbe chinato, perché le foto si scattano ad altezza delle margherite. E la luce sarebbe entrata nel confine della lente.

C’è un raggio di sole. C’è il marmo che diventa leggero, lavoro bello di uomini che sanno cosa è la pietra. C’è un albero, un olivo, olive ascolane, che viene piantato. Ci sono gli amici. Venuti da dietro casa. E venuti da lontano. Mario ha saputo unire mille diversità.

Il raggio di sole

C’è un raggio di sole che illumina di un bianco acceso i profili delle persone, scintilla sulle foglie dell’albero, c’è un ragazzo, lungo lungo, con un ciuffo di capelli ribelle sotto un berretto di lana e le cuffie calate sul collo. Ma è chiaro: ha in mano una Yashica rivestita di nuova pelle e vede cose che noi non vediamo mentre scatta. Ascolto il rumore dello scatto e la leva che ruota la pellicola. Senza Mario Dondero avrei smesso di fotografare da tempo, questo lo dico da tempo e sono certo che sia vero.

Il canto

C’è un raggio di sole che corre sul confine dei capelli degli uomini e delle donne. E c’è Laura, che sorprende. Mi sorprende. E canta in un silenzio quieto ed emozionato. Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo/non voglio pietra su questo mio corpo, perché pesante mi sembrerà/Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio;/voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio.

Il partigiano

 

C’è un raggio di sole che adesso illumina il volto di Maddalena ed Elisa. ‘Quando lasci luce, raccogli solo stelle’. Ci sono lacrime tenute a freno dietro il velo degli occhi. Ci sono le risate. L’allegria. I saluti, gli abbracci. Le fotografie. Le Hasselblad di Giacomo, le Fuji e le Nikon. La Yashica del ragazzo con le cuffie. Ci mettiamo in posa. Con Mario. A fianco della tomba di Mario. E’ grandioso: non si fotografano mai i funerali, quando, in realtà, è la sola volta nella quale tutta la tua vita si riunisce a attorno a te. Dovremo prendere l’abitudine di fare fotografie ai funerali, attorno alle tombe, di fare pic-nic e bere un bicchiere di vino assieme a chi se ne è andato. E in inverno nel lungo riposo, ancora vivo, alla pianta vicino,/come dormendo, starò fiducioso nel mio risveglio in un qualche mattino./E a primavera, fra mille richiami, ancora vivi saremo di nuovo/e innalzerò le mie dita di rami verso quel cielo così misterioso.

 C’è un raggio di sole che adesso sfiora la piccola bandiera dell’Anpi. Un partigiano ha voluto che fosse sulla tomba di Mario. E’ un fazzoletto da mettere al collo. Mario lo indossa, un po’ sghimbescio, se lo aggiusta.

C’è un raggio di sole che fa risplendere il sorriso cortese di Mario mentre arriva a casa con un mazzolino di fiori o quando sistema un fiore azzurro nel boccione della fleboclisi e lo dona all’amico venuto in ospedale.

C’è un raggio di sole che filtra un giornale, un articolo di giornale. Franco ha scritto proprio oggi di Mario. Che coincidenza-talismano, non sapeva dell’ulivo: ‘Un tesoro di nome Dondero, il partigiano dello scatto’. Scrive delle tracce lasciate da Mario, tracce che ci aiuteranno ‘nel cammino a venire’. Scrive che ‘l’uomo felice da solo, non esiste’. Che Mario era ‘un uomo di sinistra’. Che strano, il cuore palpita all’idea di sentirsi ‘di sinistra’.

Laura

E allora ricordo: ‘Deve sempre rimanere chiaro che per me fotografare non è mai stato l’interesse principale. A me le foto interessano come collante delle relazioni umane o come testimonianza delle situazioni. Non è che a me le persone interessino per fotografarle, mi interessano perché esistono’.

C’è un raggio di sole sulla tomba di Annie. Giovane e bellissima nella foto. Qualcuno ha lasciato un rametto di rosmarino e alcune foglie di alloro. Ecco, cosa devo ricordarmi di portare quando verrò qui.

 E in estate, se il vento raccoglie l’invito fatto da ogni gemma fiorita,/sventoleremo bandiere di foglie e canteremo canzoni di vita./E così, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l’albero e io,/sempre svettanti, in estate e in inverno, contro quel cielo che dicon di Dio.

 

 

 

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