Il gioco del mondo. 11/Non mantengo mai le promesse

 

E con il silenzio come me la cavo, dopo tanto silenzio. Le penne gialle del wi-fi sono sfuggite, è chiuso il bar, è chiuso il negozio e io mi sveglio che una luce naviga ancora sui confini fra i tetti e il cielo. Ne guardo l’intermittenza, mentre ti scrivo soltanto sullo specchio. Ricomincio questo andare per le caselle del gioco del mondo, come se forzassi un cavallo che niente ne vuole più sapere della salita. La camera è piena di barbabietole eppure avevo fatto promesse di avere cura. Ricordo quando mi avvertì: un letto disfatto è segno che non hai cura. Lo sapevo, ma proprio non ce la faccio esiste una cosa che si chiama tempo e io non riesco ad averne ragione. Lui è sempre più forte. Ho vissuto a lungo in camere buie dove c’è odore di grasso, dove la gente fa continuamente l’amore e poi frigge l’uova e mette dei dischi di Vivaldi, ne ho un buon ricordo, ma ho imparato, a mie spese, che le parole non consolano, figurati i ricordi. Piove moltissimo qui e i letti sanno di notte. Rimango fuori, sono sempre incerto di fronte ai caffè, alla fine ne scelgo uno centrale, qui mi vedranno tutti e mi è sembrato il luogo migliore per essere invisibile. Sarà chiuso il bar di pietra dove le due sorelle crescono e lasciano andare i miei anni? Ogni giorno mi sforzo: Rimbaud, Valentino Zeichen, dico che voglio cercare le poesie di Pier Luigi Cappello. Non ho più nemmeno una libreria dove ordinarle (non è vero, una c’è, controllo gli estratti conto, spendo molto in libri che non leggo e dissemino dimenticando il raccolto). I libri rimangono lì. Ad aspettarmi, un altro libro si disperde, non mi lasciano solo, ma non riescono più a farmi compagnia. Aspetta la grande crisi karamazofica, l’attacco celinesco, questo sì, ci vorrebbe, sarebbe il momento, la fuga, una delle possibili soluzioni, ma non ricordo nemmeno una pagina e il viaggio al termine della notte non è ancora cominciato. Ma tu allora, davvero, vorrei fumare una gauloise, perché mi fermai a quella prima sigaretta? Perché non ho continuato? So che misi le mani nel tuo sesso e trovai gradevole il vuoto umido sotto le dita. Mi sorprese, era la prima volta. Ne sapevo così ben poco. Non si poteva andare avanti con te a fianco, presi la motocicletta e me ne andai, allora ero giovane, si poteva andare. Lascio a metà le parole, così:

Cosa ho da vanarmi tan/nulla da parte. Dovrei leggere come un canguro capace di saltare fra le righe, ma lui aveva ormai poco tempo dinanzi, lo sapeva, non voleva saperlo e tu non credevi che esistessero fuori delle poesie e che….

Insiste, ci ha preso gusto, il gioco si è fatto duro due punti che/zio da uno scoraggiamento nervoso. Non provateci. Alzo la testa, l’aria fredda tiene lontano i passanti, gli uomini dai vestiti scuri parlano a coppie, sono tarchiati, robusti, hanno la barba e le mani in tasca, parlano da padrini. Due caffè, lo capisco. Siamo in attesa, stanno danzando/per nessuno, neppure per loro stessi. Ho comprato una bottiglia di amaro per lei, l’ho raggiunta alla Garbatella e sono tornato indietro, l’ho vista mentre ubriaca ondeggiava fra i cappotti e le sciarpe. Un uomo grida il mio nome, non alzo la testa, la donna spazza le foglie e mi gira la schiena, H. sarà tornata molto tardi ieri notte, però ha avuto il piacere infinito di trovare un letto ben rifatto. A lei piaceva addormentarsi con le dita smarrite in quell’incerto territorio tiepido. So che ha rifiutato molto uomini, nessuno aveva un sorriso che lei ritenesse capace di meritare un bacio. Io me ne sono andato, ancora una volta in fondo troppa pietà io che mi credevo spietato. Nella notte si fanno sempre i soliti incontri, fai un gesto verso il gatto, ma il gatto non rispose, J. si è portato via la carrozzella piena di barattoli di sardine. Ho dimenticato le chiavi e ho dovuto aggirare l’ostacolo, lei si è sforzata senza arrabbiarsi nell’ingrato compito di alzarsi. Sono entrato, un ultimo sguardo al salice che faceva sorgere i suoi ragni sottili dalla bruma.

(letto alla autogrill di Cantagallo, scritto in piazza del Sedile, a Matera)

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